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Sanità

Allarme medici di base: dei 36 inseriti a gennaio in bergamasca, 24 lasceranno a fine mese

Il report in Commissione Sanità alla Regione. La dottoressa Tullia Mastropietro: "Il nostro è considerato un lavoro troppo brutto"

Bergamo. Dei 36 medici da poco inseriti sul territorio bergamasco, 24 lasceranno il posto entro la fine del mese, giustificando la scelta col fatto che il “mestiere è troppo brutto”. Questo il dato allarmante, oltre che la motivazione, uscita in sede di Commissione Sanità del Consiglio della Regione Lombardia, durante l’audizione dei rappresentanti del movimento delle Coccarde Gialle lombarde con la commissione sanità regionale, presieduta dal Presidente Emanuele Monti.

Gli interventi dei rappresentanti dei Colleghi delle province principali (Bergamo, Brescia, Milano, Mantova, Cremona), che danno voce a circa 1200 Medici di Famiglia lombardi, hanno esposto il loro pensiero in merito alle gravi problematiche che affliggono, da anni, la professione e che la pandemia ha reso non più tollerabili. Tra queste: l’inefficienza dei sistemi informativi della Regione, l’incapacità di aver progettato per tempo il ricambio generazionale, la perdita di “ruolo” del medico di medicina generale con frequente abbandono della professione e la difficoltà ad essere considerata ancora appetibile per i giovani laureati. Inoltre, è stata segnalata l’estrema difficoltà di governo del territorio, ormai sguarnito sotto ogni punto di vista, sia clinico che amministrativo.

A rappresentare la nostra provincia, la dottoressa Tullia Mastropietro, medico di base in Val Taleggio, San Giovanni Bianco e Camerata Cornello e referente dei medici della media e bassa valle, che si è fatta portavoce della situazione, nello specifico, della nostra terra: “Oggi ho saputo che su 36 medici a tempo determinato assunti a gennaio in provincia di Bergamo, 24 lasciano l’incarico il 28 febbraio perché è un lavoro troppo brutto. Io vorrei iniziare il mio intervento con questo messaggio, che è stato postato sul gruppo WhatsApp da un collega di Bergamo che aderisce alla protesta, perché rappresenta la drammaticità del momento che stiamo vivendo. Il nostro lavoro è diventato troppo brutto, e un lavoro troppo brutto non lo vuole fare nessuno”.

Generico febbraio 2022

“Mentre nel febbraio 2020 il nemico era un virus sconosciuto, che ci ha visti impegnati con sacrificio in una battaglia clinica con pochissime armi, ma dalla quale con orgoglio non ci siamo tirati indietro, in questa quarta ondata il nostro “curare” ed essere medici è stato schiacciato da procedure burocratiche che nulla avevano di clinico – prosegue Mastropietro -. I compiti amministrativi si sono sommati tra di loro, uno dopo l’altro, senza una vera logica e ci hanno impedito di continuare a svolgere il nostro compito di cura, sia ne riguardi dei pazienti affetti dal virus, sia nei confronti di tutti i pazienti cronici. E proprio nei confronti dei pazienti con patologie croniche si sta cumulando un enorme debito di assistenza che si renderà palesemente drammatico, con le relative conseguenze, nei prossimi anni. Così le ore di lavoro, similmente che nella prima ondata, non si sono contate più. Siamo passati dall’assistere pazienti in insufficienza respiratoria al proprio domicilio, senza strumenti o possibilità di ricovero, ad occuparci di green pass, esenzioni, certificati per il rientro scolastico, prenotazioni tamponi, aperture e chiusure quarantene. Forse i Medici di Famiglia si sarebbero potuti impiegare meglio. Forse si poteva rispettare maggiormente una professione che, negli anni, si è vista sempre più schiacciare da compiti che nulla hanno di clinico e che possono tranquillamente essere espletati da personale non sanitario”.

“Due anni praticamente senza ferie, senza interruzioni lavorative, senza, di fatto, la possibilità di reperire sostituti – conclude la dottoressa -. Ed impiegati a fare un lavoro non clinico, senza indicazioni chiare, nella confusione più totale e con pazienti sempre più preoccupati e senza punti di riferimento. Pazienti spaventati e disorientati che, ovviamente, si rivolgevano a noi per qualsiasi dubbio burocratico, portando al collasso le nostre linee telefoniche ed impedendoci di essere, così, reperibili per i pazienti con problematiche sanitarie urgenti”.

Di parere differente Guido Marinoni, presidente dell’ordine dei medici di Bergamo. “Più che preoccuparmi di giovani specializzandi che lasciano incarichi provvisori forse anche per inseguire i loro sogni professionali, mi preoccuperei dei tanti medici che chiedono in pre pensionamento. Mi preoccuperei, cioè, di quella schiera di dottori che, scelta consapevolmente la medicina familiare, hanno deciso di ritirarsi a 62-63 anni, anziché a 70. Lasciano non solo per andare in pensione prima, magari, addirittura, per cambiare mestiere. Perché? La Pandemia ha solo aperto il vaso di Pandora. Non si tratta solo della paura maturata in questi ultimi due anni, ma anche di una serie di problemi, gravi, che esistono da dieci anni almeno e dei quali tutti parlano, ma nessuno se ne fa carico”. Per Marinoni manca il sostegno politico ad una figura che ha perso di valore: “Basta leggere le polemiche sterili e fasulle in cui si accusano i medici di lavorare poco, basta pensare al fatto che ormai siamo sommersi dalla burocrazia, basta pensare al fatto che il medico è diventato un semplice front office e non ha più un ruolo sociale. Non possiamo fare sempre da filtro, essere l’unico e il solo problem solving per i pazienti; i ritmi sono aumentati vorticosamente, non siamo supportati da personale. La situazione è drammatica e al tempo stessa chiara a tutti. Il problema è che nessuno fa nulla”.

Le reazioni politiche

Niccolò Carretta, consigliere regionale di Azione e membro della Commissione Sanità ha commentato con queste parole il dato: “Abbiamo incontrato la dottoressa Mastropietro che ha restituito ai presenti quest’informazione che trovo assolutamente sconcertante – ha raccontato Carretta -. Da bergamasco non posso quindi che rimanere basito di fronte ad un dato simile, considerati non solo il numero dei dottori che hanno scelto di abbandonare il settore, ma anche le motivazioni e le tempistiche”.

“Non stiamo parlando di medici che vanno in pensione, e che già sarà difficile sostituire, ma di chi, neo emesso al ruolo, ha consapevolmente scelto di abbandonare. Perché? Perché il mestiere è considerato “troppo brutto”, cioè non si tratta più di fare il medico nel senso vero del termine, ma di fare il burocrate. Sommersi dalle carte, presi da mille incombenze, con pochissimo tempo da dedicare ai pazienti. Si lavora male, malissimo. Questo è quanto ci è stato riferito nel contesto di una seduta ufficiale, non di una chiacchierata al bar tra amici”.

Per Carretta, “la Maggioranza ha sprecato un’occasione unica per rivoluzionare la territorialità delle cure attraverso la riforma della Legge 33/2009 che è stata approvata a dicembre e Azione ha presentato numerose proposte per ridare dignità a questo lavoro e per provare a cambiare rotta già nell’immediato; proposte ritenute probabilmente troppo rivoluzionarie per la politica conservatrice di Regione Lombardia, come l’amento del numero delle borse di studio e l’incremento del compenso dei medici con stanziamenti regionali, l’assunzione di infermieri di supporto e di personale amministrativo per le pratiche burocratiche e un sistema di remunerazione simile a quello anglosassone che lega la parte aggiuntiva dello stipendio a servizi straordinari da parte dei medici”.

Quindi basta infermiere assunte e pagate direttamente dal medico di base, ma con un compenso a carico della Regione: “Sarebbe una buona cosa per i medici di base, per sollevarli da una serie di incombenze sia di natura burocratica che medica. Il supporto, infatti, sarebbe panacea sia dal punto di vista sanitario che altro”.

“In mezzo a tanti Partiti che, a tutti i livelli istituzionali, si riempiono la bocca, Azione è stata l’unica a denunciare da tempo la situazione e a fare proposte sostenibili e concrete per invertire la tendenza che porterà presto al collasso il sistema regionale. Le nostre proposte, nonostante siano state respinte in prima istanza, sono di nuovo a disposizione se la Maggioranza dovesse dimostrare una volontà politica sincera e seria di cambiare le cose, altrimenti, in occasione delle elezioni regionali del 2023, ci affideremo al buonsenso dei cittadini lombardi che quotidianamente vivono i disservizi del sistema sanitario promosso dalla destra”.

 

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