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Bergamo Jazz, Enrico Rava ospite di Fred Hersh: "Fare musica è come volare su un tappeto magico" - BergamoNews
Seconda serata

Bergamo Jazz, Enrico Rava ospite di Fred Hersh: “Fare musica è come volare su un tappeto magico” video

Insieme sul palco del Teatro Donizetti hanno aperto la seconda serata di Bergamo Jazz, la quarantatreesima edizione della rassegna di musica black promossa dalla Fondazione teatro Donizetti.

Bergamo.  “Suonare con Fred Hersch è come salire su un tappeto volante senza conoscere la destinazione”. Per Enrico Rava, trombettista, flicornista e compositore, la musica insieme a Hersh, uno dei nomi di punta del jazz pianistico internazionale, è un’avventura di cui è impossibile conoscerne a priori la trama.

Insieme sul palco del Teatro Donizetti hanno aperto la seconda serata di Bergamo Jazz, la quarantatreesima edizione della rassegna di musica black promossa dalla Fondazione teatro Donizetti.

“Se non trovassi sempre nuovi stimoli non mi ritroverei a fare questa vita a ottantadue anni”, racconta Rava alle telecamere di Bergamonews poco prima di andare in scena con il suo prezioso flicorno, in qualità di ospite del Fred Hersch Trio (Fred Hersch al pianoforte, Drew Gress al contrabbasso, Joey Baron alla batteria).

Dopo sessant’anni di musica, non mancano passione, entusiasmo e, soprattutto: la cosa più importante di tutte: la determinazione a lasciarsi stupire. “Sono felice di esserci stasera non solo perché suono a Bergamo, città stupenda di cui conservo un bellissimo ricordo (Rava è stato direttore artistico di Bergamo Jazz dal 2012 al 2015, ndr), ma anche perché suonerò con uno dei miei batteristi preferiti”. È Joye Baron l’uomo di cui parla, virtuoso delle bacchette proprio come il collega Jeff Ballard che con il suo quartetto esplosivo ha acceso la seconda parte della serata.

Rava, Hersh, Baron, Ballard e tutti i musicisti ospiti della seconda serata del festival stavano sul palco dimostrando di essere in perfetto agio. Scambi di sguardi, sorriso, qualche chiacchiera. Persino messaggi da un gruppo all’altro. “Hey Joye, ti sei preso le mie brush (spazzole usate dai batteristi in alternativa alle bacchette classiche, ndr)”, ha detto ridendo dal palco Ballard all’amico che aveva suonato prima di lui.

Del resto, il pubblico vede – e ascolta – una faccia della medaglia, quella più bella. Nel momento della performance, la reale ragione per cui ogni artista fa il mestiere che ha scelto, il musicista vive l’esperienza più bella. Si diverte, si lascia andare. Tutto il resto lo si conosce molto poco. Come gli attimi prima di salire sul palco in cui l’emozione si mescola alla paura.

Per arrivare a quell’istante che non si ripeterà mai più, il musicista sacrifica tanto del suo tempo per lo studio quotidiano. “Ancora adesso io mi alleno almeno due ore al giorno, è inevitabile se si vuole fare concerti – spiega Rava – La musica è una cosa seria”.

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