Il caso

Al centro delle polemiche, il No vax Djokovic donò un milione all’ospedale di Treviglio per i malati Covid

Il tennista serbo messo in isolamento per aver fatto accesso al paese senza un'esenzione medica valida al vaccino. I suoi avvocati: "Aveva contratto il virus a dicembre". Dibattito aperto tra chi lo condanna e chi lo difende

Nei giorni in cui i numeri della pandemia relativa al Covid continuano ad aumentare a dismisura, il numero uno del tennis mondiale Novak Djokovic è finito al centro di una polemica planetaria. Il tennista serbo ha raggiunto l'Australia per disputare gli Australian Open, in programma dal 17 al 30 gennaio a Melbourne, ma una volta atterrato gli è stato negato l'ingresso poiché in possesso di un visto non ritenuto regolare.

Il numero uno al mondo è no vax ma pensava di poter comunque sbarcare in Australia in virtù di un'esenzione medica al vaccino che non è stata ritenuta valida dalle autorità competenti. Il giocatore si trova in isolamento al Park Hotel di Melbourne, struttura predisposta dal governo per ospitare le persone irregolari, e ha denunciato le condizioni tutt'altro che favorevoli dell'albergo in cui alloggia. Nole parla di presenza di insetti, umidità e mancanza di cibo.

Djokovic rimarrà lì fino a lunedì mattina 10 gennaio quando è prevista l'udienza e viste le norme molto severe in materia di immigrazione rischia di non poter entrare in Australia per i prossimi tre anni. Questa la punizione riservata a chi viene trovato in possesso di un visto irregolare. La sentenza recherebbe un danno impressionante a uno dei giocatori più forti del mondo che non potrebbe più partecipare ai tornei organizzati in Australia, ma sabato mattina (8 gennaio) è stata diffusa la notizia che Djokovic sarebbe stato esentato dalla vaccinazione perché ha contratto il virus a dicembre. Lo hanno annunciato i suoi avvocati in un documento depositato in tribunale in Australia

Nole, ad aprile 2020 - nel boom della prima pandemia in Italia -, aveva versato una grossa somma di denaro a Bergamo e alla sua gente: donò un milione di euro all'ospedale di Treviglio. Nella struttura  sanitaria della Bassa Bergamasca lavora il professor Massimo Borelli, cugino di Edoardo Artaldi manager del tennista. Grazie a questi soldi i medici hanno avuto a disposizione i respiratori per combattere il Covid e hanno potuto salvare tante vite.

In questi giorni il caso Djokovic è esploso a livello mediatico scatenando reazioni opposte e creando un dibattito molto acceso.
Da una parte c'è chi sostiene che il campione utilizza la sua posizione privilegiata e il denaro per oltrepassare i confini imposti dalle Leggi, dall'altra c'è chi lo difende rivendicando il diritto alla libertà di non vaccinarsi.

Anche alcuni esponenti politici si sono espressi a riguardo, su tutti Karen Andrew, Ministro degli Interni australiano che ha dichiarato che il giocatore può lasciare la nazione quando vuole.

La moglie Jelena ha invece cercato di riportare il dibattito su binari meno rumorosi: "Sto cercando di respirare profondamente per mantenere la calma e cercare di comprendere quello che sta accadendo — ha scritto su Twitter —. Credo che l’unica legge che tutti debbano rispettare, attraverso qualunque confine, sia quella dell’amore e del rispetto per gli esseri umani. Amore e perdono non sono mai un errore ma una grande forza".

Nonostante la vicenda spinosa che verrà risolta nei prossimi giorni rimane il fatto che Djokovic nel periodo più buio della storia di Bergamo ha fatto sentire la propria vicinanza dimostrandosi un campione anche fuori dalla terra rossa con un gesto di grande solidarietà.

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