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Centro Salesiano DON BOSCO

Salesiani

Un grande desiderio di essere ascoltati e felici!

La riflessione di don Massimo Massironi, direttore dell'Istituto Salesiano don Bosco di Treviglio

Assistiamo a fatti e titoli di giornali che evidenziano violenze verbali, fisiche, psicologiche e di cyberbullismo da parte di alcuni giovani. Tanti si chiedono se ci siano ragazzi cattivi o se la colpa di ciò sia legata alle emozioni represse durante le solitudini di questa pandemia. Fatto salvo che ogni comportamento contro la legge e le persone vada valutato dalle autorità competenti e trattato secondo la norma, mi pare però insufficiente per la nostra società culturale fermarsi solo sull’aspetto punitivo e repressivo. Don Bosco risponderebbe alle tristi situazioni odierne con un’educazione preventiva e ci ricorderebbe che non serve chiederci se ci siano o meno ragazzi cattivi o repressi, ma che si consideri tanto la questione educativa tanto la vicinanza da parte del mondo adulto.

Negli episodi spiacevoli che hanno come protagonisti i giovani è la capacità educativa degli adulti a dover essere messa “sotto accusa”; è insufficiente gridare al lupo al lupo quando anche noi adulti siamo dei lupi. La superficialità e la banalità del male del “bullo di turno” si educa e si previene solo con il bene, perché in tutti, anche nel ragazzo più discolo, c’è un punto accessibile al bene che può salvare e rendere migliore la sua vita. Non esistono ragazzi cattivi, esistono giovani soli o infelici. I giovani, soprattutto oggi, chiedono a tutti di essere ascoltati e di non essere lasciati soli.

L’ascolto è, infatti, un elemento essenziale della vita perché essa nasce dall’ascolto del cuore e del corpo di un altro; è anche un elemento essenziale dell’educazione perché vive del sentire la voce degli altri! L’educazione è questione di Qualcuno Presente, che anche in silenzio presti ascolto e non ci lasci soli. Questo dice a tutti: che la presenza di adulti maturi come genitori, educatori, insegnanti, allenatori, uomini della politica e sacerdoti è importantissima per i giovani. La presenza dell’educatore è “condizione” perché nasca e viva un cammino educativo e preventivo sul male. Don Bosco era convintissimo che la presenza di un adulto che ascolti si configura come causa esemplare efficace nel dinamismo educativo di una vita giovane; l’educatore per mezzo dell’esempio e con il suo comportamento influisce fortemente sull’educando perché non si limita a proporgli ciò che deve fare ma egli stesso diventa il modello di quella che deve essere una condotta buona e una forma di vita felice: “Don Bosco educava i giovani e li portava al bene colla persuasione e quelli lo facevano con trasporto di gioia”.

Gli adolescenti hanno bisogno, come l’ossigeno, di sentire che fare qualcosa di bello e di buono rende felici; i nostri ragazzi diventeranno maturi solo se riusciremo a far sporcare loro le mani con esperienze concrete di bene, di aiuto e di volontariato. San Giovanni Bosco seppe ascoltare così bene le istanze più profonde dei giovani, che rifuggendo da eccessivi astrattismi, anche spirituali, seppe far vivere nel suo sistema preventivo il tema dell’allegria, del gioco, dell’amore, del servizio, della cultura e della fede. Per don Bosco una presenza adulta che ascolti e che abbia di mira il desiderio dei giovani ad essere felici fu la forma concreta di quell’amore pedagogico che lo ha reso Padre, Maestro e Amico dei giovani: “Trattiamo i giovani con amore ed essi ci ameranno, trattiamoli con rispetto ed essi ci rispetteranno”. San Giovanni Bosco ci insegna che per prevenire ogni violenza, soprattutto quella giovanile, abbiamo bisogno di una buona educazione e di una buona felicità…perché i ragazzi non sono cattivi, al limite sono soli ed infelici e hanno il grande desiderio di essere ascoltati e di essere felici!

Don Massimo Massironi
Direttore
Istituto Salesiano don Bosco – Treviglio.

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