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Sotto il Monte tra le prime tappe del prete no vax, il parroco: "Lo riceverò, ma non voglio cortei" - BergamoNews
Il pellegrinaggio

Sotto il Monte tra le prime tappe del prete no vax, il parroco: “Lo riceverò, ma non voglio cortei”

Don Claudio Dolcini: "La nostra è terra di pellegrini, ma non faremo da cassa di risonanza a nessuna ideologia. Nella chiesa ci sono tante questioni aperte: se dovessi manifestare, come prete lo farei per cose più importanti"

Sotto il Monte è terra di pellegrini. Accoglierò e ascolterò don Emanuele come chiunque altro, a una condizione: il sagrato della nostra chiesa non diventi il pulpito di un corteo no vax”.

Don Claudio Dolcini, parroco di Sotto il Monte, ha le idee molto chiare. “Sono stato contattato via mail da una collaboratrice di don Emanuele, per chiedermi se poteva recarsi nella nostra parrocchia – dice -. Se vorrà parleremo e pregheremo insieme, ma non ospiteremo alcun tipo di manifestazione. Non faremo da cassa di risonanza a nessuna ideologia”.

Venerdì mattina, 11 febbraio, prenderà il via il pellegrinaggio annunciato da don Emanuele Personeni in difesa delle persone non vaccinate. Alle 7,30 il sacerdote partirà dalla chiesa della sua parrocchia, Ambivere, prima di incamminarsi verso Mapello e Valtrighe, dove esercitano i colleghi don Alessandro Nava e don Andrea Testa, a loro volta convinti sostenitori delle tesi no vax e con i quali ha redatto l’opuscolo “Covid-19, i conti non tornano”, pieno di riferimenti alla “vaccinazione sperimentale” e pure un appello a raccogliere fondi in favore dei non immunizzati, scatenando polemiche a non finire.

“Laddove possibile, sarei lieto di poter incontrare il parroco per consegnare le mie lettere – ha spiegato don Emanuele sui social, dove tiene una sorta di diario -. Poi, vorrei sostare qualche minuto in preghiera all’esterno della Chiesa parrocchiale. Dopodiché, salvo imprevisti, mi dirigerò alla volta della parrocchia successiva”.

Di fatto, la prima chiamata a decidere se accogliere o meno l’iniziativa del sacerdote è proprio quella di Sotto il Monte. “Prima di essere un prete, don Emanuele è un libero cittadino e ha il diritto di esporre le proprie idee – commenta don Claudio -. Ma per quanto mi riguarda è sempre importante dire la verità, altrimenti siamo in ‘Alice nel Paese della Meraviglie’. Nella chiesa – aggiunge – ci sono tante questioni aperte, tante situazioni difficili. Personalmente, se dovessi manifestare come prete lo farei per questioni che a mio avviso meritano maggiore attenzione. Soprattutto, eviterei di esporre la figura del sacerdote a tematiche così delicate, sulle quali è meglio fare esprimere persone con maggiori competenze”.

Nella giornata di mercoledì, ha preso posizione sulla vicenda il curato di Nembro, don Matteo Cella, che ha fatto sapere di avere scritto una lettera proprio a don Emanuele, invitandolo a non diffondere il suo messaggio nel paese più colpito dalla pandemia durante la prima ondata Covid. “Quella che sostieni – scrive – non è una battaglia di libertà ma la difesa dell’egoismo di chi, per chissà quale assurda ragione, decide di non contribuire a combattere l’unico comune nemico: il virus. In una comunità che ben conosce cosa significa la pandemia, queste prese di posizione suonano come un’offesa verso chi ha sofferto e nei confronti di chi è morto a causa del virus: loro il vaccino l’avrebbero preso volentieri”. Poi, aggiunge: “Sicuramente ci sarà una presa di posizione pubblica mia e di altri nei prossimi giorni, perché è inaccettabile che questa crociata sia combattuta come ‘prete della diocesi di Bergamo’”.

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