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Report 15/21 febbraio

Covid, a Bergamo tutti gli indicatori sono in calo: casi, terapie intensive, ricoveri e morti

Per la quinta settimana di fila, la variazione percentuale fa registrare un andamento negativo: l’83% della popolazione ha completato il ciclo vaccinale primario. Il 2,5% è in attesa di seconda dose. Il 62,5% ha fatto la terza dose

Nel periodo 15/21 febbraio si registra che, per la quinta settimana di fila, la variazione percentuale fa registrare un andamento negativo. Prosegue quindi la riduzione dei positivi, ma il parallelo calo dei test eseguiti nasconde la situazione reale. In particolare si nota negli ultimi giorni una diminuzione molto meno marcata del numero dei nuovi positivi. I dati della settimana entrante ci faranno capire meglio se ci appiattiremo su questi dati o se ci sarà una ripresa dei contagi.

A livello nazionale, i contagi certificati da tampone sono stati 359.176, in calo del 23,4% rispetto allo stesso periodo della settimana scorsa (quando erano stati 469.064). Media giornaliera 51.311 (da 67.010).

È in leggera crescita, invece, il tasso di positività ai tamponi molecolari, che negli ultimi sette giorni è stato l’11,2% (dal 10,5% di una settimana fa, con una variazione del +6,7%).

Complessivamente, contando anche i tamponi antigenici, il tasso di positività medio è stato del 10,62% (era al 10,67%).

Questi due indici rispecchiano la frenata in corso di cui si diceva, insieme al basso numero di tamponi effettuati che cala ancora: ne sono stati eseguiti 3.395.825 (ne erano stati fatti 4.412.297 la settimana scorsa). Troppo pochi per avere il reale polso della situazione, come evidenzieremo successivamente.

Ancora in miglioramento i dati relativi all’ospedalizzazione: al termine del periodo preso in esame i ricoveri ordinari sono 13.375 (erano 16.050 lunedì scorso), mentre quelli in terapia intensiva sono 928 (erano 1.173 sette giorni fa). Il calo percentuale è del -16,7% nel primo caso e del -20,9% nel secondo.

Il numero dei nuovi ingressi in T.I. passa da 569 a 468.

L’indice di occupazione nei Reparti Covid è al 20,4% (precedente 24,5%). Quello nei Reparti di Terapia Intensiva è al 9,4% (era all’11,9%).

Per la seconda settimana consecutiva si registra un calo anche in fatto di decessi: i morti sono infatti stati 1.894, mentre lunedì scorso ne contavamo 2.199. La variazione percentuale è del -13,9%

Curva dei contagi: da 0,57a 0,42.

Il valore di Rt nazionale si abbassa allo 0,77 (da 0,89).

Scende l’indice di contagio ogni 100 mila abitanti: da 910 a 670.

Lombardia e Bergamo

Nel periodo osservato, si consolida il calo dei contagi in Lombardia: da 50.807 a 36.588 (-28%). Decrementa del 30% il numero dei ricoveri in Area Covid: sono 1.340 gli attuali (erano 1.913). In calo anche quello relativo alle Terapie Intensive, che passa da 162 a 143 (-11,7%).

Scende il numero dei nuovi ingressi in T.I. che passano da 46 a 30.

Cala anche l’indice di occupazione nei Reparti di Terapia Intensiva: dal 9% al 7,9% e quello relativo ai Reparti Covid, dal 18,3% al 12,8%.

Si registra un ulteriore calo in fatto di decessi: nel periodo sono stati infatti 276 rispetto ai 363 al precedente (-24%).

Diminuiscono ancora sia il numero degli attualmente positivi, ora 135.649 (173.371 la settimana scorsa), sia quello delle persone attualmente in isolamento domiciliare, che sono 134.166 (erano 171.656). Il calo, in entrambi i casi, è di circa il 22%.

L’incidenza dei casi ogni 100mila abitanti è in discesa, da 510 a 390, come l’indice medio settimanale di positività che passa dal 7,9% al 7,57%.

Scende anche in provincia di Bergamo il numero dei nuovi casi: i positivi sono stati infatti 3.005 rispetto ai 4.474 del periodo precedente (-32,8%).

Continua a diminuire il numero dei pazienti ricoverati in Area Medica all’ospedale cittadino: nel periodo si è passati da 108 a 75, stabili quelli in Terapia Intensiva: 18. Sommando i ricoveri nelle altre due Asst provinciali (Bergamo Est e Bergamo Ovest) il totale degli ospedalizzati è di 240 (erano 290).

Nel periodo osservato si sono registrati altri 27 decessi (28 nel precedente).

Scende l’indice di contagio ogni 100 mila abitanti: da 410 a 300.

La campagna vaccinale

L’83% della popolazione ha completato il ciclo vaccinale primario. Il 2,5% è in attesa di seconda dose. Il 62,5% ha fatto la terza dose. Complessivamente, contando anche il monodose e i pre-infettati che hanno ricevuto una dose, è almeno parzialmente protetto l’85,5% della popolazione italiana. Considerando solo gli over 5, oggetto della campagna vaccinale, rispetto alla platea del governo la percentuale di almeno parzialmente protetti è dell’88% mentre l’85,5% è vaccinato. Considerando solo gli over 12, oggetto della campagna vaccinale, rispetto alla platea individuata dal Commissario straordinario per l’emergenza Covid-19 la percentuale di almeno parzialmente protetti è del 92% mentre l’89,3% è vaccinato.

Cinque milioni di italiani ancora senza vaccino

Sono 5 milioni gli italiani al di sopra dei 5 anni che non hanno ancora ricevuto alcuna dose di vaccino contro il Covid. Quelli over 50 sono invece 1,3 milioni. La settimana scorsa erano rispettivamente 5,3 milioni e 1, 4 milioni. I dati emergono dal bollettino settimanale della struttura del commissario Francesco Figliuolo. La fascia di età dove sono più numerosi i non vaccinati è quella pediatrica (sono 1.682.387, pari al 46% del totale dei bambini tra i 5 e gli 11 anni).

Due anni fa l’inizio

Lunedì 21 febbraio 2020. Un giorno che resterà inciso nella storia d’Italia. Nella notte emerse il primo caso a Codogno, a cui seguirà una drammatica agitazione fin dalle prime ore del mattino e i casi diventarono 15 in poche ore. Si scopre anche il focolaio di Vo Euganeo. È lì che c’è il primo decesso ufficiale. Nel frattempo arrivano i primi lockdown locali in Occidente.

I morti finiranno per essere, ad oggi, oltre 150mila in due anni. Il primo anno i numeri ufficiali parlano di 74.159. Secondo il calcolo della mortalità in eccesso rispetto al periodo 2015-2019, il conteggio dell’Istat supererà le 100mila vittime. Nel 2021 sono state 64mila. I primi due mesi del 2022 segnano un ulteriore calo sull’anno prima: gennaio -37%, febbraio è ancora presto ma sembra continui la discesa di questa triste contabilità.

Troppo pochi i tamponi effettuati

La reale portata del calo epidemico in Italia è difficile da valutare, perché da 5 settimane vediamo una progressiva riduzione del numero dei test eseguiti. Dapprima in modo limitato, ma nelle ultime 3 settimane con valori percentuali vicini a quelli del calo dei casi. Si tratta di un grave errore dal punto di vista epidemiologico e che purtroppo reiteriamo nel tempo: nelle fasi di riduzione del contagio un elevato numero di test permetterebbe non solo di fotografare correttamente il calo, ma anche (grazie all’isolamento dei positivi individuati) di ridurre i rischi di una possibile ripresa epidemica. Strategia seguita, per esempio, dal Regno Unito, che continua a eseguire moltissimi test (oltre 800.000 mila di media giornaliera nell’ultima settimana); a sequenziare il materiale virale (circa 20 volte più che in Italia); a monitorare la situazione grazie a un campione statistico che permette di verificare la circolazione virale nella popolazione.

Una percezione non veritiera

La capacità di adattamento alle situazioni di rischio, tipica della specie umana, sta condizionando la nostra percezione dell’epidemia. Le prime volte che guidiamo una macchina percepiamo un grande pericolo, quando ci abituiamo e lo facciamo ogni giorno il pensiero del pericolo viene accantonato o addirittura rimosso. Allo stesso modo abbiamo temuto una tempesta epidemica con 30.000 casi al giorno mentre oggi, in calo dal picco di quasi 228.000 (18 gennaio), 50.000 ci sembrano pochi e si parla di fine dell’epidemia. Che in realtà non è finita e potrebbe porci problemi importanti in due diversi momenti dell’anno: 1) La fine dell’estate, che già nel 2020 e 2021 ha visto il virus costruire una solida base di replicazione, sfociata nelle ondate di fine autunno / inizio inverno. 2) I mesi più freddi, che affronteremo con vaccinazioni completate da molti mesi verificando sul campo la reale tenuta della risposta immunitaria (che dovrebbe trovare conferma almeno contro il rischio di malattia grave, soprattutto dopo 3 dosi).

Nervi saldi

Al momento nessuna paura inutile, ma anche nessun festeggiamento precoce. Non possiamo sostenere con certezza l’arrivo di una prossima ondata, ma nemmeno il contrario. L’impennata dei casi registrata a Hong Kong, proprio a causa di Omicron, ne è una dimostrazione. Solo il tempo ci darà risposte che vorremmo avere già oggi.

Il numero dei casi giornalieri nel piccolo stato asiatico, tenuto sotto controllo da inizio pandemia con poche decine di positivi individuati nei momenti di picco, ha raggiunto quota 6.116 lo scorso 16 febbraio. Per una popolazione di 6.738.000 abitanti, il dato è rapportabile a circa 55.000 casi giornalieri in Italia. La politica “zero contagi interni” seguita da sempre come in Cina (ma con minore controllo sulla popolazione) sta franando di fronte alla velocità della nuova variante.

L’immediata saturazione degli ospedali, impreparati a una situazione di questo genere e strutturati per la gestione di un numero limitato di pazienti, è la conseguenza di una eccessiva fiducia nella capacità di poter controllare il Sars-CoV-2: che, ai valori diffusionali attuali, si dimostra incontrollabile.

Hong Kong ha un buon livello vaccinale, ma non paragonabile a quello italiano: il 75,1% con doppia dose, il 20,3% con dose booster (dati ufficiali al 17 febbraio).

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