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Mazzoleni: "Reddito di cittadinanza? Un cattivo maestro. Dalle imprese retribuzioni responsabili" - BergamoNews
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Focus Economia

L'intervista

Mazzoleni: “Reddito di cittadinanza? Un cattivo maestro. Dalle imprese retribuzioni responsabili”

Carlo Mazzoleni, presidente di Camera di Commercio di Bergamo, guarda con particolare attenzione ai giovani

Bergamo. I giovani sono un suo pallino fisso. Soprattutto i Neet (coloro che non studiano né lavorano). Carlo Mazzoleni, presidente della Camera di Commercio di Bergamo, non ha mezzi termini: “Iniziamo con l’abolire i cattivi maestri, primo fra tutti il reddito di cittadinanza che non sprona e non incentiva i giovani a impegnarsi, a mettersi in gioco, a lavorare, a sviluppare impresa. È un insegnamento assolutamente negativo. Poi, volendo fare un piccolo esame di coscienza che non fa mai male, le imprese devono offrire retribuzioni responsabili”.

È una parte dell’estratto dell’intervista video che Carlo Mazzoleni ha concesso a Bergamonews per fare il punto sull’economia dell’anno appena concluso e sulle aspettative per il 2022 appena iniziato.

È appena terminato il 2021 che, per l’economia bergamasca, si è rivelato – nonostante le molte incertezze legate alla pandemia – molto buono sia in termini di esportazioni – il vero traino della ripresa – che, in generale, di crescita. Se dovesse definire il 2021 con alcune parole chiave, quali sceglierebbe?

Le prime che vengono in mente sono ripartenza, ripresa, resilienza ma preferisco sottolineare le qualità che hanno a mio parere caratterizzato l’intera comunità bergamasca, non solo da un punto di vista economico. Quindi evidenzierei le parole responsabilità, cooperazione, solidarietà.

Dal suo osservatorio privilegiato, quali sono le prospettive per l’economia del nostro territorio? I maggiori rischi e le opportunità che intravede?

L’anno si apre con molte incognite. Gli ultimi dati disponibili della congiuntura al 30 settembre scorso fotografavano una situazione molto favorevole, pur con andamenti diversi tra settore e settore. I dati diffusi proprio nei giorni scorsi sul fatturato dell’industria italiana relativi a novembre confermano una crescita sostenuta. Tuttavia aumentano con il passare del tempo le preoccupazioni legate al protrarsi della pandemia, alla reperibilità e crescita a dismisura dei prezzi delle materie prime e soprattutto del gas e dell’energia. Tutto ciò sta provocando enormi problemi alle imprese energivore e un’impennata inflazionistica con probabili conseguenze sul livello dei consumi e possibili ripercussioni sulla politica monetaria. Le opportunità sono sempre l’altra faccia dei rischi, e vengono soprattutto dalla diffusione delle tecnologie digitali, dallo sviluppo dell’economia verde, dall’accorciamento delle filiere internazionali.

Camera di Commercio ha intrapreso – pioniera rispetto al sistema camerale italiano – il cammino verso la sostenibilità presentando il primo Bilancio di Sostenibilità relativo al 2020: un anno difficile, nel pieno di una pandemia. Qual è il significato di questa scelta e cosa rappresenta per l’Ente?

Lo sento in qualche misura come un atto dovuto per un’istituzione pubblica come la Camera. È uno strumento di conoscenza, informazione e rendicontazione non finanziaria del ruolo e
dell’azione della Camera svolta nell’interesse del tessuto economico e dello sviluppo in senso lato del territorio. È anche un utile approccio di analisi e diagnosi interna, e di indirizzo per la programmazione dell’attività futura.

Un tema che le è particolarmente caro sono i giovani. Proprio a loro si è rivolto anche il presidente Mattarella nel discorso di fine anno e, qualche giorno fa il premier Draghi per argomentare la sua scelta di non chiudere le scuole in presenza ancorché in emergenza sanitaria. L’abbiamo sentita più volte dire che i Neet (i giovani che non studiano né lavorano) sono un fenomeno che va arginato con vigore. Cosa può fare il sistema economico locale per intercettare questi giovani così demotivati? Cosa può offrire? Che ruolo può giocare, in particolare, la Camera di Commercio?

Tema molto complesso e in qualche misura contraddittorio. Bergamo vanta il più basso tasso di disoccupazione a livello nazionale, ma il numero di Neet, il fenomeno della dispersione scolastica, e aggiungerei il tasso di occupazione femminile non ci vedono primeggiare. D’altra parte le imprese di tutti i settori lamentano la difficoltà di trovare personale, anche quelli generici, e il fenomeno del mismatch. Quindi occorre puntare a migliorare l’offerta formativa. E a proposito di formazione, abolire il reddito di cittadinanza, che è prima di ogni altra considerazione un cattivo maestro; coordinare le attività di orientamento; rafforzare le esperienze di alternanza scuola‐lavoro evitando gli stage a 500 euro; serve un sostegno alla nuova imprenditorialità; implementare servizi per favorire l’inserimento al lavoro; offrire una formazione continua e politiche attive; stabilire retribuzioni dignitose, rispetto dei diritti, stabilità occupazionale e favorire l’ascensore sociale.
Senza entrare in analisi sociologiche, pur fondamentali, credo soprattutto che sia fondamentale costruire un progetto comune e condiviso del Paese, dove ognuno possa trovare le motivazioni e
la spinta per realizzarsi nella società.

Secondo lei il sistema economico bergamasco esce più forte o più debole dallo choc coronavirus?

Le crisi sono fasi di passaggio, di rigenerazione, non a caso si parla di Transizioni, digitale, ecologica e altre ancora. Il Sistema Bergamo ha reagito molto bene e sono convinto che ne uscirà complessivamente rafforzato e più consapevole delle sue straordinarie potenzialità.

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