L’intervento

“Tamponi, quarantene, fragili: Omicron ha messo in crisi il sistema sanitario regionale, di nuovo”

La lettera che Oriana Ruzzini, farmacista in Consiglio comunale a Bergamo col Pd, e Jacopo Scandella, Consigliere regionale dem, hanno inviato alla nostra redazione sulla gestione della pandemia in terra bergamasca e lombarda. "Sperando - scrivono - possa sollecitare delle soluzioni"

Riceviamo e pubblichiamo la riflessione che Oriana Ruzzini, farmacista in Consiglio comunale a Bergamo col Pd, e Jacopo Scandella, Consigliere regionale dem bergamasco, hanno inviato alla redazione di Bergamonews sulla gestione della pandemia in terra orobica e lombarda “sperando – scrivono – possa sollecitare delle soluzioni”.

La diffusione di Omicron ha messo in crisi celermente il sistema sanitario lombardo. Le direttive ministeriali hanno allentato la misura della quarantena per i contatti dei positivi al fine di evitare la paralisi del Paese, molte regioni tra cui la Lombardia hanno equiparato la valenza del test molecolare a quella dell’antigenico per accelerare le diagnosi e la possibilità di uscire dall’isolamento e dalla quarantena. Tuttavia nella bergamasca – e in generale in molte aree della Lombardia – assistiamo alle difficoltà di un sistema sanitario sovraccarico a danno dei cittadini.

Chi è guarito spesso deve attendere giorni per ricevere il certificato di guarigione e di conseguenza il Greenpass rafforzato. Questo crea non pochi problemi ai lavoratori che necessitano del pass per lavorare o per recarsi sul posto di lavoro con i mezzi pubblici. In molti casi non arriva il provvedimento di fine isolamento da parte di ATS e le linee telefoniche disponibili sono perennemente occupate. Ai cittadini non resta che rivolgersi alle farmacie o ai centri tampone, dove però non si può che constatare che la segnalazione è avvenuta e che occorre attendere. Il tempo che si risparmia optando per il tampone antigenico di fine isolamento, anziché per il molecolare (in quel caso servono più giorni anche per avere l’esito del tampone, a meno che si vada in strutture private), viene quindi vanificato, in quanto ATS rilascia anche dopo una settimana il certificato di guarigione.

Caos anche per quanto riguarda le scuole, dal momento in cui non sempre arriva il provvedimento di fine quarantena ai ragazzi segnalati come contatto dei positivi. Alle farmacie è stata inoltrata una circolare per garantire che Regione Lombardia, “per le vie brevi”, ha confermato che il provvedimento collettivo e privo del nome degli scolari è idoneo a ottenere un tampone gratuito in farmacia. Questa indicazione regionale da un lato agevola le famiglie ma dall’altro apre ad ogni bambino e ragazzo in età scolare la possibilità di test gratuiti anche senza reale necessità. Un livello di approssimazione che sovraccarica le farmacie già oberate e che disorienta ragazzi e genitori quando non si riceve la formale presa in carico da parte di ATS.

Un altro nodo da sciogliere è quello degli autotest positivi. Regione Lombardia ad oggi non ha prodotto una linea guida per chi, con o senza sintomi, rileva con un autotest la propria positività. I medici di base, ricevuta la comunicazione da parte del paziente, spesso lo indirizzano in farmacia per un tampone di conferma (anche se sintomatico, mentre in tal caso si dovrebbe optare per il molecolare) ma questa prassi inevitabilmente favorisce la diffusione del contagio.

La Regione Emilia Romagna ha messo a disposizione dei cittadini vaccinati una piattaforma online per segnalare al sistema sanitario la propria positività, in modo da certificare immediatamente il proprio isolamento ed avviare le procedure. Questo modello è facilmente replicabile, sgrava hub e farmacie, permette di non sprecare tamponi e sancisce un patto di collaborazione tra cittadini e istituzioni, anche finalizzato a responsabilizzare le persone facendo tesoro della difficile fase storica che stiamo attraversando.

Sempre osservando la gestione della pandemia fuori dai confini regionali, a Regione Lombardia si chiede, anche attraverso due mozioni presentate in Consiglio Regionale, di attivare in tutte le Ats un numero congruo di USCA, Unità speciali di Continuità Assistenziale. Le Usca sono uno strumento di supporto ai medici di base, per curare i malati ed eseguire tamponi a domicilio. In questo modo si garantisce assistenza alle persone isolate e si limita la diffusione del contagio.

Infine non possiamo che dare voce ai più fragili. A Bergamo ci sono persone anziane, non autosufficienti, allettate nelle proprie case che non hanno ancora ricevuto la terza dose di vaccino perché il proprio medico di base non è medico vaccinatore, perché il medico non riesce a inviare loro una USCA, perché sono stati contattati dai servizi sociali che hanno accolto la richiesta ma poi nessuno di fatto è andato a casa loro a somministrare il booster.
Questo, a Bergamo, nell’epicentro mondiale di una pandemia con cui conviviamo da ben due anni, è inaccettabile. I figli, i parenti, le badanti che assistono gli anziani non vaccinati vivono nel terrore di contagiarli: un’ipotesi tutt’altro che remota. Assistiamo al paradosso del far circolare persone sintomatiche e positive all’autotest mentre non si dà la possibilità ai più fragili di proteggersi con la vaccinazione.

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