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Italia, ciao ciao Mondiali: gli azzurri di Mancini si sono fermati agli Europei

Macedonia indigesta, ma non è un caso: Nazionale senza fuoriclasse e i club fuori dalla Champions erano già un segnale

Mi scrive un amico-collega: “Non riusciamo a fare un tiro in porta con la Macedonia. A casa…”. Era la fine del primo tempo e cresceva la delusione, sembrava già di leggere il finale che, nella migliore delle ipotesi, avrebbe portato l’Italia a supplementari e rigori. Con l’incubo dei tiri dal dischetto che erano stati fatali in passato.

Il gol tagliagambe al 92′ ha chiuso ogni discorso. Una mazzata. Ma nemmeno una sorpresa così ‘scandalosa’, per quel che s’è visto in questo spareggio: se l’Italia non va in Qatar e non partecipa per la seconda volta consecutiva ai Mondiali, non è un caso.

Mancini, deluso, non si spiega questo risultato: “Abbiamo tirato in porta 40 volte contro 1 o 2 della Macedonia del Nord”.

Ma il portiere della Macedonia, quante parate ha fatto? Nemmeno Donnarumma, direte voi, nemmeno al 92′ su quel tiro, che forse ha battezzato fuori, oppure anche lui credeva che ormai si andasse ai supplementari.

D’altra parte quando il ct dice: “Non dovevamo nemmeno essere qui”, fa capire che l’impegno-spareggio era visto come un fastidio, tanto quanto (parole del presidente federale Gravina anche ieri sera) i Club di Serie A ritengono un fastidio la Nazionale. Che poi è un vecchio ritornello, si lamentava Sacchi, poi Lippi, poi Conte, perché i Club di Serie A non davano abbastanza tempo alla Nazionale per preparare i suoi impegni e pensavano solo a sè stessi. Avrebbero dovuto allora fermare il campionato una settimana fa? Ma non risulta che la Macedonia del Nord fosse in ritiro da un mese…

La verità è che l’ostacolo Macedonia era visto come un impiccio e la testa di tanti era già al Portogallo. Qualche critico accusa, ora, gli azzurri di mancanza di personalità e determinazione: visto che sono più o meno gli stessi che hanno vinto l’Europeo, allora vuol dire che hanno sottovalutato l’avversario, tirando un po’ indietro la gamba.

Altrimenti la causa di questa disfatta è semplice. Cioè la mancanza di qualità. Perché non basta il ranking Uefa, Italia numero 3 e Macedonia del Nord numero 48, per darti il passaporto per i Mondiali, come non è bastato all’Austria numero 8 eliminata dal Galles numero 50. Ogni partita è un esame e ogni volta devi dimostrare e meritarti di andare avanti.

La realtà è, purtroppo, che l’Italia di Mancini si è fermata alle notti magiche degli Europei. A quell’alchimia incredibile trovata nella fase decisiva, dove gli azzurri sono stati squadra e hanno dato tutti oltre il cento per cento, con una forma straordinaria nel mese dall’11 giugno all’11 luglio, che ha consentito alla Nazionale di superare ogni ostacolo.

Poi, se andiamo a vedere le firme di quella fase decisiva, notiamo due volte Chiesa (assente ora a Palermo), una Pessina ma in gol anche nella fase a gironi contro il Galles e ora non al meglio, in panchina a Palermo. Poi Barella, ora abbastanza spremuto, Insigne che in Nazionale incide quanto Immobile, altro fenomeno in Serie A e spesso impalpabile in azzurro.

In semifinale avevano segnato ancora Chiesa e poi in finale Bonucci, altro assente. E nelle due partite conclusive la bravura dell’Italia era stata soprattutto quella di tenere testa a Spagna e Inghilterra fino alla fine, per poi prevalere ai calci di rigore.

Ecco, sarà banale a volte sentir parlare i giocatori di ‘voglia di vincere’, ma da allora l’Italia si è un po’ seduta. Con la Svizzera sicuramente, giocandosi la qualificazione diretta ai Mondiali. Una Nazionale che dopo la cavalcata europea è stata molto meno squadra rispetto a quella che era riuscito a proporre Mancini, anche per lo scadimento di alcuni giocatori. Quando si parla di personalità, si costruisce giocando a livello internazionale in Champions League, però se le italiane tornano tutte a casa e se Verratti (considerato tra i migliori azzurri), va fuori assieme a Donnarumma e al suo Psg, allora qualche motivo c’è.

Così come non è normale che l’Italia debba essere sempre aggrappata a Chiellini e Bonucci, ma fa anche un po’ sorridere quando si reclama l’ingresso in campo di Joao Pedro (e alle convocazioni Balotelli) o si lamenta il mancato impiego di Scamacca.

Signori, l’Italia del calcio è questa, c’è poco da meravigliarsi. Agli Europei ha vinto la forza del gruppo, però nelle partite da dentro o fuori servono i fuoriclasse. E l’Italia non ne ha. Vedremo se Mancini (“è la più grande delusione della mia vita”) passerà la mano, come sarebbe inevitabile a questo punto: per ora Gravina l’ha confermato. Già, bisogna giocare martedì 29 l’inutile partita con la Turchia…