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L’editorialista de L’Espresso ha dato un nome e un volto alle persone che hanno perso la vita a Nembro tra la fine di febbraio e aprile 2020: testimonianze crude e dirette del dramma della prima ondata Covid

Nembro. Nel corso delle due guerre mondiali Nembro ha dovuto sopportare la perdita di 224 persone, tutte ricordate a imperitura memoria sull’imponente lapide che si erge all’ingresso del cimitero del paese.

Il Covid, in appena due mesi tra la fine di febbraio e l’aprile 2020, di morti ne ha fatti quasi altrettanti: 188 per la precisione, 164 dei quali solo a marzo, “Il più crudele dei mesi”, come Gigi Riva ha scelto di titolare il suo ultimo libro, edito da Mondadori e in tutte le librerie dal 15 febbraio.

Una ferita profondissima lasciata nel cuore di un paese di 11.500 anime, diventato il simbolo della Bergamo laboriosa costretta a inginocchiarsi di fronte a un nemico invisibile e subdolo, capace di spazzare via un’intera generazione.

Gigi Riva, editorialista de l’Espresso, nembrese di nascita, ha scelto di farsi carico di un fardello pesantissimo, raccontando il vissuto di quelle centottantotto persone: ha tradotto quel numero impressionante in nomi, e di conseguenza in volti, ognuno depositario di un pezzetto della storia recente di Nembro e “ingranaggio” fondamentale per il funzionamento del motore della comunità.

Una risposta, indiretta, a chi ancora oggi ha il coraggio di negare e dubitare, perchè scende fino al dettaglio di una conversazione intima tra la figlia e un padre, pochi istanti prima che questo esali il suo ultimo respiro.

È il libro che non avrebbe mai voluto scrivere, perché parla di sofferenza, di spaccati di vita drammatici nei quali il confronto con la morte era esercizio quotidiano.

E non parla di fatti e sentimenti lontani, perchè quello che oggi è un dramma planetario ha scelto la sua Nembro, la sua famiglia, i suoi amici, i suoi conoscenti o semplici personaggi noti, come epicentro occidentale, senza che nessuno ne conosca tuttora il motivo.