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Salute

Il caso

Sindrome delle vetrine: cosa è e come riconoscerla

Quando se ne soffre si deve smettere di camminare per un dolore alla gamba, simile a un crampo, e fermarsi

La chiamano “sindrome delle vetrine” perché quando se ne soffre si deve smettere di camminare per un dolore alla gamba, simile a un crampo, e fermarsi con la scusa di guardare le vetrine. In termini medici si parla invece di claudicatio intermittens. Spesso è la prima manifestazione clinica della cosiddetta arteriopatia obliterante degli arti inferiori. Ma di cosa si tratta? Quali sono le cause? Esiste una terapia? Lo abbiamo chiesto al dottor Roberto Mezzetti, responsabile dell’unità operativa di chirurgia vascolare del Policlinico San Marco.

Dottor Mezzetti, cosa si intende per arteriopatia obliterante degli arti inferiori?

L’arteriopatia obliterante degli arti inferiori è una condizione caratterizzata dalla presenza di placche e ispessimenti all’interno delle arterie (nella maggior parte dei casi di natura aterosclerotica) che ostruiscono il normale flusso del sangue, impedendo una corretta vascolarizzazione e determinando una sofferenza dei tessuti degli arti inferiori. Questo deficit di apporto di sangue si manifesta in particolare durante l’esercizio muscolare (basta una camminata). Come conseguenza del ridotto apporto di sangue il muscolo è costretto a lavorare in condizioni di anaerobiosi (cioè in carenza/assenza di ossigeno), accumulando così metaboliti acidi, responsabili della sintomatologia dolorosa. Dopo un periodo di tempo di riposo, generalmente breve, il dolore e la contrattura muscolare regrediscono completamente e la persona può ricominciare a camminare. Se però l’autonomia di marcia si riduce progressivamente significa che si è di fronte a un aggravamento del quadro clinico che può preludere al passaggio allo stadio successivo della malattia, che in alcuni casi può anche evolvere verso forme caratterizzate da dolori notturni e stati gangrenosi.

Quali sono i fattori di rischio che possono favorire la comparsa della “sindrome delle vetrine”?
I fattori di rischio sono gli stessi coinvolti nel processo aterosclerotico (ovvero la formazione di placche sulla superficie interna della parete arteriosa) di tutto l’organismo, età avanzata, fumo, diabete, elevati livelli di colesterolo e trigliceridi, sovrappeso, obesità, vita sedentaria, ipertensione arteriosa e predisposizione genetica.

Quanto è diffusa?
Riguarda circa il 10% della popolazione e colpisce in particolate le donne, a partire dai 40 anni, ma soprattutto dopo la menopausa e i 60 anni, anche se non risparmia neppure gli uomini.

Quali sono i sintomi con cui si manifesta?
Il sintomo tipico è Il dolore, un dolore sempre di tipo crampiforme, che compare sempre sotto sforzo dopo un determinato percorso e diminuisce fino a scomparire sempre con il riposo in tempi piuttosto brevi. Il sintomo interessa, inizialmente, sempre lo stesso gruppo muscolare ed è in relazione alla sede e distribuzione delle lesioni. Più frequente è la claudicatio surale, ovvero quella che si manifesta a livello del polpaccio, ma si possono manifestare anche claudicatio glutee e di coscia. L’ insorgenza del dolore può avvenire dopo pochi passi o dopo tratti più lunghi, a seconda dello stadio in cui si trova la malattia. In molti casi, almeno negli stadi iniziali, il dolore alle gambe può essere confuso con quello di altre patologie come la flebite o le vene varicose.

Come si fa ad essere sicuri allora che si tratti di questa patologia e non di altre?
La conferma della diagnosi avviene attraverso l’utilizzo della diagnostica vascolare non invasiva (l’ecocolordoppler), grazie alla quale è possibile stabilire la presenza di eventuali lesioni arteriose, la loro estensione e la loro sede e indirizzare quindi verso un’eventuale terapia. La claudicatio intermittens come già precedentemente detto, è spesso dovuta a malattia aterosclerotica, anche se non va dimenticato che esistono forme differenti dovute ad alterazioni infiammatorie o più semplicemente di natura anatomica. È quindi innanzitutto fondamentale una corretta diagnosi e l’individuazione delle cause per meglio definire l’approccio terapeutico più efficace. Negli ultimi due anni, purtroppo, la riduzione forzata dell’attività fisica dovuta ai ripetuti lock-down nella popolazione anziana ha reso sintomatici pazienti che per anni hanno goduto, grazie alla normale attività fisica, di ottimi compensi emodinamici.

Cosa si può fare per alleviare o risolvere il problema?
La terapia può essere in alcuni casi medica e in altri chirurgica avvalendosi anche delle più moderne metodiche di terapia endovascolare. Nelle forme lievi si usano in genere farmaci vasoattivi (sostanze in grado di agire sui centri nervosi deputati al controllo della motilità dei vasi, cioè vene e arterie) o antiaggreganti. Quando invece le arterie sono così compromesse da richiedere una rivascolarizzazione si ricorre alla terapia chirurgica che negli ultimi anni è diventata sempre meno invasiva. In particolare, la terapia endovascolare, il cosiddetto “palloncino”, ovvero la dilatazione delle placche mediante un approccio percutaneo in anestesia locale, permette la risoluzione del problema attraverso un intervento chirurgico ben tollerato, assolutamente mininvasivo e con un ricovero di una sola notte. Solo nei casi più gravi, ormai, si rende necessario il by-pass chirurgico (utilizzo di vene del paziente o di tubi artificiali che vengono collegati alle arterie del paziente a monte e a valle delle occlusioni, permettendo così al sangue di arrivare fino ai tessuti in sofferenza).

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