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World Obesity Day, come guarire dall’obesità: “La dieta non è la soluzione” - BergamoNews
A cura di

Humanitas a Bergamo

La ricorrenza

World Obesity Day, come guarire dall’obesità: “La dieta non è la soluzione”

Ne parliamo con il dottor Bernardo Marzano, responsabile dell’unità Operativa di Chirurgia Bariatrica, e la dottoressa Mariacamilla Zotti, chirurga bariatrica di Humanitas Gavazzeni di Bergamo

Il 4 marzo 2022 ricorre il World Obesity Day, la giornata mondiale per la prevenzione dell’obesità e il sovrappeso.

Una data diventata, con gli anni, sempre più importante. L’obesità, infatti, risulta essere in aumento nella popolazione; secondo le stime della Società Italiana dell’Obesità (SIO) nel 2025 in Italia il tasso di obesità negli adulti arriverà al 43%, con aumento anche del numero degli obesi bambini e adolescenti tra i 6 i 18 anni.

Ne parliamo con il dottor Bernardo Marzano, responsabile dell’unità Operativa di Chirurgia Bariatrica, e la dottoressa Mariacamilla Zotti, chirurga bariatrica di Humanitas Gavazzeni di Bergamo. Entrambi parte del team multidisciplinare del Centro Obesità dell’ospedale bergamasco.

“Negli ultimi 20 anni il numero di obesi adulti è duplicato mentre è triplicato il numero degli obesi bambini e adolescenti”, commenta il dottor Bernardo Marzano.

“Questa giornata è importante per sottolineare con più forza che l’obesità è uno dei problemi di salute pubblica più impegnativi del XXI secolo. È un’ottima occasione per parlare di benessere e di salute, ma anche per far luce su una vera e propria patologia”, aggiunge la dottoressa Mariacamilla Zotti.

 

Si tende, infatti, a sottovalutare l’obesità, considerandola come una condizione con cui si può convivere: da accettare passivamente o da sconfiggere solo con la dieta.

“Ma non è così. L’obesità è una malattia e il primo passo per superarla è esserne consapevoli, è accettarla come una patologia che, come tutte le altre, deve essere curata”, sottolinea la dottoressa Zotti.

L’obesità è una malattia cronica che costituisce un serio fattore di rischio per mortalità e morbilità, sia di per sé (complicanze cardiovascolari e respiratorie) sia perché predispone all’insorgenza di malattie come il diabete mellito, ipertensione, cardiopatia e tumori maligni.

Si parla di obesità quando l’indice di massa corporea è pari a 30 o è superiore e di obesità grave quando supera i 40: in quest’ultimo caso la soluzione può essere la chirurgia. Per il trattamento dell’obesità è fondamentale avere un approccio multidisciplinare che permette di trattare e curare il paziente sotto diversi punti di vista: dalla chirurgia all’alimentazione alla psicologia.

 

“Affrontarla sotto diversi punti di vista è imprescindibile perché l’intervento chirurgico è solo una parte del percorso che il paziente intraprende nel nostro Centro. La cura non si ferma e non si esaurisce con la chirurgia: il lavoro di guarigione deve durare tutta la vita indagando da un punto di vista psicologico cosa si nasconde dietro ad un rapporto di dipendenza dal cibo come quello che si manifesta con l’obesità; praticando ogni giorno una corretta alimentazione e l’attività fisica richiesta, circa 10mila passi al giorno”, commenta la dottoressa Zotti.

E la dieta non è la soluzione. Tanto è vero che si stima che al 95% dei casi la dieta fallisca nell’obesità patologica: “Perdere dai 30 ai 60 kg con la dieta è fisicamente e mentalmente difficile, per alcuni impossibile. Ma troppo spesso viene data come soluzione e questo perché quasi mai l’obesità viene trattata come patologia”, sottolinea il dottor Marzano.

Dall’obesità, quindi, si può guarire grazie all’attiva partecipazione dei pazienti che affrontano il percorso, ma non è da dimenticare la prevenzione.

“Per non arrivare a soffrire di obesità fondamentale è iniziare sin da piccoli e piccole ad abituare il corpo ad una corretta alimentazione: scelta di alimenti sani e quantità limitata. Purtroppo è un’educazione che manca, prima di tutto, dalle scuole. Ma è da bambini che si impara ad instaurare un giusto rapporto con il cibo e non eccedere con esso”, conclude la dottoressa Zotti.

ARTICOLO A CURA DI HUMANITAS GAVAZZENI

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