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Anemia, lo specialista: “Come riconoscerla, prevenirla e curarla” - BergamoNews
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L'intervista

Anemia, lo specialista: “Come riconoscerla, prevenirla e curarla”

Ne parliamo con il dottor Andrea D’Alessio, responsabile dell’unità operativa di medicina interna e oncologia del Policlinico San Marco - Gruppo San Donato

Facile affaticabilità, pallore, mancanza di respiro, sono alcuni dei sintomi dell’anemia da carenza di ferro, la più frequente tra i tipi di anemia che interessa in particolare le donne giovani fertili e gli anziani. Come si diagnostica e soprattutto cosa si può fare per evitarla? Ne parliamo con il dottor Andrea D’Alessio, responsabile dell’unità operativa di medicina interna e oncologia del Policlinico San Marco – Gruppo San Donato.

Dottor D’Alessio, cos’è l’anemia?

L’anemia è una condizione in cui si verifica una riduzione dei livelli di emoglobina, proteina di colore rosso che si trova nei globuli rossi, la cui funzione è trasportare l’ossigeno in tutti i tessuti dell’organismo attraverso il sangue. La più comune forma di anemia è quella da carenza di ferro, ma ne esistono anche di altri tipi.

Quali sono le tipologie di anemia?

L’anemia sideropenica è la forma più frequente ed è dovuta a una carenza di ferro. Esistono poi le anemie da carenza di vitamina B12 e folati e quelle in cui il difetto è a livello del midollo osseo, ovvero la “fabbrica” dei globuli rossi. Il midollo può non funzionare per l’infiammazione cronica, nelle anemie delle malattie croniche o neoplastiche, per carenza di eritropoietina nella insufficienza renale cronica. Si possono inoltre verificare  danni di sintesi acquisiti come nelle meilodisplasie, nelle leucemie e nelle invasioni di tumori del sangue (mieloma e linfoma) o di tumori solidi.  Esistono infine delle alterazioni genetiche ereditarie che determinano una sintesi di emoglobina anomala come nelle talassemie.

Quali sono i sintomi tipici del disturbo?

Se l’emoglobina è carente, il primo sintomo è una stanchezza caratteristica, che insorge rapidamente durante la giornata. I tessuti, infatti, non sono in grado di utilizzare gli elementi nutritivi e il metabolismo è ridotto. Le energie si esauriscono facilmente e compaiono disturbi come dolore alle gambe e mancanza di respiro. Altri segni tipici sono il pallore, la fragilità dei capelli e delle unghie e l’umore deflesso.

Come si fa a essere certi di soffrirne?

Per diagnosticare l’anemia bastano semplici esami del sangue. Innanzitutto dosiamo la quantità di emoglobina presente nel sangue tramite l’esame emocromociometrico, la funzionalità del midollo con la  conta dei reticolociti (precursori dei globuli rossi). Quindi possiamo valutare la presenza di carenza di ferro, acido folico e vitamina B12, che sono tra le cause più frequenti di anemia, la funzione renale e gli indici di flogosi.   Per l’anemia da carenza di ferro è importante conoscere i valori di sideremia che è il ferro circolante nel sangue (un po’ come i soldi che abbiamo nel portafoglio), la ferritina, ovvero il ferro di scorta principalmente nel fegato (un po’ come i soldi che abbiamo sul conto corrente) e la transferrina, cioè la proteina che trasporta il ferro nel sangue.

Perché colpisce maggiormente le donne?

Le donne fertili sono le più a rischio in quanto mensilmente hanno perdite di sangue con il ciclo e quindi di ferro. Anche la gravidanza è un potenziale rischio fisiologico in quanto serve più ferro per poter crescere il feto durante i nove mesi di gestazione. Come detto in precedenza, in una buona parte dei casi l’anemia è di tipo carenziale, ovvero dovuta a una carenza di ferro. In altri casi però può essere anche la spia di perdite intestinali dovuti a emorroidi, malattie infiammatorie croniche dell’intestino o tumori principalmente del colon e in seconda battuta dello stomaco.

Una corretta alimentazione è fondamentale per garantire un adeguato apporto di ferro. Ma in quali cibi si trova questo minerale?

Il ferro più facilmente assimilabile è quello contenuto negli alimenti di origine animale. In particolare la carne rossa è ricca di emoglobina e quindi di ferro. L’adulto non dovrebbe consumarla più di 2 volte alla settimana, scegliendo eventualmente in alternativa il prosciutto crudo e la bresaola. Anche le uova contengono ferro in buone quantità, ma sono anche ricche di colesterolo, motivo per cui è bene non eccedere e consumarne massimo 4 a settimana. Buone fonti di ferro sono poi i legumi, in particolare lenticchie e ceci, la frutta secca, soprattutto mandorle e pistacchi, il cacao amaro, le verdure a foglia verde e le erbe aromatiche come prezzemolo, rosmarino, basilico. L’assorbimento di ferro è soggettivo e geneticamente predeterminato; è comunque importante mantenere una adeguata funzionalità gastrica ed una elevata acidità in quanto favorisce l’assorbimento del ferro. Anche la vitamina C è essenziale poiché potenzia l’assorbimento del ferro del 50%. È consigliabile dunque assumerla durante i pasti, ad esempio condendo l’insalata con il limone o consumando frutta fresca.

In quali casi può essere necessario assumere integratori di ferro?

La supplementazione di ferro deve essere valutata e somministrata sotto controllo medico. L’integrazione avviene prevalentemente per via orale. Oggi, a differenza di un tempo, ci sono in commercio numerosi preparati ed è facile trovarne uno tollerato, in particolare grazie alle nuove tecnologie. Nelle donne con perdite ematiche mestruali abbondanti una volta ripristinato il patrimonio di ferro, è possibile eseguire delle supplementazioni 1 o 2 mesi all’anno. Nei casi severi di carenza di anemia e nelle persone intolleranti al ferro via bocca, lo specialista può valutare la somministrazione di un nuovo ritrovato, il carbossimaltosio ferrico, che permette di supplementare tutte le scorte con un’unica infusione, abbattendo rischi allergici.

E nel caso in cui gli integratori non siano sufficienti?

Se non si ha un’adeguata risposta dell’organismo dopo un’idonea supplementazione di ferro e siano presenti altri segni di malassorbimento, può essere utile effettuare un test di screening per la celiachia. Questa intolleranza permanente al glutine (proteina contenuta nelle farine frumento, segale, orzo etc.) può infatti causare problemi di malassorbimento intestinale di diversi nutrienti, tra cui anche il ferro e predisporre alla formazione di tumori. Infine, anche alcuni farmaci come gli antiacidi limitano l’assorbimento di ferro e, per quanto utili, bisogna impedirne l’abuso o l’utilizzo non motivato.

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