Quantcast
Simona D’Alba, sindaco di Pedrengo: "Essere donna è un valore aggiunto, superati i pregiudizi" - BergamoNews
L'intervista

Simona D’Alba, sindaco di Pedrengo: “Essere donna è un valore aggiunto, superati i pregiudizi”

In occasione della giornata della donna, la prima cittadina ci racconta la sua testimonianza

Pedrengo. In occasione della giornata della donna, abbiamo chiesto ad alcune sindache di raccontarci il loro percorso, cosa significa essere donna e ricoprire l’incarico di amministratrice di una comunità e di spiegarci i pregiudizi o le difficoltà che hanno incontrato.

Abbiamo intervistato Simona D’Alba, sindaco di Pedrengo, chiedendole la sua testimonianza.

Com’è cominciata la sua esperienza alla guida del paese?

Tutto è cominciato vestendo i panni di donna e mamma. Ho iniziato a frequentare persone che si occupavano di organizzare eventi sul territorio da quando mio figlio aveva intrapreso la scuola dell’infanzia. In quel periodo ho conosciuto alcuni genitori che erano già impegnati come consiglieri o assessori nell’amministrazione comunale. Avendo sempre avuto una spiccata vena organizzativa, ho collaborato nella realizzazione di iniziative per i bambini e man mano mi sono inserita perchè volevo mettermi a disposizione per fare qualcosa per il paese.

E come si è evoluto il suo impegno?

All’interno di questo contesto ho cominciato a conoscere da vicino l’attività amministrativa, l’impegno che comporta ma anche la possibilità di contribuire con le proprie scelte a migliorare il paese dove si vive. Si tratta di un ruolo che richiede una grande responsabilità e le persone a cui viene affidato questo compito devono essere guidate da valori e principi innati. Io ne ho alcuni in cui credo fortemente e questa motivazione mi spinge a dare il mio contributo al massimo, anche se non avrei mai pensato che un giorno avessi potuto ricoprire un ruolo così importante come quello del sindaco. Se inizialmente il mio obiettivo era quello di fare del bene al mio paese spendendomi nei contesti legati ai bambini, da sindaco questo impegno si è esteso diventando una mission a tutto tondo.

È difficile emergere per una donna?

Non è facile e credo che da parte del mio gruppo (Uniti per il cambiamento, ndr) ci sia stata una presa in carico di responsabilità nel momento in cui hanno deciso di puntare su di me come candidato sindaco. Non è stata una scelta legata al genere: non hanno fatto riferimento a me in quanto donna ma perchè hanno ritenuto che fossi la persona adatta per rappresentare il gruppo. Sicuramente il fatto di essere donna avrà messo qualche dubbio, perchè culturalmente il ruolo di sindaco è sempre stato ricoperto da uomini, ma alla fine sono andati oltre a questo aspetto. Durante la campagna elettorale ho ricevuto tantissima solidarietà femminile: molte cittadine mi hanno incoraggiato anche solo perchè stessi provando a diventare sindaco. Da parte mia, non ho fatto dell’essere donna un vessillo: volevo rimarcare che avrei comunque potuto occuparmi della cosa pubblica, impegnarmi e dare un valore a questa funzione.

Ci spieghi

Ammiro tanti miei colleghi, uomini o donne che siano, ma da donna credo di aver portato una modalità femminile nel modo di interpretare e vivere la carica di sindaco. Le donne, infatti, generalmente sono più concilianti ed empatiche, hanno una forte capacità di stringere relazioni e quando bisogna affrontare un problema cercano di vederne le sfaccettature in modi diversi. Gli uomini tendono ad avere una certa visione, mentre le donne riescono a coglierne meglio le sfumature, utilizzando un approccio più umano e personale, direi materno, adoperandosi per fare la cosa giusta nel miglior modo: è quello che accade di solito anche nelle famiglie.

In che senso?

Come recita un celebre aforisma, “è la donna a tenere unita la famiglia”, riuscendo a mettere d’accordo i suoi componenti quando ci sono posizioni differenti sui più svariati argomenti. Credo che questi aspetti mi caratterizzino così come in genere si possono riscontrare nelle amministrazione guidate da sindaci donna. Anche nei rapporti con le associazioni c’è una modalità di confronto più serena perché le donne generalmente sono più empatiche, ma non è solo una connotazione generale: sicuramente è anche questione di carattere. Io cerco sempre di essere molto comprensiva e di dare la possibilità a chi si trova di fronte a me di esprimersi con la massima serenità. Questo facilita la nascita di rapporti costruttivi, ma anche la presa di decisioni condivise.

Adotta lo stesso metodo anche nel relazionarsi con i cittadini?

Anche con loro questo approccio permette di confrontarsi e discutere in maniera serena. È il frutto del mio percorso all’interno dell’amministrazione: impegnandomi come assessore alla cultura, prima di diventare sindaco, ho potuto apprendere questa modalità di lavoro perchè avevo la possibilità di confrontarmi. Ho imparato tanto anche interfacciandomi con le amministrazioni di altri Comuni e con le donne che ne fanno parte: osservavo e studiavo il loro modo di fare per coglierne i tratti migliori e creare un mio stile. Abbiamo ruoli istituzionali che impongono un certo modus operandi: l’autorevolezza è necessaria e serve il rispetto della persona, in questo caso della donna, che riveste il ruolo di sindaco, ma a fare la differenza sono la persona. La disponibilità è fondamentale e viene molto apprezzata perchè pone in una condizione di prossimità ai cittadini, che ti riconoscono come sindaco ma non ti vedono come una figura lontana. Noi donne siamo versatili, pragmatiche e operative: ritengo che sia un valore aggiunto importante che permette di essere più vicina ai problemi dei cittadini.

Ed è difficile organizzarsi?

Sicuramente è impegnativo, perchè bisogna conciliare vita famigliare, lavorativa e lo svolgimento della carica di sindaco. Ho la grande fortuna di avere un figlio che ha condiviso la scelta di candidarmi. Quando ho iniziato a impegnarmi per il paese, frequentava la scuola materna e adesso ha appena compiuto 19 anni: ha sempre visto una mamma dedita alla comunità. Spesso gli impegni in Comune hanno orari poco canonici e ho avuto la fortuna di poter contare sul supporto della mia famiglia: ho condiviso la scelta con le persone a me più care e quando ci sono fatiche importanti non fanno mancare il loro supporto. Il periodo più faticoso è costituito dai mesi segnati dall’emergenza Covid-19: da un lato volevo preservare mio figlio e avevo paura che si potesse contagiare, dall’altro avevo la responsabilità di perseguire azioni sul territorio con un grande senso del dovere.

E suo figlio come vivo l’impegno della mamma?

Quando mi sono candidata ci siamo parlati ed era consapevole che sarebbe stata una scelta di vita perchè si è sindaci sempre, quindi il pensiero è costantemente rivolto al paese. È bello vedere la soddisfazione nei suoi occhi quando le altre persone parlano di me in sua presenza e anche in lui sta maturando la consapevolezza dell’importanza di impegnarsi per la comunità. Svolgendo le mie attività quotidiane gli sono da esempio, a dimostrazione del fatto che noi adulti siamo uno specchio per i ragazzi, anche se non lo facciamo volutamente. L’impegno per il Comune è totalizzante e lui, comprensibilmente, a volte rivendica di voler trascorrere più tempo con me e siamo riusciti a ritagliarci alcuni momenti per noi, come la domenica mattina, quando pratica la sua attività sportiva e ci andiamo assieme. Non è sempre facile, ma bisogna dedicare un po’ di tempo ai propri affetti e anche a se stessi: bisogna organizzarsi e non è semplice ma è fattibile. Ho scelto di dedicarmi al Comune ma ho comunque tenuto il lavoro che svolgo affiancando ragazzini con difficoltà perchè avevo un impegno con le loro famiglie. Come dico spesso, le 24 ore di un giorno non sono abbastanza…

Secondo lei a Bergamo quanto spazio c’è per le donne?

Negli ultimi anni abbiamo compiuto importanti passi avanti e gli spazi sono aumentati. Conosco molte amministratrici che hanno ruoli importanti e hanno realizzato un bel percorso, magari cominciando come consiglieri comunali. In territori come Bergamo, dove la donna è indipendente, lavora e viene riconosciuta, il passaggio all’impegno politico è più facile, mentre in altre realtà è più complicato: laddove non ha l’ambizione di lavorare anche il ruolo è più difficile. Sicuramente c’è ancora strada da fare, per esempio all’interno dell’Ambito di Seriate sono ancora l’unico sindaco donna, anche se penso che nel prossimo futuro ci saranno più figure femminili. Alcune, per esempio, potrebbero aver effettuato un percorso di crescita in amministrazioni guidate da un sindaco uomo e poi potrebbero essere pronte a ricoprire quel ruolo. Il fatto che in occasione dell’ultima elezione del capo dello stato si siano ipotizzati anche i nomi di diverse donne sia un segnale in questa direzione.

E cosa pensa delle quote rosa?

Hanno dato possibilità di fare inserire figure femminili che avrebbero dovuto faticare maggiormente per raggiungere determinate posizioni. In un paese civile, però, non dovrebbero esserci perchè bisognerebbe basarsi sul merito.

A livello politico, ha incontrato difficoltà o pregiudizi dettati dall’essere donna?

Qualcuno indirettamente ha posto la questione dell’essere donna ma il gruppo è andato oltre e ha piegato questi pregiudizi. Possono esserci stati anche tra i cittadini ma le urne hanno dato il risultato e sono stata ampiamente eletta sindaco. Mi era capitato, per esempio, di sentire l’espressione “fomla e teruna” (donna e terrona, ndr), ma questo non mi ha fermato: ho sempre pensato che gli elettori non votassero in base al sesso, cioè l’essere donna, o all’origine, cioè avere il papà siciliano e la mamma bergamasca, e così è stato: hanno votato la persona e l’impegno nella comunità. A dimostrazione di questa stima, quando mi sono candidata, tanti si aspettavano che toccasse a me e mi dicevano: “Chi altro se non tu potrebbe fare il sindaco?”. È stato un onore essere scelta dal mio gruppo per rappresentarlo: mi ha fatto piacere che abbiano pensato che avrei potuto guidare l’amministrazione con la stessa dedizione e caparbietà con cui avevo lavorato da assessore.

Per concludere, in Italia e a Bergamo quali passi bisogna ancora fare per arrivare a una vera parità?

Ci sono tanti pregiudizi. Quello più grande è la convinzione che una donna possa arrivare a ricoprire determinati ruoli perchè è bella e non brava. Si tratta di uno stereotipo riferibile anche agli uomini, ma è più diffuso verso la sfera femminile. Ma per le donne si sente anche dire che si impegnano politicamente perchè non hanno un lavoro, non vogliono dedicarsi alla famiglia o conoscono qualcuno… sono tutti preconcetti da superare. Io sono giovane e ho dato la mia disponibilità a candidarmi a sindaco perchè ho le energie per adempiere al meglio questa funzione.

Vuoi leggere BergamoNews senza pubblicità?   Iscriviti a Friends! >>
Più informazioni
leggi anche
sindaca
Dati cgil
In Bergamasca il 34,5% di amministratori locali è donna: parlano 4 sindache
commenta

NEWSLETTER

Notizie e approfondimenti quotidiani sulla tua città.

ISCRIVITI