Due anni di pandemia

Francesco, ricevuto dal Papa: coordinava i volontari di Protezione civile dal letto d’ospedale fotogallery

Ex carabiniere, vive ad Almenno San Bartolomeo. "Ho fatto 20 giorni con il casco Cpap, mi mancava l’ossigeno e lavoravo mandando messaggi sul cellulare. Bergoglio? Mi ha detto che un giorno verrà a Bergamo"

Almenno san Bartolomeo. Francesco Diana ha 56 anni, è originario di Oristano e vive ad Almenno san Bartolomeo. Dal 1984 è a Bergamo, dove è stato un carabiniere (ora in pensione) e dal 2016 volontario della Protezione Civile. Dirige la sezione Bergamo Ovest del corpo che riunisce i coc (centro operativo comunale) di Almenno, Barzana e Ponte san Pietro, per un totale di circa 60 volontari. Ha continuato a dirigerli anche dal suo letto d’ospedale a Ponte san Pietro, dove è rimasto dal 10 aprile al 9 maggio 2020, perlopiù intubato, perché ammalato di Covid.

Immaginarlo a coordinare i suoi volontari è difficile. “Non potevo telefonare perché non riuscivo a parlare – racconta -. Ho fatto 20 giorni con il casco Cpap, mi mancava l’ossigeno. Ho lavorato tramite messaggi sul cellulare”.

Quaranta giorni di ricovero e diciannove di terapie. Ha smesso di occuparsi dei suoi solo per 72 ore. “I primi tre giorni in cui mi hanno ricoverato mi sono fermato, ero al novanta per cento in cielo e al dieci in terra, ho detto qui non vedo più nessuno. Poi, al terzo giorno, quando il tampone è risultato negativo, ho ripreso a lavorare”.

Francesco non ha mai raccontato la sua storia, troppo forte il peso da reggere. “Quando ci penso mi emoziono – dice -. È stato bruttissimo. Il Covid non esiste, il Covid non esiste… sono la persona vivente che può confermare il contrario”.

Dei giorni dell’emergenza ha dei ricordi che non si cancelleranno più. “All’inizio eravamo allo sbaraglio, spostavamo le bare a mani nude, senza guanti e mascherine. Anche perché non si trovavano. Eravamo impreparati”.

Ma per fortuna, non ci sono solo ricordi crudi nella testa di Francesco. “Noi giravamo in macchina e fuori c’era il deserto. La poca gente che incontravamo per strada era disperata e cercava noi per fare due chiacchiere. Qualche anziano per strada si fermava e ci dava un cioccolatino”.

Un gesto semplice, all’apparenza banale, ma pieno di significato nel silenzio intorno. Anche l’affetto dei suoi volontari rimarrà indelebile. “Quando ero in ospedale, anche se non potevano entrare, venivano a lasciarmi i ricambi di vestiti – prosegue -. Un giorno si sono organizzati per salutarmi tutti dalla finestra. E appena mi hanno dimesso mia moglie mi ha portato subito al coc di Barzana. Mi hanno accolto con gli striscioni”. A sua moglie deve tanto, quasi la vita. “Devo ringraziarla per aver chiamato l’ambulanza quando sono stato male. Io non ci volevo andare in ospedale, ero convinto che se fossi entrato non sarei più uscito”.

Un altro gesto di bontà però ha segnato la sua vita. Nel giugno 2020, al termine dei mesi più infernali, ha fatto un incontro speciale: “Mi hanno telefonato e mi hanno detto ‘Devi andare a Roma’. ‘Io, andare a Roma? E perché?’. ‘A incontrare il Papa’”.

Francesco è stato ricevuto dal Santo Padre insieme a tutta la delegazione di Regione Lombardia. Come rappresentante dei volontari, per la sua storia e il suo impegno, è stato scelto lui. “È stata un’esperienza da brividi. A uno a uno è venuto a salutarci e a regalarci un pensiero. Ci ha ringraziato per tutto quello che abbiamo fatto come Protezione Civile. Poi quando è arrivato da me e mia moglie ci ha chiesto se fossimo sposati. ‘Ma andate d’accordo?’. Ci ha visti agitati e l’ha presa sullo scherzo. Una persona buona e semplice, come se fosse un parroco di paese”. In quell’occasione il Papa ha fatto a Francesco, e a tutta la comunità bergamasca, una promessa: “Ha detto ‘Un giorno verrò a Bergamo’”.

Ora l’attività di Francesco e di tutti i volontari della Protezione continua. “Non abbiamo mai mollato” dice convinto. Tutto quello che ha passato gli ha insegnato una cosa. “Aiutare la gente fa stare bene. Io lo dico sempre ai miei ragazzi: aiutate la gente che ha bisogno, è importante”. Essere un volontario per lui è una missione. “Mi è sempre piaciuto stare con la gente, ma per fare il volontario ci vuole passione. Dovete sentirlo dentro che siete volontari. Se lo fate con spirito e con sacrificio le cose vengono bene. La divisa l’ho indossata per 36 anni e so cosa significa, ma non è la divisa che fa il volontario. Dare il tuo aiuto lo devi sentire dal cuore, e io lo sento dentro”.

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