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Gabriele Sola Coach

L'intervista

Come il mental coach migliora le performance sportive

La mente può essere la tua migliore alleata ma anche la tua più insidiosa avversaria. Fu guardando allo sport - per l’esattezza al tennis - che il padre del Coaching, Timothy Gallwey, elaborò una formula tanto semplice quanto illuminante: P = p - i. Che sta per: Performance uguale Potenziale meno Interferenze

La mente può essere la tua migliore alleata ma anche la tua più insidiosa avversaria. Fu guardando allo sport – per l’esattezza al tennis – che il padre del Coaching, Timothy Gallwey, elaborò una formula tanto semplice quanto illuminante: P = p – i. Che sta per: Performance uguale Potenziale meno Interferenze.

Il Mental Coach bergamasco Gabriele Sola, che si occupa di Coaching Sportivo ed opera anche in ambito Business e Life, ci illustra il senso di questa equazione: “Si può affermare che il Coaching, in tutte le sue declinazioni, derivi dalle prime analisi compiute da Gallwey sulle ‘dinamiche interiori’ dell’atleta. È dunque naturale che proprio lo sport continui ad essere considerato un territorio privilegiato per il Mental Coaching”.

Il Mental Coach lavora sulla testa dell’atleta?

Sì, ma non soltanto. In realtà – spiega Sola – l’orizzonte è più ampio. Abbraccia infatti quella che amo definire “consapevolezza psicofisica”. Come ha avuto modo di sperimentare ciascuno di noi, e come sanno bene soprattutto gli atleti, mente e corpo interagiscono continuamente. La dimensione mentale e quella fisica influiscono l’una sull’altra in maniera costante e reciproca. Ecco perché il lavoro del Mental Coach, pur concentrandosi sulla testa dello sportivo, ne accresce tangibilmente il potenziale anche in termini di performance tecnico-atletica.

In che modo agisce, nella pratica, il Mental Coach?

Una risposta completa ed articolata occuperebbe pagine e pagine, poiché esiste un’ampia varietà di campi d’intervento. Ad esempio, in ogni percorso di Mental Coaching occorre intervenire sul dialogo interiore, quel chiacchiericcio mentale che spesso condiziona le prestazioni sportive. L’atleta – spiega il coach Gabriele Sola – viene portato a gestire gli istinti e le emozioni tenendo a bada ansia e stress. Si punta poi ad ottimizzare le dinamiche relazionali oltre alla capacità di concentrazione e di raggiungere e mantenere il cosiddetto “stato di flusso.

Esistono specifiche metodologie che possono essere apprese ed impiegate durante l’allenamento e la competizione?

Certamente, magari rifacendosi a tecniche provenienti da discipline differenti ma complementari al coaching. Ad esempio può essere utile dotare l’atleta di un ‘interruttore mentale’ che attivi il motore energetico proprio al momento giusto della gara, evitando così un’inutile dispersione di risorse. E, se ha particolari responsabilità all’interno del team, guidarlo alla scoperta dello stile di leadership più adeguato ed efficace.

L’intervento del Mental Coach si limita all’attività agonistica dello sportivo?

In realtà, spesso va oltre. È un risvolto che generalmente viene taciuto ma che io ritengo fondamentale: l’atleta e la persona coincidono, sempre. Ecco perché è necessario favorire una condizione di massimo equilibrio tra la dimensione sportiva e quella personale. Alla luce della mia esperienza – prosegue Sola – posso affermare che ogni relazione di Sport Coaching include anche una parte di Life Coaching.

Una prospettiva, dunque, rivolta all’atleta-persona. Nella consapevolezza che ciascuna relazione di coaching è unica e irripetibile, proprio come ogni essere umano.

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