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Cara Cisl ripensaci: per fermare l’aggressione di Putin all’Ucraina, bisogna far tacere le armi - BergamoNews
L'appello

Cara Cisl ripensaci: per fermare l’aggressione di Putin all’Ucraina, bisogna far tacere le armi

La lettera appello inviata il 16 marzo scorso da un gruppo di 53 iscritti Cisl di diverse parti d'Italia al Segretario Generale Luigi Sbarra

Pubblichiamo la lettera appello inviata il 16 marzo scorso da un gruppo di 53 iscritti Cisl di diverse parti d’Italia che hanno voluto chiedere al Segretario Generale Luigi Sbarra, ed a tutti i membri della Segreteria Generale e dell’Esecutivo Nazionale, di ripensare la posizione sulla costruzione della pace mediante la non violenza attiva e non con l’invio di armi in Ucraina, perché per fermare l’aggressione di Putin è necessario far tacere la voce delle armi.

Il 16 marzo 2022 un gruppo di iscritti della Cisl ha inviato un appello al Segretario Generale Luigi Sbarra e a tutti i membri della Segreteria Generale e dell’esecutivo nazionale chiedendo alla Cisl di ripensare alla propria posizione perché per fermare l’aggressione di Putin all’Ucraina è necessario far tacere la voce delle armi. I firmatari dell’appello #CISLripensaci hanno manifestato il loro disappunto per le motivazioni espresse dal Segretario Generale per giustificare la mancata partecipazione della Cisl alla Manifestazione nazionale dello scorso 5 marzo contro la guerra in Ucraina e non si riconoscono nella decisione del loro sindacato di sostenere la scelta del Governo italiano di inviare armi italiane in Ucraina e nella definizione data dal Segretario Generale della “neutralità attiva”, descritta nella sua lettera ai quotidiani nazionali come una parola d’ordine ambigua che “rischia di mettere sullo stesso piano vittime e carnefici”.

Nell’appello #CISLripensaci ribadiscono che la definizione di “neutralità attiva” si fonda su quel continuo e tenace lavoro di “concertazione”, di negoziato politico, per costruire la pace fra parti opposte, che non vuol dire essere equidistanti, ma prendere parte, essere partigiani di una soluzione pacifica e dialogica – principio sul quale è fondato lo spirito della CISL sin dalla sua fondazione, ma anche la Costituzione della Repubblica Italiana, con l’articolo 11, e la Legge 185/90 – già gravemente pregiudicati in Parlamento dalle decisioni prese dai diversi governi di inviare armi a paesi in conflitto, non solo all’Ucraina, ma anche all’Arabia Saudita per la guerra nello Yemen e, in passato, alla stessa Russia.

Nel ribadire che rinunciare al ruolo negoziale, di dialogo, accodandosi nella scorciatoia delle armi, distrugge la possibilità di costruire quelle relazioni generative del bene, i firmatari di #CISLripensaci hanno ripreso nel loro appello il pensiero espresso dall’ex Segretario Generale CISL, Savino Pezzotta, sulla decisione assunta dalla CISL di rompere l’unità sindacale alla manifestazione 5 marzo. Infatti “Bisognava avere l’intelligenza politica – scrive Savino Pezzotta – di non abbandonare l’obiettivo generale NO ALLA GUERRA partecipando, e magari distinguendosi da un documento che non si condivideva. (…).

Essere impegnati per la pace oggi non è un optional ma una esigenza profonda dell’umanità e l’espressione della solidarietà umana (valore profondo del sindacalismo) che Papa Francesco declina come esigenza di Fraternità”. In un passaggio, citato dagli appellanti, l’ex Segretario sottolinea che oggi “Non è più importante sconfiggere il nemico, ma distruggerlo. È questo mutamento che inquieta anche nella guerra Ucraina.
Il mondo sta precipitando verso gli estremi e questo ci obbliga a elaborare e praticare un’altra razionalità rispetto a quella in vigore che facendo perno sul concetto di emergenza giustifica troppe cose che con l’emergenzialità non c’entrano. NOI dobbiamo affermare che siamo in guerra e che l’uso delle sanzioni è lo strumento della guerra moderna e che finisce per colpire la popolazione civile. Bisogna alzare la protesta nelle piazze e ampliare anche attraverso gesti eclatanti l’azione diplomatica, per impedire lo scivolamento verso l’estremo di questa guerra, che i bombardamenti degli ospedali, l’uccisione dei bambini e degli anziani dimostrano. (…) i leader europei di tutte le nazioni dovrebbero recarsi a Kiev cercando con la loro presenza di bloccare i bombardamenti e aprire nuove vie diplomatiche. Il sindacato europeo deve farsi promotore di iniziative forti di mobilitazione, magari collegandosi al sindacato russo e ucraino e a tutti quelli dei paesi dell’est”.

La richiesta di un ripensamento portata avanti nell’appello #CISLripensaci si fonda sulla ricerca dialogante di un possibile cambio di passo in grado di portare il sindacato ad essere uno dei promotori del percorso #Italiaripensaci per l’adesione al Trattato per la messa al bando delle armi nucleari, nella consapevolezza che mostrare i muscoli, anche nucleari, chiude qualsiasi possibilità alla costruzione di un percorso di pace, lasciando che si arricchiscano le industrie di armi e muoia l’economia civile e il buon lavoro, quello che crea la vera ricchezza per tutti e non dolore e morte.

Appello – Fermare l’aggressione di Putin all’Ucraina, fare tacere la voce delle armi

È con grande amarezza che abbiamo appreso della lettera del Segretario Generale Cisl con la quale la nostra Organizzazione sindacale si è sfilata dalla promozione della Manifestazione nazionale dello scorso 5 marzo contro la guerra in Ucraina. Perché, recita la nota di Luigi Sbarra, “Al punto in cui siamo la testimonianza da sola non può bastare.
Tanto più se tale testimonianza rischia di essere inquinata da pesanti pregiudizi che sottintendono una sostanziale equidistanza tra le parti in guerra. La CISL non può riconoscersi in una parola d’ordine come ‘neutralità attiva’, che in tutta la sua ambiguità rischia di mettere sullo stesso piano vittime e carnefici”.

Non è così! Forse non si ha chiaro il concetto di “neutralità attiva”. La “neutralità attiva” si basa proprio su quel tenace e continuo lavoro di “concertazione”, di negoziato politico, per costruire la pace fra parti opposte – principio sul quale è fondato lo spirito della CISL, la quale, non riconoscendolo, viene meno non solo ad un essenziale principio fondativo di se stessa, ma anche all’articolo 11 della Costituzione della Repubblica Italiana e alla Legge 185/90- già gravemente pregiudicati in Parlamento dalla decisione del governo di inviare armi a paesi in conflitto. Per noi, cislini, è davvero un duro colpo da digerire.

Un sindacato che rinunci al proprio ruolo negoziale, propulsivo, di dialogo, accodandosi nella scorciatoia delle armi ci pare francamente poco… profetico; magari una parola anche questa “tabù” ma che sta alla base delle relazioni generative del bene. Se ne parli durante i congressi ancora in corso, si riprenda a fare formazione non solo su contratti, servizi, assicurazioni, convenzioni, ma anche sul bene comune, sulla solidarietà, anche internazionale, e migrazioni; insomma, si rimetta al centro un sindacato davvero organo intermedio dello stato, ancorato fortemente ai principi ideali ben rappresentati dal proprio statuto, da coltivare e praticare.
Ci riconosciamo nel (questo sì profetico) pensiero di Savino Pezzotta, già Segretario Generale CISL “ (…) Bisognava avere l’intelligenza politica di non abbandonare l’obiettivo generale NO ALLA GUERRA partecipando, e magari distinguendosi da un documento che non si condivideva. Credo che oggi sia necessario partecipare alle manifestazioni per la Pace, lo dico da pacifista nonviolento, da uomo della CISL che non parla contro ma per amore della sua organizzazione, a cui caparbiamente resto iscritto (…). Essere impegnati per la pace oggi non è un optional ma una esigenza profonda dell’umanità e l’espressione della solidarietà umana (valore profondo del sindacalismo) che Papa Francesco declina come esigenza di Fraternità. Sono convinto che questa guerra (…) tenda a puntare all’estremo. Non è più importante sconfiggere il nemico, ma distruggerlo. È questo mutamento che inquieta anche nella guerra Ucraina. Il mondo sta precipitando verso gli estremi e questo ci obbliga a elaborare e praticare un’altra razionalità rispetto a quella in vigore che facendo perno sul concetto di emergenza giustifica troppe cose che con l’emergenzialità non c’entrano. NOI dobbiamo affermare che siamo in guerra e che l’uso delle sanzioni è lo strumento della guerra moderna e che finisce per colpire la popolazione civile. Bisogna alzare la protesta nelle piazze e ampliare anche attraverso gesti eclatanti l’azione diplomatica, per impedire lo scivolamento verso l’estremo di questa guerra, che i bombardamenti degli ospedali, l’uccisione dei bambini e degli anziani dimostrano. Io credo che i leader europei di tutte le nazioni dovrebbero recarsi a Kiev cercando con la loro presenza di bloccare i bombardamenti e aprire nuove vie diplomatiche. Il sindacato europeo deve farsi promotore di iniziative forti di mobilitazione, magari collegandosi al sindacato russo e ucraino e a tutti quelli dei paesi dell’est”.

Parafrasando la Campagna “ #ItaliaRipensaci” tesa a chiedere a parlamento e governo italiano che l’Italia finalmente ratifichi il trattato per la messa al bando delle armi nucleari – che convintamente sosteniamo – da iscritti alla nostra organizzazione chiediamo “#CISLripensaci”. Ne va della credibilità del nostro sindacato, oltre che della vita delle persone. Davvero qualcuno è convinto che la soluzione armata sia quella meno dolorosa per i popoli ucraino e russo? (POPOLI, non governanti ed oligarchi!).

Mostrare i muscoli oggi, chiude le possibilità ad una rapida costruzione di un percorso di pace, mentre si arricchiscono le industrie di armi e muore l’economia civile e il buon
lavoro, quello che crea la vera ricchezza per tutti.
Ripetiamo, #CISLripensaci”!

Grazie per l’attenzione

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