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L’UniBg contro la guerra, alle 12 un minuto di silenzio: “Abbracciamo studentesse e studenti ucraini” - BergamoNews
L'iniziativa

L’UniBg contro la guerra, alle 12 un minuto di silenzio: “Abbracciamo studentesse e studenti ucraini”

La lettera del professor Ivo Lizzola, delegato della Rete Università per la pace: “Le Università si facciano soglia di tenuta e di apertura del pensiero, della speranza, dell’incontro”

Bergamo. Anche l’Università di Bergamo dice no alla guerra in Ucraina. Il rettore Sergio Cavalieri ha invitato tutta la comunità universitaria – docenti, studenti e personale, in ogni luogo dell’Ateneo – a osservare un minuto di silenzio alle ore 12 di lunedì. Il momento di ricordo è accompagnato da una lettera del professor Ivo Lizzola, delegato della Rete Università per la Pace, “perché possa indurci a una riflessione comune sul nostro ruolo e sulla nostra responsabilità – scrive il rettore – come sostenitori di un progetto di pace che appare ora fortemente compromesso”.

“Il progetto di pace che è alla origine della costituzione dell’Europa – si legge nella lettera – è, di nuovo, messo in discussione e insieme sollecitato a ripresa e sviluppo. Ma anche lo statuto e l’orientamento dei nostri saperi, ed il patto formativo tra generazioni su cui nasce l’Università sono profondamente, di nuovo, interrogati. L’urgenza, certo, è quella di intervenire e agire perché l’attacco si fermi, finiscano distruzioni e morti, perché si riapra lo spazio per la trattativa ed il rispetto dei diritti umani, della libertà, della vita”.

L’Università si impegna a dare un supporto concreto a chi è coinvolto dal conflitto: “Occorre offrire sostegno e prospettive a chi è provato dalla guerra, ai profughi. Offrire ospitalità a persone e famiglie; offrire accoglienza – per quanto ci riguarda direttamente – a studentesse e studenti, anzitutto, e a docenti, ricercatrici e ricercatori ucraini, come anche di altre realtà toccate da conflitti e guerre. Direttamente l’Ateneo predisporrà e rafforzerà strumenti, canali, risorse per questo. In un territorio che vede già Amministrazioni pubbliche e Caritas operare di concerto per piani concreti di intervento”.

Allo stesso tempo la comunità universitaria di Bergamo dovrà essere promotrice di una cultura della pace attraverso il dialogo fra i suoi membri: “Certamente il riesplodere della guerra interroga il nostro essere luogo di ricerca, e interroga il senso e la direzione, la ‘responsabilità dei saperi e dei poteri’ che insegniamo, attorno a cui ricerchiamo. Per questo sarà importante diffondere e sostenere le occasioni di approfondimento, riflessione e confronto tra docenti, e con studentesse e studenti, sui temi della guerra, del conflitto, della pace, dei diritti, della nonviolenza, della cooperazione, del potere. La Rete delle Università per la Pace promossa dalla CRUI mette a disposizione sul suo sito documenti, materiali, esperienze, bibliografie per questo lavoro. Diversi nostri colleghe e colleghi in questi giorni hanno dedicato o avviato momenti di approfondimento all’interno della loro attività didattica”.

Sono molti gli studenti dell’UniBg di origine ucraina. A loro, e non solo, l’Ateneo manifesta tutto il suo sostegno.

“Abbracciamo il folto gruppo di studentesse e studenti ucraini che vivono tra noi, le loro famiglie in Italia e nella loro terra d’origine, così come abbracciamo quanti nella nostra comunità provengono da o sono legati a realtà di guerra e conflitto. Siamo vicini a tutte le donne e gli uomini della ricerca, del lavoro intellettuale e della formazione che sono impegnati a costruire pace e convivenza, oggi a contrastare la guerra e la costruzione del nemico. Specie se per questo devono esporsi, rischiare e pagare di persona. Sentiamoci vicini, responsabili, e facciamoci attenti. Le Università si facciano soglia di tenuta e di apertura del pensiero, della speranza, dell’incontro”.

Contro la logica del nemico, la formazione universitaria si pone per definizione come un antidoto all’odio. “La guerra chiama guerra; l’università, in cui giovani ed adulti si incontrano, chiama pace, rispetto della vita, cura dei diritti umani e del diritto internazionale, rilancio della politica e del dialogo tra culture, cooperazione nella ricerca e nella formazione, attenzione alla giustizia, ai beni comuni, alla equità”.

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