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“In quarantena bimbi sani, negativi, guariti o vaccinati”, genitori disperati chiedono risposte - BergamoNews
Le testimonianze

“In quarantena bimbi sani, negativi, guariti o vaccinati”, genitori disperati chiedono risposte

Cresce il malumore e lo sconforto nelle famiglie. I racconti delle mamme alle prese con tamponi, isolamenti e sostegno psicologico dei propri figli: "Le norme sono sbagliate e discriminatorie"

Bergamo. Frustrazione, confusione, sconforto: centinaia di famiglie bergamasche si trovano in condizioni davvero difficili a causa delle quarantene dei loro figli in età scolare.

Bambini sani, con tampone negativo, guariti dal Covid e tanti di loro vaccinati, chiusi in casa in isolamento a causa della positività di due o più compagni.

Mamme e papà sono costretti a restare a casa dal lavoro, a prendere permessi: i bambini delle scuole materne e primarie non si possono certo lasciare da soli.

E loro, i piccoli, secondo i racconti dei genitori, cominciano davvero a non sopportare più questa situazione: niente scuola, niente attività sportive, socialità poca o nulla. Per non parlare dei tamponi. Per le primarie Tzero se un compagno è positivo, da effettuare entro la giornata per verificare eventuali nuove positività in classe: se resta un solo positivo il tampone è da ripetere per tutti dopo 5 giorni (T5), se ci sono due o più positivi scatta la quarantena per tutti. Per le secondarie di primo e secondo grado con un poisitivo in classe niente tampone ma obbligo di indossare la Ffp2 per almeno 10 giorni. Con due positivi scatta la quarantena, ma solo per ha concluso il ciclo vaccinale o è guarito dal Covid da più di 120 giorni, mentre gli altri possono restare in classe con la Ffp2. Per rientrare in classe è necessario il tampone negativo.

Racconta Silvia Boccia, una mamma disperata: “Mia figlia è in quinta elementare. Dal 12 ottobre a oggi ha fatto 5 quarantene, praticamente quasi lockdown. Mio figlio, terza media, da ieri ha iniziato la seconda quarantena. Il numero di tamponi obbligatori fatti solo da loro due arriva quasi a 20. Niente basket, niente scout, niente scuola in presenza, niente amici, niente. Vite sospese dall’arrivo di un messaggio o una notifica, attese di giorni per sapere quando potrai ricominciare… così è diventato davvero troppo, insostenibile, mentalmente, emotivamente. Che cosa possiamo fare? Aiutatemi, ditemi che c’è qualcosa che possiamo fare”.

Silvia Butera ha due bambini alla primaria di Celadina: Tommaso è in terza elementare, Alice in seconda. Racconta: “Siamo ripartiti dopo le vacanze di Natale ma la presenza è durata una settimana. Il lunedì 17, intorno a mezzogiorno, arriva la comunicazione della scuola: la classe di Alice è in sorveglianza sanitaria perché c’è un bambino positivo. Vado a prenderla alle 16 e mi metto alla ricerca disperata di una farmacia per farle fare il T0. La trovo, tampone negativo. Invio il risultato alla scuola che dopo poco comunica la positività di un altro bimbo. La madre si scusa via chat, come se fosse lei o suo figlio la causa del disagio. La classe finisce in quarantena per 10 giorni: mia figlia e altri compagni sono vaccinati e sono negativi ma non importa, sono comunque costretti a stare a casa in Dad e a non presentarsi alle varie attività extrascolastiche. Io sono una libera professionista, mi tocca restare con Alice perché ha 6 anni e mezzo ed è impensabile lasciarla da sola per tante ore. La quarantena della mia bambina sta quasi finendo, quando mi arriva un nuovo messaggio dalla scuola: nella classe di Tommaso c’è un bimbo positivo, tutti a fare il T0. Lo sconforto ci assale, rischiamo di trascorrere altri dieci giorni chiusi in casa. C’è tanta confusione, una cattiva gestione che disincentiva i genitori a far vaccinare i propri figli. Tanto cosa cambia? Devono comunque restare in isolamento”.

Agata frequenta la quinta elementare a Sorisole. La sua mamma racconta: “Il 21 dicembre la classe va in sorveglianza perché c’è un compagno positivo, scatta il T0 e si scopre un altro caso, quindi tutti in quarantena. Ci sono le vacanze di Natale, io comincio ad accusare dei sintomi, faccio il tampone e risulto positiva: ci chiudiamo in casa. Il 28 anche Agata e la sua sorellina, che frequenta la prima elementare, fanno il tampone: entrambe positive. Il 7 gennaio andiamo a rifare il test al Matteo Rota: tre ore e venti di coda, in piedi, al freddo, tutti ammassati. Le bambine sono ancora positive. Il 14 nuovo tampone e finalmente entrambe si sono negativizzate. Il 17 Agata torna a scuola, il giorno dopo arriva la comunicazione di un nuovo positivo in classe e la solfa ricomincia. Ora sono di nuovo in Dad ed io ho iniziato a chiamare a scuola, a scrivere mail perché mia figlia ha il green pass, si è negativizzata da poco, non abbiamo ricevuto comunicazioni da Ats, non ha avuto contatti perché praticamente ha fatto solo 8 ore di scuola. Ho insisitito con la dirigente che alla fine ha acconsentito a farla tornare in classe anche se i suoi compagni sono a casa”.

La mamma di due bambine della primaria di Monterosso riporta la sua esperienza: “Al rientro dalle vacanze natalizie è scattato il T0 per mia figlia in terza elementare. Hanno fatto tutti il tampone, negativi. Ma sfortunatamente al t5 è emerso un positivo. Quindi la mia bambina, nonostante abbia avuto due tamponi negativi e abbia due dosi di vaccino, si è dovuta fare dieci giorni di quarantena, e io a casa con lei ovviamente perché a 8 anni non può stare a casa da sola tra dad e il resto. Qualche giorno dopo anche la classe dell’altra figlia, quinta elementare, ha dovuto fare il T0. Una sezione è andata in quarantena, quella di mia figlia no. Domenica 23 gennaio, giorno del tampone di fine quarantena e del t5, molte mamme e compagne e compagni delle mie bambine si sono fatte 2-3 ore di coda al freddo perché molte farmacie erano chiuse. Mia figlia, nell’arco di dieci giorni, ha fatto tre tamponi, il vaccino e la quarantena“.

C’è tanto malumore quindi, nelle famiglie degli alunni. “Nessuno incolpa la scuola o Ats, loro applicano il protocollo – dicono in molti -. Sono proprio le norme che non hanno senso e che discriminano bambini e ragazzi, creando di conseguenza grossi disagi a tutta l’organizzazione familiare. Se sussite la positività allora è più che giusto l’isolamento. Ma perché un adulto guarito, vaccinato con le terza dose è soggetto all’autosorveglianza e può andare in giro anche se è entrato in contatto con un positivo mentre i bambini sono costretti a stare a casa? Perché viene prevista tutta una serie di tamponi quando le strutture e le farmacie non supportano la mole di richieste? Perché per gli adulti la dose booster o la guarigione vale 6 mesi mentre per i ragazzi dai 12 anni in su solo 4 mesi?”.

 

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