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Curno ricorda Marisa, uccisa a 25 anni dal marito: fiaccolata e poesie - BergamoNews
La sera del 2 febbraio

Curno ricorda Marisa, uccisa a 25 anni dal marito: fiaccolata e poesie

Il sindaco Luisa Gamba: "Vi invito a partecipare. La violenza sulle donne è una questione culturale e per cambiare 'la cultura' si deve perseverare nel protestare, parlare, condividere, testimoniare sulle questioni che abbiamo a cuore"

Curno. Una fiaccolata, seguita da un momento finale di raccoglimento e poesia. “Mercoledì 2 febbraio, alle 19.15, ricorderemo la nostra giovane concittadina Marisa Sartori, morta tre anni fa a causa dell’atroce violenza del marito – spiega il sindaco di Curno, Luisa Gamba -. Vi invito a partecipare perché, come sappiamo, la violenza sulle donne è una questione culturale e per cambiare ‘la cultura’ si deve perseverare nel protestare, parlare, condividere, testimoniare sulle questioni che abbiamo a cuore”.

Lo scorso novembre, la Corte di Cassazione ha confermato l’ergastolo ad Ezzedine Arjoun, reo confesso del delitto della moglie la sera del 2 febbraio 2019.

Secondo quanto ricostruito dalle indagini della Procura di Bergamo, il 37enne Arjoun quella sera avrebbe atteso per ore l’arrivo della coniuge, che voleva separarsi da lui, e della sorella nei garage della palazzina di via IV novembre, dopo essersi procurato l’arma del delitto, un coltello da cucina con lama da 13 centimetri.

Otto i fendenti inferti a Marisa, colpita violentemente al torace, all’addome, al braccio destro e alla gamba sinistra, che l’hanno portata alla morte per anemia metaemorragica acuta fatale. La ragazza l’aveva denunciato qualche giorno prima del delitto perché si sentiva perseguitata da lui.

Nella colluttazione era rimasta ferita in modo grave anche la sorella della vittima, la 22enne Deborha, colpita sotto al seno sinistro e all’addome.

Dopo l’omicidio, il 36enne si era presentato spontaneamente alla vicina caserma dei carabinieri di Ponte San Pietro, confessando il delitto. Sottoposto poi a perizia psichiatrica, era stato dichiarato capace di intendere e volere, ma ha sempre negato la premeditazione, sostenendo di aver reagito a una frase di Deborha.

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