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Frana, il G16 del Sebino chiede alla Regione la riconversione del cementificio - BergamoNews
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Frana, il G16 del Sebino chiede alla Regione la riconversione del cementificio

Gli amministratori: "A rischio anche il turismo del lago d'Iseo"

Tavernola. Un’azione congiunta. È quella con cui i comuni del G16 del lago d’Iseo sperano di far arrivare la propria voce alla Regione sulla problematica della frana del monte Saresano.

La linea, come emerso negli scorsi giorni, è quella di chiedere la chiusura del cementificio e di avviare la riconversione dell’area. “C’è di mezzo una calamità che potrebbe condizionare le attività di tutto il lago per molto tempo”, è l’analisi di Joris Pezzotti, sindaco di Tavernola.

Una posizione forte e netta quella del G16, ma non priva della disponibilità al dialogo. “L’ideale sarebbe sedersi intorno a un tavolo tutti insieme, comuni rivieraschi, Regione e azienda, e ragionare su un piano di riconversione”. È quello che chiedono nella bozza del documento approvato nella seduta di lunedì e che nei prossimi giorni, dopo il raggiungimento della versione definitiva, sarà trasmesso alla giunta Fontana con la speranza che questa volta si valuti la situazione nella sua complessità.

Da anni infatti sul lago d’Iseo ci si batte con azioni comunitarie per portare all’attenzione pubblica un tema da troppo tempo sommerso. Non sono da dimenticare i due referendum con cui in passato, soltanto a Tavernola, la questione della cementifera è stata posta ai cittadini.

La prima volta nel 2007, quando il voto fu richiesto sul caso dei combustibili alternativi.

La seconda, più recente, risale al 2018: in quell’occasione la consultazione fu proprio sull’ipotesi di una riconversione dell’area. Il 53% circa dei tavernolesi si espresse in maniera favorevole. E ci si può interrogare su quale risultato un simile referendum avrebbe oggi, dopo la poderosa accelerazione della frana nel febbraio 2021, gli episodi sismici nel Basso Sebino e le vibrazioni delle abitazioni a causa degli spari di mine nella miniera Ca’ Bianca.

Ma quella nei confronti dello stabilimento di ItalSacci non è una battaglia solo dei comuni di Vigolo, Parzanica e Tavernola: “Il cementificio in questi anni è stato più volte oggetto di prese di posizione unanime da parte del G16” ricorda Pezzotti. A confermarlo ci sono gli allegati del documento indirizzato alla Regione: le tante delibere sulla vicenda che negli anni si sono accumulate, tra quelle firmate dai comuni rivieraschi e quelle sottoscritte dalle Province di Bergamo e Brescia, così come da singoli altri comuni limitrofi che nel tempo hanno preso a cuore la problematica del cementificio. Il 23 aprile dello scorso anno poi, durante le audizioni alla Camera nelle commissioni Ambiente e Difesa, il tema della riconversione del sito era stato posto anche di fronte al Governo.

Le lotte per fermare la cementifera si sono incrociate allo stesso tempo con la difesa di due principi, quello della salute e dell’ambiente. Si parla infatti di un’attività che non è mai stata sottoposta ad una Valutazione d’Impatto Ambientale.

Senza contare gli effetti disastrosi imposti alla grande vocazione turistica del lago d’Iseo. “È un impianto obsoleto che rischia di compromettere lo sviluppo turistico del Sebino”. Ma anche quello degli investimenti: “Chi vuole comprare una seconda casa non la acquista di certo in una zona franosa come questa”.

Le numerose criticità dimostrano l’importanza di una soluzione definitiva che, come ribadiscono i comuni del lago d’Iseo, deve andare nella direzione di una riconversione. Alla Regione, che il G16 riconosce aver affrontato la questione della frana con concretezza di mezzi, sia tecnici che economici – come dimostra lo studio affidato alle tre università – chiedono per questo un ulteriore passo.

Ma la prima cosa da fare rimane consolidare il versante del monte Saresano, soprattutto in considerazione dell’interruzione del trend di decelerazione che da settembre la frana ha fatto registrare e che, sottolineano gli esperti, potrebbe essere correlata alla ripresa delle attività esplosive nella miniera. “Se non si fa prima il consolidamento – conclude Pezzotti – che ci sia un cementificio o un parco lì qualsiasi attività resta rischiosa”.

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