Quantcast
Per la prima volta la curva dei contagi si appiattisce, in Italia come a Bergamo - BergamoNews
Report 11/17 gennaio

Per la prima volta la curva dei contagi si appiattisce, in Italia come a Bergamo

Se questi dati verranno confermati anche la prossima settimana, pur con tutte le cautele del caso, significherà che la crescita di Omicron ha rallentato e che il trend sta invertendo la rotta

La settimana scorsa si era visto ancora un rialzo sensibile dei contagi, sia pure percentualmente minore alle precedenti rilevazioni. In questa settimana epidemiologica, dal’11 al 17 gennaio, si può invece appezzare un primo appiattimento della curva che, se confermato nella prossima e con tutte le cautele del caso, significherà che la crescita di Omicron ha rallentato e che il trend sta invertendo la rotta.

A livello nazionale, negli ultimi sette giorni, i contagi certificati da tampone sono stati 1.200.965, in aumento del 5,1% rispetto allo stesso periodo della settimana scorsa (quando erano stati 1.142.671). Media giornaliera 171.566 (da 163.238).

Il rapporto medio settimanale positivi/tamponi totali è al 15,85% (da 17,28%).

Rapporto positivi/casi testati 58% (da 55%).

Curva dei contagi: da 2,41 a 2,19.

Il tasso di positività ai tamponi molecolari è in discesa al 23% (dal 27,2% di una settimana fa).

I ricoveri ordinari si incrementano del 17,7% e passano da 16.340 a 19.228; quelli in terapia intensiva del 6,9%: sono 1.717, erano 1.606 sette giorni fa.
Aumenta, rispetto alla settimana scorsa, anche il numero dei nuovi ingressi in T.I.: da 922 a 1.024 (+11,1%). Tutte percentuali in calo rispetto al dato precedente ma pur sempre in crescita. Infatti salgono ancora l’indice di occupazione nei Reparti Covid e Reparti di Terapia Intensiva, ora rispettivamente al 29,4% e al 18,6%.

Purtroppo c’è una decisa crescita dei decessi, che, come sappiamo, è sfalsata di un paio di settimane rispetto alle diagnosi: i morti sono infatti stati 2.126, con un aumento sostenuto, considerato che lunedì scorso ne contavamo 1.479. La variazione percentuale, in questo caso, è del +43,8%.

Cresce ancora il numero dei tamponi totali: 7.503.543 (ne erano stati eseguiti la settimana scorsa 6.779.435), il 72% dei quali di tipo antigenico rapido.
Il valore di Rt nazionale è salito all’1,58 (da 1,48).

Incrementa l’indice di contagio ogni 100 mila abitanti: da 1700 a 1900.

Lombardia e Bergamo

Nel periodo osservato, risulta un primo calo dei contagi in Lombardia: da 276.298 a 230.049, con un -16,7%. Cresce invece del 21,7% il numero dei ricoveri in Area Covid: sono 3.649 gli attuali (erano 2.999). In aumento, seppure percentualmente minore (+8,5%), anche quello relativo alle Terapie Intensive, che passa da 246 a 267.

Cresce, rispetto alla settimana scorsa, il numero dei nuovi ingressi in T.I.: da 120 a 131.

Sale l’indice di occupazione nei Reparti di Terapia Intensiva: dal 16,1% e al 17,5%. e quello relativo ai Reparti Covid, dal 28,7% al 34,9%.

Il numero dei decessi settimanali, già in forte aumento la settimana scorsa, ha riscontrato un ulteriore incremento. Sono stati infatti 528 rispetto ai 305 del periodo precedente.

Rallenta la crescita sia del numero degli attualmente positivi, ora 545.453 (519.212 la settimana scorsa), sia quello delle persone attualmente in isolamento domiciliare, che sono 541.537 (erano 515.967).

L’incidenza dei casi ogni 100mila abitanti è in discesa, da 2.770 a 2.300, come l’indice medio settimanale di positività che passa dal 21,87% al 15,85%.

Scende anche in provincia di Bergamo il numero dei nuovi casi, in linea con il dato regionale (-16,3%): i positivi sono stati infatti 21.791 rispetto ai 26.047 del periodo precedente.
Incrementa ancora il numero dei pazienti ricoverati all’ospedale cittadino: in Area Medica si è passati da 137 a 153, in Terapia Intensiva da 20 a 22. Sommando i ricoveri nelle altre due Asst provinciali (Bergamo Est e Bergamo Ovest) il totale degli ospedalizzati è di 370 (erano 330).

Nel periodo osservato si sono registrati 29 decessi, un numero che non si registrava dall’aprile 2021.

Scende l’indice di contagio ogni 100 mila abitanti: da 2.370 a 2100.

La campagna vaccinale

Il 79,4% della popolazione ha completato il ciclo vaccinale primario. Il 4,1% è in attesa di seconda dose. Il 45,5% ha fatto la terza dose. Complessivamente, contando anche il monodose e i pre-infettati che hanno ricevuto una dose, è almeno parzialmente protetto l’83,5% della popolazione italiana. Considerando solo gli over 5, oggetto della campagna vaccinale, rispetto alla platea del governo la percentuale di almeno parzialmente protetti è del 85,8% mentre l’81,6% è vaccinato. Considerando solo gli over 12, oggetto della campagna vaccinale, rispetto alla platea individuata dal Commissario straordinario per l’emergenza Covid-19 la percentuale di almeno parzialmente protetti è del 90% mentre l’86,8% è vaccinato.

Omicron vs. Delta

Nei prossimi giorni vedremo esaurirsi gli effetti clinici della vecchia variante Delta, in quanto Omicron rappresenta ormai il 90% dei contagi e potremo quindi definire meglio l’impatto della stessa sulla popolazione. I rischi maggiori per il sistema ospedaliero vengono in questa fase dai non vaccinati: la categoria più esposta a malattia grave, anche con Omicron. La somministrazione universale della terza dose è la nostra arma migliore: larga parte dei soggetti protetti con dose booster viene già oggi trattata senza affanni, come per la normale influenza.

Covid-19 sostituirà l’influenza stagionale?

Una sostituzione integrale sembra difficile. Finora per l’influenza si conferma una circolazione contenuta rispetto al periodo che ha preceduto la comparsa del Sars-CoV-2: in Italia l’epidemia resta su livelli di bassa intensità (solo Lombardia e Umbria con intensità media). Sono 2.732.000 i casi segnalati da inizio rilevazione InfluNet (ottobre 2021) e la circolazione prevalente riguarda virus simil-influenzali e non il virus influenzale vero e proprio. L’ultimo Bollettino virologico InfluNet segnala che, su un totale di 3.365 campioni clinici, solo 29 (lo 0,8%) hanno tracciato virus influenzali di tipo A e B. Più in generale, tuttavia, si nota un recente aumento della circolazione nelle zone temperate dell’emisfero Nord (periodo invernale) con bassi livelli nell’emisfero Sud (periodo estivo). In futuro avremo una doppia circolazione di influenza e Covid-19: con l’influenza probabilmente destinata a manifestarsi su livelli inferiori rispetto al periodo antecedente al 2020.

Ipotesi future

Per quanto riguarda il futuro della Covid-19 tutto dipenderà dall’eventuale comparsa di nuove varianti e dal livello vaccinale raggiunto non solo in Italia, ma in tutto il mondo. Senza la comparsa di ceppi più pericolosi, o resistenti al vaccino, la pandemia potrebbe trasformarsi davvero in endemia, gestibile con una prossima vaccinazione aggiornata alla variante Omicron ed eventuali richiami successivi con cadenza annuale. Non elimineremo totalmente casi, ricoveri e decessi, ma potremo finalmente mettere fine alla fase di emergenza che ha caratterizzato questi due anni. Il futuro dipenderà in buona parte da noi (con le vaccinazioni) ma in parte anche dalla direzione che prenderà Sars-CoV-2.

Il precedente inglese

La Omicron aveva iniziato a colpire duro, con un aumento vertiginoso dei contagi, in Inghilterra prima che in Italia. Oggi nel Paese i casi sono in calo. E il bilancio rispetto all’ondata della variante di Delta di un anno fa è questo: ci sono stati il triplo dei contagi ma con un numero di decessi molto inferiore, circa un quarto. Questo è un effetto combinato della vaccinazione di massa e della minore gravità della variante Omicron.

Servono più dati, non meno
In questa settimana si è molto discusso dell’ipotesi di eliminare il bollettino quotidiano che racconta l’evoluzione della pandemia a favore di una sintesi settimanale. Sommessamente, noi riteniamo che per capire quello che sta succedendo, avremmo bisogno di ancor più dati, non meno. Magari di qualità migliore, aperti, in formato accessibile e comprensibile.

La Cina alle prese con Omicron
C’è molta apprensione in Cina per l’escalation, anche nel paese asiatico, della variante Omicron. Sarà un vero banco di prova, questo, per Pechino. La strategia Covid-zero fino a oggi ha funzionato. Ma la facilità di trasmissione della nuova variante potrebbe cambiare tutto. E a Pechino cresce l’allerta anche in vista delle prossime Olimpiadi invernali e, come prima decisione, al fine di garantire la sicurezza di tutti i partecipanti, non saranno messi in vendita biglietti per assistere ai Giochi. Si potrà accedere solo su invito.

Perché Ema e Oms frenano sulla quarta dose di vaccino
Mentre alcuni paesi come Israele, Danimarca e Gran Bretagna stanno iniziando o programmando la somministrazione di una quarta dose, a cominciare dai soggetti fragili e dal personale sanitario, le massime autorità mondiali frenano: sia l’Oms che l’Ema ribadiscono che, al momento, non ci sono dati tali ha giustificare un’ulteriore immunizzazione di massa, neppure per contrastare Omicron. Va detto che andò in maniera simile anche con la terza dose.

Vuoi leggere BergamoNews senza pubblicità?   Iscriviti a Friends! >>
commenta

NEWSLETTER

Notizie e approfondimenti quotidiani sulla tua città.

ISCRIVITI