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Docente al dipartimento di Scienze aziendali, Vismara si occupa soprattutto di valutazione della tecnologia e del finanziamento di idee imprenditoriali. È proprio una di queste nuove modalità di finanziamento – il crowdfunding – a offrire nuove possibilità ai ricercatori

Bergamo. In questi anni lo abbiamo visto: la ricerca scientifica ha permesso di salvare milioni di vite. Da sempre in carenza di risorse, con la pandemia l’ambito della ricerca – soprattutto accademica – ha avuto un impulso straordinario. Ne abbiamo parlato con Silvio Vismara, prorettore alla Ricerca scientifica all’Università di Bergamo.

Docente al dipartimento di Scienze aziendali, Vismara si occupa soprattutto di valutazione della tecnologia e del finanziamento di idee imprenditoriali. È proprio una di queste nuove modalità di finanziamento – il crowdfunding – a offrire nuove possibilità ai ricercatori.

“Sul crowdfunding attualmente c’è grandissimo interesse – spiega il prorettore -. Prima certe idee imprenditoriali potevano essere finanziate ma non era facile, non era facile ottenere prestiti dalle banche. Il digitale invece ha disintermediato questo passaggio, lo facilita molto”.

Il finanziamento tramite donazioni di privati su piattaforme online ha moltissime potenzialità, soprattutto per gli universitari: “Per uno studente è interessante e credo che in futuro lo sarà ancora di più. Già ora ci sono molti ragazzi che hanno portato idee e raccolto finanziamenti. Un esempio è My Cooking Box, un’idea partita da una studentessa di UniBg che crea ricette in scatola, per cui chi oltreoceano vuole mangiare degli spaghetti alla carbonara si vede arrivare una box con già all’interno gli ingredienti, ingredienti che sono di una certa qualità”.

Il crowdfunding permette di travalicare i limiti geografici e rende l’imprenditorialità più accessibile. Non solo, secondo Vismara è anche un buon antidoto contro le disparità di genere: “La partecipazione femminile in questo ambito dell’imprenditorialità è più facile. La digitalizzazione non risolve tutto, ma le barriere sono nettamente inferiori”. Anche perché, alla base, c’è il concetto di omofilia, per cui chi investe lo fa su un progetto in cui crede e che sente vicino a sé. Ma l’università stimola i ragazzi al crowdfunding? “Su questo c’è una prima parte nostra – commenta Vismara -. Noi proponiamo laboratori in cui gli studenti hanno la possibilità di lavorare con i gestori delle principali piattaforme di crowdfunding a Bergamo. Il nostro obiettivo è dare conoscenza e consapevolezza di questi strumenti agli studenti, che poi saranno agevolati nel mettersi in contatto con le piattaforme”.

La ricerca fatta dai giovani sta ricevendo una spinta straordinaria con la pandemia. Il Pnrr ha portato fondi mai visti nelle università: “Non c’è mai stato un programma così importante per i giovani. Con il Pnrr i finanziamenti ai dottorati e alla ricerca sono senza precedenti”.

L’Università è attiva nella partecipazione a numerosi bandi per non farseli scappare. Con il Piano si agisce principalmente in due direzioni. Da una parte ci sono gli stanziamenti alle proposte dirette di singoli ricercatori o gruppi di ricercatori.

Qui abbiamo 113 domande aperte, che si chiuderanno tra un paio di settimane, con particolare attenzione ai temi relativi ai giovani, al loro coinvolgimento e alle questioni di genere. Sul piatto ci sono 750 milioni a livello nazionale, di cui un 40% previsto per progetti nel mezzogiorno.

Poi ci sono i progetti che rispondono a linee specifiche. Una delle principali è quella della mobilità sostenibile.

È un tema di grande interesse per il quale UniBg aderisce a un centro nazionale di ricerca coordinato dal Politecnico di Milano. Abbiamo presentato un nostro progetto e avremo riscontro a maggio.

Ci sono poi i partenariati.

Il Ministero ha identificato 15 aree tematiche, che vanno dall’aerospaziale alla cyber security, dall’invecchiamento ai sistemi energetici, su ognuna delle quali si impegna a finanziare specifici progetti. Questi coinvolgono 12 università che competono lavorando in collaborazione con circa 25 enti tra pubblici e privati. Ogni singolo tema conta su fondi nell’ordine dai 100 ai 200 milioni. Qui partiamo da zero, parliamo di finanziamenti e un coordinamento su temi che prima non c’era.

L’importanza della ricerca, durante il Covid, è stata sotto gli occhi di tutti.

Chi lavora nel campo della medicina ha cercato di arrivare a una soluzione alla pandemia, e a una soluzione ci si arriva solo con la ricerca.

Certo, la pandemia ha cambiato il mondo dell’innovazione.

Ha avuto un impatto forte sui temi, quello che studiavamo prima ora lo studiamo in modo diverso. Sulle cooperazioni si è diffusa la possibilità di lavorare online, con aspetti di maggiore facilità di interazione ma anche con difficoltà, soprattutto per i giovani.

Secondo il professor Vismara infatti sono venute a mancare agli studenti possibilità importanti.

Chi fa il dottorato ora ha meno possibilità di andare all’estero. Qualcuno è partito, ma chi l’ha vissuto ora l’ha vissuto in maniera monca. Quando ho studiato io all’estero incontravo centinaia di colleghi al giorno. Il caffè che prendevi con il collega non era solo un caffè ma una possibilità di confronto. Alcune delle cose che ho raggiunto sono arrivate perché ho potuto valutare la collaborazione anche con il contatto umano. Per un giovane fare esperienza in un’università diversa, in un paese diverso, con persone diverse è fondamentale, e la pandemia ha chiaramente posto dei limiti.

Ma com’è e come dev’essere la ricerca?

La ricerca è libera e curiosa. Quello che spinge a fare questo mestiere è la curiosità, il ragionamento, andare alla ricerca dei pezzi mancanti. Il ricercatore è qualcuno che è sfidato da un fenomeno che lo interessa e che man mano contribuisce a comprenderlo meglio. È come un artista. È chiaro che l’artista senza strumenti fa fatica, però non è questo che fa la differenza, passa tutto dall’intuizione.

È un lavoro che si nutre in ogni momento e in ogni modo…

Personalmente spesso le idee mi sono arrivate la sera. Tanto lo fa anche il camminare. Mentre cammini pensi, ragioni e le idee arrivano”. Idee, ma anche dubbi. “È importante porsi domande. Chiedersi come mai avviene una cosa, identificare un problema o una sfida. Bisogna porsi una domanda, ma soprattutto porsi la domanda giusta.

Infine metodo, e impegno.

Se c’è una cosa che ho imparato è che per contribuire alla scienza e alla ricerca bisogna dedicarsi. Contribuire alla creazione della conoscenza richiede fatica e dedizione.