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Perché qualcuno si ri-ammala di Covid? Risponde Roberta Villa - BergamoNews
Domande e risposte

Perché qualcuno si ri-ammala di Covid? Risponde Roberta Villa

La giornalista e divulgatrice scientifica bergamasca Roberta Villa, laureata in medicina e chirurgia, spiega: "Omicron, in parte, sfugge alla protezione degli anticorpi"

Sono in aumento i casi di re-infezione da Covid-19. Nelle ultime settimane un numero crescente di persone ha contratto il virus e molte ne hanno manifestato i sintomi nonostante abbiano ricevuto la terza dose di vaccino o siano guarite dopo averlo avuto in precedenza.

Sappiamo che la vaccinazione anti-Covid permette di evitare di sviluppare la malattia in forma grave, riducendo le ospedalizzazioni e i decessi, ma non mette completamente al riparo dal rischio di infettarsi e di contagiare gli altri. In base ai dati raccolti grazie alla collaborazione fra l’Istituto Mario Negri e l’Asst Bergamo Est, al momento nella provincia di Bergamo il 58% dei casi è determinato dalla sottovariante di Omicron BA.2, conosciuta anche come Omicron 2.

Abbiamo intervistato la giornalista e divulgatrice scientifica bergamasca Roberta Villa, laureata in medicina e chirurgia, per saperne di più.

Come mai molte persone, anche se vaccinate con tre dosi o guarite, contraggono il virus e si ammalano nuovamente?

Una delle caratteristiche principali della variante Omicron è quella di riuscire a evadere, almeno parzialmente, la protezione data dagli anticorpi indotti dalla malattia o dalla vaccinazione. In parte riescono a frenarla, ma in parte sfugge alla loro azione e riesce a re-infettare le persone. Per quanto riguarda il rischio di contrarre la malattia in forma severa, comunque, rimane la differenza fra chi si è vaccinato e chi non ha effettuato la vaccinazione. Va considerato, inoltre, un altro aspetto.

Ci spieghi

Dopo 3-4 mesi dalla somministrazione del richiamo del vaccino anti-Covid, la protezione che è in grado di offrire diventa più scarsa. Con il passare del tempo, man mano si riduce e così le persone possono contrarre nuovamente il virus. Sicuramente, poi, anche la genetica ha un ruolo: ci sono geni protettivi e geni che aggravano la malattia, ma non siamo ancora riusciti a individuare chi è maggiormente a rischio di infettarsi e di sviluppare la malattia in forma più severa.

Ma chi è guarito da Omicron 1 può contrarre ugualmente Omicron 2?

Secondo gli studi eseguiti in vitro sembrerebbe che gli individui guariti dalla variante BA.1, cioè da Omicron 1, siano protetti anche nei confronti della BA.2 (Omicron 2), ma i dati che si stanno raccogliendo sul campo mostrano che c’è chi le ha avute entrambe. Alcune persone, per esempio, hanno contratto il virus a gennaio e si sono re-infettati ora: non pare così automatico che chi è guarito da BA.1 non rischi di contrarre BA.2. E c’è un’altra caratteristica da tenere presente.

Quale?

Omicron, sia BA.1 sia BA.2, è più contagiosa rispetto alle altre varianti emerse in precedenza. Per una semplice logica matematica, il fatto che si abbia un numero maggiore di casi, in termini assoluti, porta con sè il rischio che si abbiano anche più persone che si ammalano gravemente. Non va sottovalutata, quindi, la possibilità che Omicron possa crearci problemi nelle prossime settimane. Senza il vaccino ci troveremmo in una situazione disastrosa come quella di Hong Kong: avere il 90% della popolazione vaccinata fa la differenza, così come aver vaccinato gli anziani e gli individui più fragili.

Omicron 2 è più pericolosa di Omicron 1?

Dal punto di vista numerico, finora si evince che la sottovariante di Omicron BA.2 sta determinando il 44% dei casi in Italia, mentre in Lombardia è già oltre al 60%. Analizzando i dati disponibili, non sembra causare forme più gravi rispetto a Omicron 1: dovrebbe essere più contagiosa ma non più aggressiva. Va precisato che BA.2 non deriva da BA.1: sono varianti sorelle che si sono originate da un ramo comune e diffuse in Italia una dopo l’altra. Prima è arrivata BA.1 e poi BA.2, che ha preso piede inizialmente in Danimarca per poi circolare in maniera più significativa nel Regno Unito e anche in Italia.

Com’è possibile proteggersi?

In tutta Europa si stanno togliendo le misure anti-contagio e questo ha avuto delle ripercussioni. In Danimarca, per esempio, sono state rimosse le restrizioni e si è verificato un record di ricoveri e decessi. Il mio consiglio è quello di proteggersi individualmente, continuando a indossare la mascherina Ffp2 negli ambienti chiusi e a rispettare il distanziamento.

Potrebbe essere utile ricorrere alla quarta dose di vaccino?

Su questo sono stati realizzati due studi in Israele. Uno è stato effettuato considerando gli operatori sanitari – cioè su un campione composto da adulti e giovani adulti – e ha dimostrato che la somministrazione della quarta dose di vaccino anti-Covid è in grado di riportare gli anticorpi a livelli elevati come quando è stata eseguita la terza, ma dopo pochissimo tempo la copertura cala e l’efficacia torna a diminuire. Il secondo, invece, ha esaminato i dati relativi a 1,1 milioni di persone over 60.

E cosa ha evidenziato?

La quarta dose di vaccino in questi soggetti sembra dimostrare una maggior protezione ma lo studio ha preso in considerazione un lasso di tempo molto ristretto, cioè solamente i 12 giorni successivi alla somministrazione. Non sappiamo se successivamente cali o si mantenga a questi livelli. Nel frattempo, nei giorni scorsi, Pfizer e Moderna hanno chiesto alla Food and Drug Administation (FDA) di autorizzarla, ma ancora non ci sono indicazioni in merito: bisogna vedere come si evolverà la situazione. Non sono stati segnalati problemi in chi l’ha ricevuta ma l’utilità sembra abbastanza limitata sulla popolazione generale, mentre si possono fare considerazioni differenti per le persone ad alto rischio.

Per concludere, bisognerà aggiornare i vaccini?

Diverse società farmaceutiche stanno studiando vaccini contenenti anche Omicron ma il rischio è che quando arriveranno si siano già diffuse nuove varianti. La soluzione migliore sarebbe puntare su un vaccino a largo spettro che riesca a proteggere da differenti varianti. Ci stanno lavorando tanti ricercatori e laboratori: gli sviluppi della pandemia saranno fondamentali e bisognerà vedere come si evolverà la situazione per capire come poterla affrontare nel modo migliore.

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