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Le testimonianze

“Siamo in una valle di lacrime”: piscine con l’acqua alla gola tra rincari energetici e calo delle presenze

La situazione è drammatica per gli impianti natatori della provincia. A Dalmine le bollette del gas per il trimestre ottobre/dicembre passano dai 17mila euro del 2019 a 31mila euro; a Treviglio un aumento del 322%; a Calcinate del 120%

Bergamo. “Siamo in una valle di lacrime”; “Siamo semplicemente disperati”; “Non vediamo la luce in fondo al tunnel”; “Nessuno ci aiuta, è vergognoso”.

È lo sfogo dei gestori di alcuni impianti natatori della provincia di Bergamo, frasi ricorrenti per raccontare la difficile situazione che si trovano a vivere in questi ultimi mesi. A qualcuno si incrina addirittura la voce.

Le piscine sono strutture energivore: le vasche sono piene di acqua che va riscaldata, gli ambienti devono offrire una temperatura idonea, la luce è presente in tutti i locali. I rincari sulle bollette quindi, hanno colpito in modo molto pesante queste realtà.

Senza contare che le entrate sono nettamente diminuite: 11 mesi di chiusura totale negli ultimi due anni, ripartenze a singhiozzo e con ingressi contingentati, quarantene e isolamenti degli utenti e del personale, scuole e asili che non hanno avviato i corsi. Gli incassi sono più che dimezzati, le presenze diminuite del 50/60 per cento.

“La situazione è gravissima, un vero incubo, tantissimi impianti stanno chiudendo – racconta Patrizia Belotti della piscina Olimpic Sporting Club di Calcinate -. Le persone non vengono più, noi lavoravamo tanto con gli asili e con le scuole, ma con questa gestione delle quarantene è impossibile per gli istituti organizzare i corsi. Così abbiamo dovuto fare una scelta ed abbiamo deciso di aprire tutti i giorni alle 16.30, tanto prima di quell’ora le vasche rimangono vuote. Cercheremo di tenere duro fino a maggio, con la bella stagione i consumi diminuiscono e i contagi pure”.

Sono 50 anni che Patrizia Belotti gestisce impianti natatori. Ha cominciato nel 1972 insieme a suo padre, a Villongo, ed ora è davvero sconsolata: “Mi sono ridotta a controllare due o tre volte al giorno i contatori, cerchiamo di stare attentissimi ai consumi, ma non posso mica far entrare le persone in vasca con l’acqua fredda! Le piscine vivono di energia e non riusciamo a sostenere questi rincari. Se prima, per un impianto piccolo come il nostro, di metano pagavamo intorno agli 8mila euro al mese, ora sfioriamo i 16mila. Le bollette dell’Enel sono passate da 4mila euro a 7/8mila. Se non abbiamo entrate come facciamo? Nessuno ci aiuta, né lo Stato né i Comuni, siamo inesistenti. Qui lavorano persone che hanno una famiglia, dei bambini piccoli. Tanti istruttori hanno dovuto addirittura cambiare lavoro, andare a fare altro perché nel settore ormai non c’è più speranza”.

Gabriella Roberti è vicepresidente della cooperativa Onda Blu che gestisce la piscina di Dalmine: “Se mi è già arrivata la bolletta? Purtroppo sì. Tralasciando il 2020, dato che le piscine erano chiuse, posso fare un raffronto con il 2019: nel trimestre ottobre, novembre e dicembre di teleriscaldamento avevamo pagato 17mila euro, ora siamo a 31mila. La bolletta dell’Enel è passata da 7mila euro a 9mila. E poi la nostra è una struttura datata, che non ha efficientamento energetico, quindi i consumi sono molto elevati”.

Secondo Roberti la gente ha voglia di tornare in piscina “ma tanti non si fidano ad iscriversi ai corsi con il rischio di saltare un buon numero di lezioni per quarantene o isolamenti. Le scuole non vengono più e le presenze sono precipitate rispetto al periodo pre-Covid. Come vedo il futuro? Per ora lo vedo nero. Speriamo almeno che cambino le regole e che le persone vaccinate siano sottoposte a minori restrizioni. Altrimenti con il calo delle presenze e i costi dell’energia alle stelle, noi come possiamo sopravvivere?”.

La piscina di Treviglio si trova nelle stesse acque, come spiega la direttrice Ombretta Gualtieri: “I costi dell’energia, a fronte dei medesimi consumi del 2019, sono quadruplicati. Nella nostra struttura abbiamo registrato un rincaro del 322 per cento. Spiace, perché stiamo facendo tantissimi sforzi a livello di sicurezza, pulizia, ci atteniamo scupolosamente alle regole per tutelare al massimo la salute degli utenti e del personale. Cerchiamo in tutti i modi di conquistare la loro fiducia e non appena riusciamo ad incrementare un po’ le presenze, ci arrivano le batoste delle bollette. La situazione è davvero difficile: in questo impianto, che conta piscina, palestra e bar, ci lavorano una quarantina di persone. Noi cerchiamo con tenacia di restare a galla, confidiamo in un futuro migliore, dato che a marzo partiremo con i corsi primaverili e si spera che il Covid dia un po’ di tregua”.

Alla piscina di Lovere Claudio Girelli incontra le stesse difficoltà: “Gli impianti natatori hanno sempre avuto dei costi esorbitanti a livello energetico e questi rincari ci stanno mettendo in difficoltà, come tutti. Se in un mese pagavamo circa 3mila euro di luce, ora siamo passati a 6mila, di gas da 7.500 a 18mila. Le presenze a gennaio hanno subito un forte calo, tantissime persone si sono contagiate o erano in quarantena da contatto, ma ora sembra che la situazione stia migliorando e guardo al futuro con fiducia”.

Domenica 6 febbraio il Coordinamento delle Associazioni dei Gestori Impianti Natatori ha indetto una giornata di chiusura nazionale delle piscine per protestare contro i rincari, alla quale la piscina di Lovere ha deciso di aderire.

Una sorta di sciopero per attirare l’attenzione del Governo e ricordare che questo settore “ha bisogno di aiuto, di sostegno. Esistiamo anche noi”.

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