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Una cura all’indifferenza: con “Misericordia” Emma Dante arriva dritta al cuore - BergamoNews
La recensione

Una cura all’indifferenza: con “Misericordia” Emma Dante arriva dritta al cuore

Tre sorelle (per forza e non per nascita) si ritrovano madri di un ragazzo menomato, Arturo, che vive con loro in un monolocale lercio e miserevole.

Bergamo. Arriva dritto allo stomaco, e poi alla testa e al cuore. “Misericordia”, scritto e diretto da Emma Dante, riesce a penetrare anima e corpo dello spettatore con armi potentissime: la dolcezza di una carezza e il pugno della sofferenza.

Misericordia”, spettacolo che ha aperto al Sociale la stagione di Altri Percorsi della Fondazione Teatro Donizetti, è una condizione di vita ma anche una preghiera, il grido di chi è determinato a farsi sentire.

Dopo la misericordia, arriva la “cura”, una dimensione che abbiamo riconsiderato a seguito della pandemia, per troppo tempo sottovalutata dalla nostra società. Il carico della cura della casa, dei figli, dei più anziani ricade da sempre a carico delle donne: madri, mogli, figlie, sorelle. È lo status delle care giver, accomunate dalla fragilità, dalla stanchezza e a volte anche dalla solitudine.

In “Misericordia” tutto questo vive nel fondo del mondo attraverso la storia di tre donne, Anna, Nuzza e Bettina, interpretate da Italia Carroccio, dal Premio Ubu 2021 Manuela Lo Sicco e Leonarda Saffi.

Misericordia (foto MasiarPasquali)

 

Le tre, sorelle per forza e non per nascita, si ritrovano madri di un ragazzo menomato, Arturo, che vive con loro in un monolocale lercio e miserevole.

La notte si prostituiscono, di giorno amano e si prendono cura di loro figlio, lavorano a maglia e confezionano sciallette. Lo sferruzzare delle tre madri diventa la colonna sonora delle danze senza freni di Arturo, interpretato dal ballerino Simone, la nuova scoperta di Emma Dante.

Arturo è la gioia e la fatica di Anna, Nuzza e Bettina, madri non per scelta. Il ragazzo, nato prematuro, in una notte balorda di violenza, si ritrova orfano quasi subito e viene affidato alla cura delle tre. L’amore infinito delle tre donne ad un certo punto però non basta più: Arturo ha bisogno di una struttura in grado di accoglierlo e dargli tutto ciò di cui ha bisogno.

Nel preparare la valigia, nel riporre con cura gli oggetti dell’infanzia di Arturo, nelle raccomandazioni a non farsi rubare i soldi, nelle rassicurazioni e nella stessa decisione di lasciarlo andare c’è il più profondo sentimento dell’animo umano: la pietas.

Misericordia (foto MasiarPasquali)

 

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