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Occhio pigro, l’esperta: “Come riconoscerlo e risolverlo” - BergamoNews
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Salute

L'intervista

Occhio pigro, l’esperta: “Come riconoscerlo e risolverlo”

Ne parliamo con la dottoressa Laura Mosca, ortottista dell’Unità Operativa di Oculistica del Policlinico San Marco e di Smart Clinic Oriocenter

È una condizione che compare sin dai primi anni di vita e comporta il “non vedere bene” da uno dei due occhi. L’ambliopia, comunemente chiamata occhio pigro, è un disturbo molto frequente nei bambini, ma che spesso i genitori non sono in grado di riconoscere, soprattutto se non accompagnato da strabismo evidente. Fondamentale quindi per diagnosticare tempestivamente il problema ed evitare la perdita permanente della capacità visiva dell’occhio è sottoporre il bambino a una visita oculistica e alla valutazione ortottica entro i 3 anni. Che cosa s’intende per occhio pigro? Che cosa comporta? In che cosa consistono la visita oculistica e la valutazione ortottica? Quali sono le terapie efficaci per risolvere il problema? Lo abbiamo chiesto a Laura Mosca, ortottista dell’Unità Operativa di Oculistica del Policlinico San Marco e di Smart Clinic Oriocenter.

Dottoressa Mosca, che cos’è esattamente l’occhio pigro?

L’ambliopia o “occhio pigro” è una riduzione di grado variabile della capacità visiva di un occhio, causata da patologie oculari, come ad esempio la cataratta congenita. Nella maggior parte dei casi si presenta in occhi perfettamente integri anatomicamente e dove la causa risiede in difetti refrattivi (miopia, ipermetropia, astigmatismo) non corretti o molto differenti fra i due occhi (anisometropia) associati o meno a disallineamento visivo (strabismo).

Quali sono le cause del disturbo?

Si tratta di una condizione che si manifesta sin da piccoli. Nei primi anni di vita (3-4 anni) infatti il cervello impara a elaborare le informazioni ricevute dagli occhi e, se il deficit si manifesta in questa delicata fase, si abitua a contare solo sull’occhio dominante facendo insorgere così il disturbo. Può rivelarsi quindi complicato capire se si soffre di ambliopia, perché nella fase iniziale non interferisce con la routine giornaliera, contando sulla buona visione dell’occhio dominante. Inoltre, la difficile diagnosi dipende dal fatto che a esserne affetti sono spesso bambini molto piccoli, inconsapevoli della difficoltà e di conseguenza non in grado di comunicarlo. Per questo motivo è raccomandato effettuare controlli specifici, anche in assenza di segnali e/o sintomi.

In che modo si può diagnosticare il problema?

L’oculista ha il compito di rilevare la presenza ed eliminare gli ostacoli anatomici, oltre che di quantificare e correggere il difetto refrattivo. L’ortottista invece è la figura professionale deputata alla riabilitazione visiva, attraverso l’attuazione di programmi terapeutici personalizzati in base alla gravità, all’età e alle esigenze della persona. A lui spetta il compito di valutare l’allineamento e la motilità oculare, la percezione dei colori e la sensibilità al contrasto attraverso un’indagine chiamata valutazione ortottica.

In cosa consiste nello specifico e a cosa serve?

La valutazione ortottica dura tra i 15 e i 20 minuti e comprende una serie di test, non invasivi, specifici per la diagnosi differenziale di varie disabilità visive, strabismi e patologie. Tali indagini devono essere scelte in base all’età e alla collaborazione del paziente. I principali esami riguardano la valutazione e misurazione: dell’acuità visiva, per escludere o classificare il difetto refrattivo; della motilità oculare, per escludere o classificare uno strabismo; della posizione del capo; del riflesso pupillare; del senso della tridimensionalità (stereopsi); del senso cromatico, per escludere o classificare la discromatopsia, come ad esempio il daltonismo; della sensibilità al contrasto. A seconda delle situazioni, l’ortottista può decidere se sia necessario approfondire ulteriormente tramite esami diagnostici specifici (campo visivo, topografia e pachimetria corneali, analisi delle fibre nel nervo ottico…).

Qual è la cura dell’occhio pigro?

La riabilitazione visiva è affidata all’ortottista che, dopo attenta valutazione, deciderà l’opzione terapeutica più idonea alla persona. In caso di ambliopia, la riabilitazione consiste nella stimolazione della visione. In sostanza, l’occhio pigro viene “forzato a lavorare”, così da abituarlo a visualizzare le immagini in modo corretto. La tecnica più utilizzata è quella occlusiva che consiste nel coprire l’occhio dominante con una benda o un cerotto con bordo adesivo per un tempo giornaliero stabilito in base al grado di ambliopia da correggere e all’età del paziente. Durante tutto il tempo di bendaggio, la persona dovrà osservare da vicino mentre svolge un’attività a piacere o impostata, consigliata dall’ortottista. Solo a tale distanza l’occhio pigro viene “obbligato a lavorare”. L’ortottista dovrà riesaminare il paziente ad intervalli regolari, proprio per valutare i risultati della terapia ed eventualmente modificarli. La durata della riabilitazione può variare da alcuni mesi fino ad alcuni anni, a seconda della gravità del disturbo, dalla presenza di strabismo, dalla collaborazione del paziente e dall’età dello stesso a inizio terapia. In determinati casi di strabismo (strabismo refrattivo), la terapia riabilitativa permette di riportare gli occhi al corretto allineamento visivo, per altri invece può non bastare e può quindi essere necessario un intervento chirurgico.

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