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Dori (LeU): "Regione Lombardia revochi subito le concessioni minerarie sul Monte Saresano" - BergamoNews
L'intervento

Dori (LeU): “Regione Lombardia revochi subito le concessioni minerarie sul Monte Saresano”

"Ritengo che l'esito dello studio abbia evidenziato l'importanza della battaglia che ho portato avanti in questi mesi" dichiara l'onorevole Devis Dori

Tavernola. Nel pomeriggio di venerdì 21 gennaio sono stati illustrati gli esiti definitivi dello studio di approfondimento sulla frana del Monte Saresano condotto dagli esperti delle Università di Firenze, Milano Bicocca e Politecnico di Milano.

“Lo studio conferma quello che ho sempre sostenuto – afferma l’onorevole Devis Dori – : l’attività estrattiva di Italsacci non è compatibile con le condizioni del Monte Saresano e della sua frana che incombe sul lago di Iseo. Anche gli esperti confermano che le volate (esplosioni) alla miniera Ca’ Bianca influiscono sulla frana, nonostante la stessa si trovi su un altro versante del Monte.
Per usare le loro parole, l’attività estrattiva alla Ca’ Bianca causa “un evidente risentimento nel corpo della frana”. Una frana definita in “precario equilibrio”.

Effettivamente, come confermano i dati, le volate eseguite tra ottobre e dicembre “sono risultate molto ben visibili entro il corpo di frana con chiara amplificazione del segnale sismico e con rilevante durata dello stesso”. Per questo motivo consigliano “un approccio prudenziale nel procedere con le attività di lavorazione in cava mediante volate”.
Perché gli esperti “consigliano” e non “impongono”? Perché non è un loro compito (non sono Commissari straordinari, ma consulenti) decidere del futuro di quella miniera, ma la Regione ha quel compito decisionale.

Allora quali saranno le prossime mosse della Regione?
“Ora – prosegue l’onorevole Devis Dori – suggerisco a Regione Lombardia, nell’ordine, di:
1. Pubblicare sul sito della Regione le relazioni degli esperti in modo trasparente, organizzando anche (in accordo coi Comuni interessati) delle assemblee per spiegare chiaramente ai cittadini la grave situazione. Tutti infatti sono interessati a conoscere lo stato di salute del Monte Saresano, la condizione della frana, le sue cause e concause, non solo gli addetti ai lavori;
2. Revocare immediatamente e definitivamente le concessioni minerarie sul Monte Saresano a Italsacci;
3. Aumentare i fondi già stanziati per le azioni di messa in sicurezza della popolazione;
4. Fare pressione sul Governo per ottenere rapidamente i fondi necessari per le azioni di mitigazione della frana, come ho già chiesto a livello parlamentare;
5. Concordare con Italsacci/Italcementi un “piano di uscita”, anche a tutela dei posti di lavoro, con l’impegno del cementificio stesso di agevolare, nei tempi e nei modi, il ripristino di una montagna gravemente compromessa e malata;
6. Attivare, in accordo col Ministero della Transazione ecologica, un percorso di restituzione della montagna ai cittadini, ad esempio attraverso i progetti di Ispra per il recupero ambientale e culturale delle miniere dismesse, in modo che diventi anche occasione di rilancio turistico”.

“Per quanto mi riguarda, ritengo che l’esito dello studio abbia evidenziato l’importanza della battaglia che ho portato avanti in questi mesi – conclude on. Devis Dori -. Una cosa infatti è certa: se non avessimo tenuto alta l’attenzione in questi mesi, anche e non solo con iniziative parlamentari, la Regione non avrebbe mai sentito la pressione per sentirsi in obbligo di commissionare uno studio così approfondito e prolungato sulle cause della frana, sul suo andamento e sulla correlazione con l’attività estrattiva. Ora lo studio c’è: voglio vedere se la Regione si prenderà la responsabilità di mettere ancora a rischio la vita di migliaia di persone. Temo infatti che la Regione deciderà di non decidere e quindi lascerà al cementificio la scelta se chiedere oppure no la ripartenza delle attività estrattive (che, ricordo, da dicembre sono ferme). Gli stessi esperti consigliano di non far riprendere l’attività estrattiva, l’hanno scritto in modo chiaro. È arrivato il momento di prendere decisioni definitive a salvaguardia dei cittadini”.

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