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Solidarietà all’ucraina

Per i profughi ucraini: 7 tir di alimenti e abiti da Italtrans di Calcinate fotogallery video

Sette i tir partiti. A guidarli 18 autisti, tra cui 2 ucraini: "Se non avessimo famiglia, saremmo a combattere"

Calcinate. Duecento bancali che, partiti dalla sede della Itraltrans di Calcinate, arriveranno a Siret, in Romania, per essere poi smistati nei centri di accoglienza dei profughi ucraini. Questo l’obiettivo, decisamente raggiunto, della staffetta di solidarietà che, in meno di 24 ore, ha visto scendere in campo l’azienda bergamasca leader nel settore dei trasporti e della logistica. “Stasera partono 7 camion carichi di cibo, vestiti, medicinali e beni di prima necessità-, racconta con orgoglio Paola Bellina, titolare insieme alla sua famiglia-. A guidare i camion, di nostra proprietà, saranno 18 austisti che raggiungeranno Ascoli e poi, insieme a Ismaele La Vardera, una delle Iene di Italia Uno, passeranno dalla Slovenia per raggiungere Ungheria e Romania. E’ stato Ismaele, come fece durante il periodo del Covid, quando ci chiese di portare i computer a Palermo, a chiederci un aiuto e noi, come sempre, abbiamo risposto presente”.

Ismaele, infatti, aveva già in programma di partire per l’Ucraina per aiutare un gruppo di rifugiati a venire in Italia, precisamente a Torino, dove avrebbero trovato ospitalità in un convento: “Ci ha contatto e ci ha chiesto se avevamo bisogno degli spazi sul suo pullman, ovviamente vuoto nel tragitto d’andata, per caricare beni di prima necessità da inviare al popolo ucraino. Abbiamo sposato la causa e da lì in avanti, ci abbiamo messo del nostro”.

“Si tratta di circa 1200 quintali di merce – racconta Matteo Testa, responsabile delle risorse umane-, di cui il 95% è stato donato dai clienti e dai nostri dipendenti. Il contenuto, poi, di tre tir, ci è stato donato da Esselunga che, appena saputo dell’iniziativa, ci ha immediatamente detto che voleva contribuire. E’ stata una vera e propria gara di solidarietà non solo tra i nostri partners, ma anche e soprattutto tra i nostri dipendenti che, informati solo ieri sera, si sono preoccupati, nel loro  tempo libero, di riempire gli scatoloni con quello che avevano a casa e di riportarceli oggi pieni zeppi”.

Un grande senso di fratellanza e una grande volontà d’aiuto, dunque: “Ancora una volta, i nostri dipendenti hanno dimostrato di avere un grande cuore. Lo avevano già fatto durante il periodo della prima pandemia, quando raggiungemmo Codogno per portare l’ossigeno. Lo hanno fatto anche stavolta, a dimostrazione del fatto che certi valori non fanno parte solo della policy dell’azienda, ma anche del vivere comune”.

Stesso discorso vale per gli autisti. “Appena abbiamo chiesto la disponibilità agli autisti, siamo stati sommersi dalle adesioni volontarie – racconta Paola-. Abbiamo dovuto scremare le richieste e alla fine ne abbiamo scelti 189, di cui 2 ucraini, rumeni e qualche bergamasco. Tra di loro, Iaroslav Solopatych e Vasyl Dutka, cittadini ucraini in Italia da anni. “Vogliamo ringraziare l’azienda per la quale lavoriamo perché ci ha dato la possibilità di aiutare concretamente il nostro popolo. Viviamo qui da tanti anni, e qui abbiamo la nostra famiglia. Ma i nostri parenti, genitori e fratelli, sono in Ucraina. Non si può immaginare nemmeno lontanamente la paura e la sofferenza che portiamo nel cuore”.

Il pensiero vola lontano, a chi, ora, è nascosto e deve difendersi dalla Guerra: “I nostri parenti si sono nascosti in cantina. Hanno paura. Orami è diventato difficile anche riuscire a telefonare, a prendere la linea, senza contare che i collegamenti sono intercettati. Anche il cibo comincia a scarseggiare perché l’esercito russo ha, ovviamente, bombardato fin da subito i luoghi sensibili come aeroporti, basi militari e strade. Quindi i supermercati non riescono a fare scorte, la gente ha paura ad uscire e gli scaffali cominciano ad essere vuoti”.

Il desiderio di aiutare concretamente il proprio popolo è fortissimo: “Se non avessi una famiglia, adesso non sarei qui – racconta Iaroslan-. Non ci avrei pensato un secondo a tornare in Ucraina e ad arruolarmi. Del resto, prima facevo il sottotenente, sono un ex militare. Ma ho rinunciato alla carriera apposta perché ero stanco delle armi e della guerra. Io voglio vedere i miei figli crescere in un mondo libero, in un mondo di pace”.

“E’ 30 anni che l’Ucriana soffre, come del resto i Paesi vicini – racconta Vasyl-. Questa non è vita. E a farne le spese, come sempre, sono i cittadini che non c’entrano nulla. Adulti e bambini che, da un giorno con l’altro, vedono le bombe volare sopra le loro teste. Noi, fino al 2010, eravamo considerati clandestini se cercavamo di fermarci in Italia per più di sei mesi. Non è una cosa normale. E il problema è la politica e gli equilibri economici. Da anni dico che l’Europa, per sentirsi davvero indipendente dalla Russia, avrebbe dovuto rivedere le politiche di approvvigionamento delle materie prime. Non l’ha fatto e ora ne paga le conseguenze”.

La spedizione arriverà in Romania sabato e non sarà certo l’ultima. “Se devo essere sincera, stiamo già pensando alla prossima – sussurra Paola”. E c’è da crederci. Basta vedere la commozione alla partenza dei tir, gli applausi dei circa duecento dipendenti usciti a salutare gli autisti e il drone sopra il cielo di Calcinate pronto ad immortale le immagini di un evento che, c’è da crederci, resterà nella storia dell’azienda.

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