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Gosens, la sinistra al potere: dal “villaggio" alla Champions e le notti magiche con la Dea - BergamoNews
Il personaggio

Gosens, la sinistra al potere: dal “villaggio” alla Champions e le notti magiche con la Dea

Ha imparato presto la lingua, poi a Zingonia col Gasp tecnica e tattica per fare tanti gol e assist. Lo volevano in Bundesliga, Juve e Barcellona, ora saluta davvero: giovedì mattina le visite mediche, poi l'annuncio ufficiale

“Vale la pena sognare”. Un’affermazione, più che una domanda, titolo dell’autobiografia di Robin Gosens. Uno dei calciatori più corteggiati, dalla Premier (gli sceicchi del Newcastle) alla Liga (Atletico Madrid) e alla Bundesliga.

“Stavo festeggiando con i miei compagni la qualificazione dell’Atalanta in Champions”, rivelava nel maggio 2019, “quando mi arriva un messaggio: ‘Ciao Robin, saresti interessato all’argomento S04?'”. Una vera e propria proposta, dallo Schalke 04, la sua squadra del cuore. “Ma poi non se ne fece nulla, l’Atalanta si oppose al mio trasferimento”.

Come due anni dopo, quando si faranno avanti prima la Juventus e poi anche Barcellona e Borussia Dortmund (proprio i rivali dello Schalke, che lo avevano bocciato a un provino da ragazzo), ma sarà lo stesso Robin a rispondere: “Per ora penso solo all’Europeo”.

E quando, dopo Germania-Portogallo del giugno 2021, i giornali tedeschi titolano “L’estate in cui la Germania si innamorò di Robin Gosens”, a Bergamo molti sorridono. Perché qui, sotto le Mura, l’amore di tifosi e tifose era già sbocciato da tempo per questo ragazzo dai modi molto educati, ma con una grinta da vero “deutsch”.

Uno che in campo dava l’anima, onorando in pieno lo slogan riportato sul colletto, “la maglia sudata sempre”.

Ma non solo generoso nella corsa: affidato alle cure del Gasp, protagonista di una straordinaria evoluzione tecnica e tattica: dal semisconosciuto terzino del campionato olandese (dove l’Atalanta l’aveva scovato e ingaggiato dall’Heracles per la modica cifra di un milione e spiccioli) alla Champions League. Come ricordava la sua autobiografia, “da calciatore del villaggio a uno dei migliori terzini d’Europa”.

D’accordo, nessuno è insostituibile e forse solo Gasperini non può essere clonato, però se la Dea riesce per tre volte consecutive a meritarsi la Champions League lo deve anche ai gol e agli assist di Robin Gosens, che pure bomber non è.

Eppure… Gli inizi a Bergamo non erano stati facili: “L’allenatore non mi vedeva” ricorda nel suo libro “e io mi chiedevo se fossi all’altezza di un club di questo livello e di compagni che avevano, al contrario di me, una vera formazione calcistica alle spalle. Ero a Bergamo da solo, non parlavo la lingua, non conoscevo nessuno. Mi sono domandato spesso se avessi fatto la scelta giusta. E poi fino a 18 anni la tattica non sapevo cosa fosse, il mio calcio era correre e tirare”.

Ma Gosens a Zingonia impara e molto bene. La lingua (molto meglio di tanti politici), il calcio spettacolo del Gasp. La catena di sinistra, con Robin e il Papu, diventa devastante e, anche quando Gomez se ne va, le discese ardite di Gosens restano travolgenti, spesso in sintonia con le galoppate di Hateboer, dall’altra parte.

Gosens fa gol e offre assist pesanti: 9 reti in Serie A nel 2019-20, 11 nel 2020-21 e non sarà un caso, se quando fa gol lui l’Atalanta vince quasi sempre. Perde solo una volta, nel 2019 quell’1-3 contro la Juve di Ronaldo che gli rifiuterà la maglia. Ma poi Robin si vendicherà, eliminando il Portogallo da migliore in campo con la sua Germania.

Dopo gli Europei aveva rimbalzato le voci di mercato ricordando: “Cosa dico ai tifosi dell’Atalanta? Vi voglio bene, ci vediamo presto”. In realtà la sua ultima stagione è stata brevissima. Robin Gosens ha giocato la sua ultima partita in Serie A con l’Atalanta il 25 settembre a San Siro proprio contro l’Inter che ora se l’è preso (giovedì mattina le visite mediche, poi l’annuncio ufficiale), prima dell’infortunio del 29 settembre contro lo Young Boys.

Ora dice di essere “molto contento” del passaggio agli altri nerazzurri e forse pensa già al prossimo 8 marzo, quando l’Inter scenderà in campo in Champions contro il Liverpool, ad Anfield. Dove lui ha già fatto gol (con Ilicic, 2-0) e trascinato l’Atalanta alla vittoria, il 25 novembre 2020.

Ciao Robin, “Vale la pena sognare”.

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