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In via mario lupo e borgo canale

Bergamo e i lavatoi, pezzi di memoria cittadina da riscoprire

Il mensile "Dove" gli dedica un servizio. "Sembra ancora di sentire le chiacchiere delle lavandaie - racconta l'assessore ai lavori pubblici Marco Brembilla, che ne ha voluto fortemente il restauro -. Un tempo non solo non c'erano le lavatrici, ma nelle abitazioni mancava perfino l'acqua corrente. Così il comune pensò ai lavatoi. Oggi c'è il Covid, allora peste e tifo: acqua significava vita”

Il mensile “Dove” ha dedicato un servizio a Città alta, in particolare al lavatoio di via Mario Lupo e Borgo Canale dal titolo “Bergamo, sulle strade dell’acqua e del pane”.

“La prima tappa a Bèrghem de hura, poco entro le mura – si legge – è il lavatoio di via Mario Lupo, a ridosso di piazzetta Angelini dalla fine dell’Ottocento: un pezzo di memoria cittadina tra alberi e case secolari.

“Sembra ancora di sentire le chiacchiere delle lavandaie, mani nell’acqua gelida, gonne lunghe, i figli più piccoli attaccati ai grembiuli spessi – racconta l’assessore ai lavori pubblici Marco Brembilla, che ha voluto fortemente il restauro degli antichi lavatoi -. Un tempo non solo non c’erano le lavatrici, ma nelle misere abitazioni di questa parte della città, di difficile accesso rispetto alla parte bassa, mancava perfino l’acqua corrente. Così il comune pensò ai lavatoi. Oggi c’è il Covid-19, allora peste e tifo: avere l’acqua a portata di mano significava un contatto con l’esterno e, in molti casi, la vita”.

Il lavatoio, un’ellissi suddivisa in 18 lavelli, è tutto in marmo di Zandobbio, come Porta San Giacomo. A proteggerlo, un tetto con una mantovana (o “festone”) in ghisa. Sotto, uno stemma del 1891. “È stato un lavoro impegnativo – sottolinea Pietro Simone Tribbia, architetto e direttore tecnico di Ars Restauri -. Come per il lavatoio di Santo Erasmo, in via Borgo Canale, deturpato da innumerevoli fratture, scritte vandaliche e rotture interne. E in programma abbiamo già altri interventi”.

Si risale via Gombito per visitare questi ultimi lavori. Costruito nei primi anni del XX secolo, nel lavatoio di Borgo Canale colpisce la purezza delle linee e la modernità nel taglio delle sei vasche, dove le donne venivano a lavare a mano e con la cenere. L’ultimo lavatoio da riscoprire, nei pressi di via Boccola, sotto la chiesa di San Lorenzo e la fontana ipogea del Lantro, del XVI secolo, sarà accessibile con visite guidate dalla prossima primavera”.

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