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L'intervista

Sanremo, Ivan Cattaneo: “Lo guardo sempre. Quella volta che portai e feci conoscere Anna Oxa”

L'artista originario di Pianico, commenta il Festival alla vigilia: "Sono contento per Checco Zalone sul palco dell'Ariston. Siamo amici e ci scriviamo messaggi WhatsApp"

“Il cast è buono, ampio e ben amalgamato, migliore rispetto a quello dell’anno scorso. E sono molto contento che tra gli ospiti ci sia il mio amico Checco Zalone“. Così il cantante bergamasco Ivan Cattaneo si esprime in merito alla nuova edizione del Festival di Sanremo, ormai pronta per il via.

La kermesse, che sarà nuovamente condotta da Amadeus, si svolgerà da martedì 1 a sabato 5 febbraio: abbiamo intervistato Ivan Cattaneo, l’artista originario di Pianico, sul Sebino, chiedendogli le impressioni della vigilia.

Che cosa rappresenta per lei il Festival di Sanremo?

Per me, come per tante altre persone, è un ricordo d’infanzia. Siamo cresciuti tutti con questa kermesse, che nel tempo è diventata una ricorrenza che si sussegue al Natale, alla Quaresima, al carnevale e alla Pasqua. È una sorta di sequenza liturgica che seguo sin da bambino.

E quest’anno lo vedrà?

Sì, certamente. Lo guardo sempre e lo registro per poter riascoltare le strofe e i ritornelli delle varie canzoni: se sono valide mi soffermo, altrimenti proseguo più rapidamente. La durata e la tempistica del festival sono molto cambiate nel corso degli anni: una volta veniva trasmessa solamente l’ultima serata o le ultime tre, mentre oggi è diventato un programma televisivo, dura cinque giorni ed è un “polpettone” unico. A livello musicale tutto viene concentrato in questo evento.

Ci spieghi

Le altre manifestazioni musicali non si svolgono più, è rimasto solo Sanremo perchè ha più a che fare con la televisione che con la musica in sè. Di fatto è il più grande programma televisivo dell’anno, una trasmissione che continua ad avere il suo valore e la sua necessità, di cui la musica è solo una parte. In passato, invece, c’erano altri eventi come il Festivalbar, la Vela d’oro, Saint Vincent e altri appuntamenti ancora distribuiti in diversi periodi dell’anno: c’era spazio per più artisti mentre oggi o vai a Sanremo o vai a Lourdes, non esistono altri grandi palcoscenici. Sulla scena ci sono 22 o 25 artisti e chi non prende parte al festival deve stare buono e sperare di andarci nell’anno successivo.

C’è qualche edizione o artista che ricorda in modo particolare?

Non ricordo un’edizione in particolare, grossomodo sono tutte simili: ogni anno il rito si ripete in modo quasi uguale. Per quanto riguarda gli artisti, invece, mi avevano colpito gli esordi all’Ariston di Gigliola Cinguetti e Caterina Caselli, ma anche l’esibizione di Luis Armstrong che fu molto divertente: Pippo Baudo, che condusse quel Sanremo, lo strappò dal palco perchè era convinto di dover tenere un concerto e non smetteva più di cantare.

Non ha mai partecipato al festival nel corso della sua carriera

A livello professionale non ho mai avuto il mito di Sanremo: in passato non ho mai voluto andarci mentre più recentemente, quando mi sarebbe piaciuto calcare l’Ariston, non mi hanno più voluto. Nel 1978, però, ci sono stato con Anna Oxa, quando l’ho lanciata svolgendo il ruolo di produttore.

E come mai in passato non voleva prendere parte a Sanremo?

Perchè riduceva tutto a un solo evento, mentre un cantante vive 365 giorni all’anno. Sanremo è una fiera e, come avviene in tutti gli altri settori come l’arredamento, questi eventi si susseguono per tutto l’arco dell’anno, dovrebbe esserci posto per tutti ed era così anche per la musica. Oggi, invece, tutto si è ridotto a Sanremo, in una settimana ed è un cancro, ma sono cambiate anche tante altre cose: le vendite dei dischi si sono ridotte moltissimo e tutto viene scaricato da internet.

Ci racconti un aneddoto: com’era andata con Anna Oxa?

La collaborazione con lei è nata quando l’allora direttore generale di RCA, Ennio Melis, che lanciò molti altri grandi artisti come Lucio Dalla e Francesco De Gregori, mi chiamò e mi parlò di questa ragazzina dalla voce meravigliosa: volevano mandarla a Sanremo, chiesero la mia collaborazione e ideai per lei un look punk che in Italia era ancora sconosciuto, così salì sul palco con questo aspetto e cantò la canzone “Un’emozione da poco”.

Le piace il cast di questa edizione?

Si, è un buon cast. Ampio e variegato, è migliore di quello dell’anno scorso. E’ ben amalgamato e, scorrendo i nomi, spiccano artisti riconosciuti, che non devono la loro fama alle visualizzazioni su internet. Comprende, per esempio, veterani come Iva Zanicchi, Gianni Morandi, Massimo Ranieri e Donatella Rettore.

Chi preferisce fra i cantanti in gara?

Non avendo ancora ascoltato le canzoni, è presto per dirlo. Non va dimenticato che questa manifestazione è nata come Festival della canzone e non dei cantanti: questi ultimi sono strumenti che passano, mentre le belle canzoni possono rimanere una vita, un’epoca. Per esempio, tutti conoscono la canzone che fa “Baciami bambina sulla bocca piccolina” ma pochi si ricordano che l’ha cantata Rabbagliati. Anche il look è un fattore di costume legato al momento: è importante ma poi rimane la canzone.

Achille Lauro gioca molto sul look. Cosa ne pensa?

La cosa più bella che ha è l’età: quando sei giovane puoi fare qualsiasi cosa se hai coraggio, e oggi non ce ne vuole nemmeno molto. In passato, invece, per osare, bisognava essere molto più coraggiosi di oggi. Ma è la canzone che conta. Non mi sembra che lui abbia una grande voce ma a volte, per avere successo, non ce n’è bisogno.

Amadeus le piace?

Si, è bravo, fa parte della generazione dei Carlo Conti: non infastidiscono e sono al servizio dell’ospite… sono perfetti.

Tra gli ospiti c’è Checco Zalone, le piace?

Sì, è una persona simpaticissima e molto semplice, sono contento per lui, mi fa piacere che salga sul palco dell’Ariston. Siamo amici e ci scriviamo messaggi WhatsApp: è uno dei pochi artisti con cui chatto ed è molto divertente.

Di cosa vi scrivete?

Un po’ di tutto. Spesso commentiamo cose che leggiamo. E’ un’amicizia che prosegue ormai da un po’ di tempo. Nel corso della pandemia ho sentito molto anche Renato Zero, un altro amico,

Prima ha spiegato che il mondo della musica è cambiato molto. Cosa pensa dei talent?

Non li seguo, non mi interessano e non li guardo, non mi incuriosiscono nemmeno. Sono convinto che siano le canzoni a fare la differenza per un artista.

Ma cosa rende un artista davvero tale?

La creatività, non necessariamente la voce e la bravura canora. A distinguerlo è la capacità di creare qualcosa di nuovo, che non si è visto prima. Anche chi non ha gran voce, infatti, riesce ad arrivare al pubblico se trasmette messaggi creativi validi, come nel caso di Madonna e Jovanotti… Guccini e Bob Dylan sono la dimostrazione di quanto siano importanti i testi.

Per concludere, quali sono i suoi prossimi progetti per il futuro?

Sto lavorando alla messa in scena di uno spettacolo teatrale, che uscirà ad aprile con un mio nuovo disco, “Titanic Orchestra”, che contiene 12 inediti e un libro multimediale con quadri, testi delle canzoni e aforismi.

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