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La Malga Lunga, roccaforte della Resistenza sulle Prealpi Orobiche

Qui avvenne uno dei fatti più tragici della liberazione orobica dal dominio nazifascista che vide protagonista la 53ª brigata Garibaldi “13 Martiri di Lovere”

Vero e proprio simbolo della Resistenza bergamasca, la Malga Lunga rappresenta una tappa obbligata per conoscere la storia del nostro territorio.

Qui avvenne uno dei fatti più tragici della liberazione orobica dal dominio nazifascista che vide protagonista la 53ª brigata Garibaldi “13 Martiri di Lovere”.

Affacciato sul Lago d’Endine, l’edificio divenne presto roccaforte partigiana complice la sua posizione strategica che garantiva un’ottima protezione oltre a possedere un’ampia visuale sulla Val Cavallina e sulla Media Val Seriana.

Utilizzato dal 1944 come rifugio della formazione guidata dal comandante Giovanni Brasi (conosciuto anche come “Montagna”), lo stabile venne gestito in particolare dalla squadra del tenente Giorgio Paglia, alla guida di una quindicina di uomini distante mezz’ora di marcia dal comando di brigata posto a Campo d’Avene.

La situazione cambiò irrimediabilmente il 17 novembre 1944 quando la Malga venne attaccata dalla 1ª Legione d’Assalto “M” “Tagliamento” che da giorni stava attuando una serie di fitti rastrellamenti nelle zone operative delle formazioni partigiani.

Il plotone fascista raggiunse la struttura attorno alle 12 cogliendo di sorpresa la squadra di Paglia, costretta a far i conti quel giorno con l’assenza di alcuni dei propri componenti impegnati fuori reparti per motivi legati all’attività partigiana così come con la mancata segnalazione della sentinella.

Nonostante le difficoltà incontrate, i garibaldini chiamati a difendere il presidio resistettero all’assalto per quasi tre ore finché  le truppe della Repubblica di Salò non ebbero la meglio raggiungendo il tetto e lanciando all’interno dell’edificio alcune bombe a mano.

Costretto a far i conti con il ferimento del russo Ilarion Efanov “Starich” (colpito da un ordigno durante lo scontro) e di Mario Zeduri “Tormenta” (ancora sofferente per le lesioni riportate in agosto durante la battaglia di Fonteno) e ormai a corto di munizioni, Paglia decise di arrendersi consegnandosi ai repubblichini insieme ai propri compagni con la promessa di aver salva la vita.

Un impegno che venne immediatamente smentito dai soldati fascisti i quali provvedettero a giustiziare sul posto Efanov e Zeduri, conducendo a valle i sei prigionieri nonostante i tentativi di liberazione attuati dal comandante Brasi nel corso della discesa.

I superstiti furono quindi condannati a morte tranne Paglia al quale venne concessa la grazia in quanto il padre Guido era stato insignito della medaglia d’oro nel 1936 durante la Guerra d’Etiopia.

Un trattamento che il giovane tenente orobico rifiutò dopo che la sua richiesta di liberazione di tutti i compagni venne respinta, chiedendo di esser fucilato per primo per dimostrare a quest’ultimi che sarebbe morto con loro.

La pena capitale venne attuata all’interno del cimitero di Costa Volpino alle 18 del 21 novembre 1944 colpendo tutti e sei gli uomini della 53ª brigata Garibaldi “13 Martiri di Lovere” venendo ricordato per sempre grazie al contributo dell’imprenditore bergamasco Gianni Radici che nel 1979 donò la Malga al Comune di Sovere.

Concesso nel 2005 in comodato d’uso alla sezione provinciale dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia (ANPI), il rifugio ospita dal 2013 un museo multimediale interattivo dedicato alla Resistenza bergamasca dove è possibile individuare materiali riguardanti al periodo e ripercorrere i nomi di coloro che hanno partecipato alla liberazione del nostro territorio.

Fonti

Associazione Nazionale Partigiani d’Italia; Il partigiano Giorgio Paglia medaglia d’oro della Resistenza. Malga Lunga, 17 novembre 1944-Alzano Lombardo, 17 novembre 1998; Ranica; Stamperia Fumagalli; 1998

Matteo Alborghetti; La 53a Brigata Garibaldi “Tredici Martiri”. Settembre 1943 – aprile 1945; Milano; Mursia; 2012

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