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Chiara Drago, sindaca di Cologno al Serio: “Dobbiamo educare alla parità" - BergamoNews
L’intervista

Chiara Drago, sindaca di Cologno al Serio: “Dobbiamo educare alla parità”

La prima cittadina riflette sulle condizioni della donna in politica, ma non solo, e sottolinea l’importanza di conoscenza e servizi per un futuro migliore

Cologno al Serio. “Conoscenza e servizi dovrebbero essere il punto di partenza per un domani migliore: bisogna educare alla parità, smontare gli stereotipi, lavorare per costruire una società in cui le donne abbiano il giusto spazio. È quello che dovrebbe fare la politica”.

Chiara Drago, sindaca di Cologno al Serio, inizia ad amministrare il suo paese nel giugno del 2016, dopo diversi anni come consigliera comunale di minoranza, ovvero in discontinuità rispetto alla precedente amministrazione che aveva guidato Cologno per quasi vent’anni.

“Le difficoltà iniziali – esordisce – sono state legate più a questo che al mio genere. Tuttavia, non nascondo che nell’esercizio quotidiano del mio ruolo capita di essere trattata in maniera paternalistica. Essere una donna significa sperimentare ogni giorno sulla propria pelle il fatto di vivere in una società che non è fatta su misura per noi. Significa avere uno sguardo altro, minoritario sulle cose, pur costituendo il 50% della popolazione mondiale. Se metà delle persone che abitano una società non è rappresentata, allora è evidente che mancano servizi adeguati che permettano di essere ciò che si desidera”.

E continua, sottolineando come questo dato non interessi esclusivamente il genere femminile: “La questione riguarda anche gli uomini – educati fin da piccoli a rispettare un determinato modello – e chiunque non si riconosca in identità binarie. Dare rappresentanza a tutte le voci della collettività vuol dire impegnarsi per un mondo più equo. Non si tratta di un’utopia astratta, ma di un esercizio quotidiano che deve trovare spazio anche nella pratica amministrativa”.

Esercizio a cui Chiara dedica particolare attenzione, decisa ad agire in prima linea per un futuro migliore. Le voci dei cittadini giocano per lei un ruolo di estrema importanza. Commentandolo, afferma: “La politica a livello locale è quella che gode della maggior fiducia da parte dei cittadini: noi amministratori lo sappiamo bene e ogni giorno viviamo il rapporto diretto con loro. Chiunque, e a qualsiasi ora, ci può contattare per esprimere il proprio parere, positivo o negativo che sia. Serve una buona capacità di rispettare e far collimare opinioni, richieste e necessità comunitarie. Questo richiede empatia, ma anche capacità di distacco. Il rapporto con i cittadini è un punto di forza, ma va gestito perché la visione di chi ha una certa responsabilità spesso non coincide con quella delle altre individualità”.

Riflettendo sull’importanza dei singoli, con propri bisogni, desideri e idee, la sindaca torna a formulare considerazioni circa l’essere donna in politica – e non solo.

Nella sua analisi c’è spazio anche per un commento alle “quote rosa”, provvedimenti adottati al fine di garantire la rappresentatività delle donne in segmenti di classi dirigenti definendo una percentuale minima di presenze femminili. “In un mondo ideale non servirebbero – sostiene –, ma viviamo in una società patriarcale in cui le discriminazioni ci vengono trasmesse come dati di fatto fin da piccole, tanto che le abbiamo interiorizzate, e dove ogni tre giorni una donna muore per mano di un uomo. Quindi, azioni positive come questa sono ancora necessarie per il raggiungimento di una rappresentanza più equa a livello di genere nelle istituzioni. Lo testimonia il fatto che, laddove non sono previste, il rapporto tra i generi continua a essere particolarmente squilibrato”.

La riflessione prosegue e Chiara si sofferma sul dibattito che si apre ogni volta in cui si è chiamati a scegliere a chi far ricoprire un determinato ruolo. Allude alla recente elezione del Presidente della Repubblica, ma il suo esempio vale per innumerevoli situazioni: “Si discute spesso della necessità che sia una donna a dover amministrare. ‘Una donna’ non esiste: esistono tante donne con punti di vista differenti. Dobbiamo iniziare a chiamarci con il nostro nome (e cognome, cosa rara sulla stampa di oggi) e a considerarci per le qualità che abbiamo. Spesso sento dire che non importa che un dirigente o politico sia una donna, purché sia competente. Quest’affermazione nasconde già un giudizio, in quanto non considera una differenza di trattamento che esiste alla base della nostra cultura”.

“In tutte le statistiche – continua –, le donne ottengono i risultati migliori nel percorso scolastico, eppure non godono del giusto riconoscimento nella società. Tante sono le ragioni di questo squilibrio: conoscerle, riconoscerle e ricordare che esse esistono significa già lavorare per cambiare la situazione. E per farlo abbiamo bisogno di creare una forte alleanza tra noi e con gli uomini che comprendono quante occasioni vengono sprecate se si persiste nel perpetuare un mondo basato sulla discriminazione di genere”.

Ci sono diverse possibilità per migliorare la condizione femminile in Italia e tutte contemplano l’importanza di conoscenza e servizi. “Dovrebbero essere il punto di partenza per un domani migliore. Bisogna educare alla parità e smontare gli stereotipi, partendo dalle nostre famiglie e dalla scuola. Gli stereotipi limitano la vita delle persone che si vedono omologare, generano sofferenza in chi non è “conforme” al modello e alimentano squilibri insensati. Limitano le potenzialità della società. È fondamentale insegnare a dividere equamente i carichi di lavoro domestici, la cura di figlie e figli – a partire dall’estensione del congedo di paternità – e a riconoscere, nel nostro piccolo, le discriminazioni che agiamo e subiamo. Sono tutti esercizi di consapevolezza che diventano esempi impareggiabili. Veniamo educate a non alzare la mano, a fare sempre un passo indietro, a essere belle e curate per compiacere lo sguardo maschile, a venire sessualizzate, a ritenere i bisogni del prossimo più importanti dei nostri, ad ascoltare in silenzio uomini che ci spiegano cose che abbiamo studiato e che spesso conosciamo meglio di loro. È importante riconoscere queste situazioni e prenderne consapevolezza”.

“Infine – conclude –, è fondamentale aumentare i servizi che consentano di concedere tempo e spazio alle donne per essere ciò che desiderano, a partire dalle possibilità lavorative e dal prendersi cura di sé e non solo degli altri. Più spazio alle donne significa lavorare per una società più giusta, in cui ognuno possa cercare di essere felice per ciò che è. È quello che dovrebbe fare la politica”.

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