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Confcooperative Bergamo

Il ruolo

Cooperative e disabilità: risposta completa e innovativa a tutti i bisogni

Le nuove sfide delle coop sociali: mettere al centro l’unicità di ogni persona con disabilità con percorsi su misura

L’impegno del sistema delle cooperative sociali di Confcooperative Bergamo per fornire alle persone con disabilità una risposta completa in ambito socio-assistenziale è costante. La rete di realtà territoriali mette a disposizione esperienza e competenza per ogni bisogno, sia in età evolutiva che in età adulta, dalla domiciliarità alla residenzialità, dai servizi diurni all’assistenza educativa scolastica.

In questo contesto, Confcooperative Bergamo riveste un ruolo fondamentale di progettualità e coordinamento nella ricerca di soluzioni innovative e aderenti alle istanze emergenti, come spiega Fabio Loda, presidente del Consorzio di Cooperative Sociali Cum Sortis e presidente di Federsolidarietà. 

“Confcooperative opera al fine di favorire la rete su tutti i temi legati alla disabilità – afferma – diritti, servizi diurni accreditati, domiciliari e residenziali, autonomia di vita, costruzione di percorsi di autodeterminazione e di inserimento nel mondo del lavoro. In base al tipo di disabilità sviluppiamo percorsi specifici”. In seno a Confcooperative Bergamo è operativo il Gruppo sociale: “Realtà eterogenea – sottolinea – che tratta questi temi in un’ottica di sviluppo di percorsi innovativi. È composto da cooperative sociali, associazioni sindacali, fondazioni e le associazioni dei familiari di persone con disabilità, con la partecipazione e costante confronto con Ambiti, Comuni e ATS Bergamo.  Confcooperative, nel ruolo di coordinamento nella ricerca di soluzioni innovative, promuove nuove soluzioni e progettualità”.

Generico febbraio 2022

La disabilità in età evolutiva: assistenza educativa scolastica e non solo

“Confcooperative coordina il lavoro di raccordo tra le cooperative sociali che lavorano con la disabilità – sottolinea Nadia Pautasso presidente della Cooperativa Sociale Alchimia e referente di Confcooperative Bergamo per il servizio di assistenza educativa scolastica – Negli ultimi anni abbiamo lavorato per promuovere nuovi approcci, portando le persone al centro, rendendole realmente protagoniste dei percorsi insieme alla famiglia”.

Nadia Pautasso spiega che oggi si parla sempre meno di un’offerta standard e statica, ma sempre più di flessibilità, di interventi educativi “personalizzati”, che possono essere garantiti solo con una stretta relazione tra tutti i soggetti del territorio: “Quello che cercano di fare le cooperative – sottolinea – è sempre più un lavoro di cura delle relazioni e di progettualità nuove che si intersechino con il percorso scolastico. Attività che promuovano l’inclusione nel tempo extra scolastico, negli altri contesti di vita del minore come oratorio, spazio compiti e luoghi dello sport. L’obiettivo è guardare alla persona nella sua globalità”.

Fondamentale è costruire ponti tra scuola e territorio, coordinare tutte le realtà in una progettualità comune, condivisa e non frammentata. “È importante non perdere tempo, sfruttare gli anni dell’età evolutiva per fare esperienze di vita anche fuori dalla scuola, dare protagonismo alla persona, aiutarla a scegliere il proprio percorso di vita. Oggi anche le famiglie sono più attive e consapevoli. Questo significa rinnovarsi continuamente, non stare mai fermi nella programmazione dei servizi. Nulla può essere statico, ma dobbiamo seguire i cambiamenti anche della socialità”.

Al centro dell’attenzione e oggetto di riflessione, in un’ottica innovativa, è il ruolo dell’assistente educatore: “A livello provinciale stiamo portando avanti ragionamenti e riflessioni finalizzati a superare la concezione dell’assistente educatore dedicata al singolo individuo: si tratta di una figura che deve essere riqualificata, perché è sempre più educativa e meno assistenziale, quindi deve essere valorizzata nella sua professionalità e competenza, affinché possa promuovere una cultura dell’inclusione nel contesto più ampio della classe. Stiamo ragionando, anche in un contesto più ampio quale è il livello regionale, sulla riorganizzazione del servizio per ottimizzare le risorse e garantire non solo il benessere del minore ma anche una collaborazione più strutturata con il contesto scuola, anch’esso in difficoltà”.

La sfida: servizi costruiti attorno a ogni persona

I filoni di intervento si inseriscono nell’ambito del “Progetto di vita” e si articolano secondo le necessità di autonomia abitativa e lavorativa. Temi centrali anche all’interno del PNRR. “Stiamo investendo molto nelle matrici ecologiche, lo strumento pensato e validato dal professor Croce, neuropsichiatra di Brescia – dichiara Valerio Mari, presidente della Cooperativa Sociale Lavorare Insieme e referente di Confcooperative Bergamo nell’ambito della Disabilità nell’età adultaanziano – Consente di approcciare in maniera innovativa il progetto di vita della persona con disabilità. Partendo dalla lettura dei bisogni e delle aspettative, non sono più previsti interventi calati dall’alto. C’è un ribaltamento di prospettiva: si mette al centro la persona per costruire intorno il suo progetto”.

Un approccio che si sviluppa dalla necessità di rinnovare i metodi per potenziare l’efficacia degli interventi. “I servizi per persona con disabilità adulta sono enormi conquiste sociali e culturali, oggi abbiamo un’ampia gamma di servizi, alcuni accreditati dalla Regione, altri sono emanazione degli Ambiti o delle cooperative. È un sistema capillare e molto ricco, ma che se non si ha la capacità di farle evolvere rischiano di non produrre più nel tempo quell’emancipazione sociale che era alla base dei servizi”.

In Confcooperative, un secondo gruppo di lavoro si dedica alla disabilità negli anziani. “Il tema della flessibilità è molto importante anche in questo caso – continua Mari – Cosa significa flessibilità: la capacità di intendere queste esperienze in maniera più funzionale alle esigenze delle persone. Mettere in discussione le rigidità strutturali dei servizi: modulare la frequenza dei centri diurni, per esempio, secondo il percorso di vita di ognuno”.

Tra gli obiettivi, la ricomposizione delle risorse a disposizione delle persone disabili al fine di rispondere con efficacia ai bisogni di ogni singola persona. “Anche sul tema della residenzialità è necessario mettere a confronto esperienze, prassi, sperimentazioni – conclude Mari – Non pensarla solo in termini istituzionali, o di grandi comunità, ma anche a piccoli appartamenti di quattro o cinque persone integrati nel territorio, nel quartiere. Tutto questo che faceva parte della legge 112 che ha portato i fondi sul Dopo di noi, ma spiragli interessanti si trovano anche nel PNRR che parla di fondi specifici per promuovere esperienze di vita adulta autonoma in una dimensione molto più familiare, di casa, e meno in istituto o nel servizio classico di un’esperienza eccessivamente sanitarizzata”.

 

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