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Addio al barbiere Fratus: storia e futurismo le sue passioni, aveva perfino un Boccioni in negozio - BergamoNews
A dalmine

Addio al barbiere Fratus: storia e futurismo le sue passioni, aveva perfino un Boccioni in negozio

Nel suo archivio pezzi di grande valore come oggetti d'arte, quadri, documenti, foto d'autore originali: in tanti gli facevano la corte per acquistarli, ma lui non se ne voleva separare

Dalmine. È morto martedì mattina, intorno alle 10.30, mentre camminava lungo il viale delle Rimembranze, nella sua Dalmine.

Roberto Fratus, lo storico barbiere, è stato stroncato da un malore improvviso. Aveva 64 anni ed era molto conosciuto in paese.

Il suo negozio era un punto di riferimento, varcarne la soglia era come essere catapultati negli anni ’50: stessi arredi dell’epoca, lui con il camice bianco e i capelli pettinati all’indietro con la brillantina. Uno stile che gli è valso il premio della Regione Lombardia come attività storica. E, trattandosi di storia, il riconoscimento lo aveva reso molto orgoglioso.

Rubi era un grande appassionato di arte futurista. In tanti gli facevano la corte per impossessarsi dei suoi tesori, ma lui difficilmente cedeva qualcosa, men che meno se la ricompensa era in denaro perché per lui certe testimonianze del passato non avevano prezzo.

Nel suo negozio, in incognito, teneva un bozzetto originale della famosa scultura di Boccioni “Forme uniche della continuità dello spazio”. Nemmeno il vicesindaco di Dalmine Gianluca Iodice avrebbe mai immaginato si trattasse di un pezzo originale: “Ogni volta che passavo sotto i portici e arrivavo all’altezza del suo negozio mi fermava. Aveva sempre qualcosa da raccontarmi o da farmi vedere. Un giorno mi ha mostrato la statuetta e io gli ho detto ‘Bella questa riproduzione di Boccioni!’. Lui sorridendo mi ha confessato che non si trattava affatto di una riproduzione”.

Per averla lo aveva contattato il museo di Arte Moderna di Milano, offrendogli un’importante cifra, ma lui gli aveva detto di no.

Lo stesso aveva fatto con un museo di New York che aveva messo gli occhi su una foto originale di un autore famoso che lui aveva recuperato.

Fratus voleva saperne di più, voleva approfondire, com’era suo solito fare. Aveva saputo che a New York il museo organizzava una mostra dell’autore e aveva scritto per avere informazioni, spiegando di essere in possesso di una stampa originale. La direzione gli aveva fatto un’offerta generosa, ricevendo un no come risposta.

Perché Rubi Fratus era così: burbero con chi non conosceva, squisito se ti prendeva in simpatia. “Una volta stavo facendo delle ricerche sulla Torre Suardi-Camozzi che si trova vicino alla biblioteca di Dalmine . Sono andato nel suo negozio con un architetto. Lui ha aperto la porta e mi ha detto ‘Tu sì, lui no’ – racconta sorridendo Claudio Pesenti, presidente dell’Associazione storica dalminese, della quale Fratus faceva parte ed era uno dei fondatori -. Era davvero un punto di riferimento per la storia del nostro paese, tanti studenti si sono rivolti a lui per le tesi di laurea, per le ricerche. Se capiva che avevi un interesse, una passione per la storia, allora entravi nelle sue grazie e ti aiutava in tutti i modi”.

Aveva un archivio davvero importante Roberto Fratus, che custodiva inizialmente in quattro garage. Dopo aver chiuso il negozio due anni fa, aveva riorganizzato tutto il materiale, donandone una parte all’Associazione storica dalminese. “Aveva perfino l’atto fondativo originale della Città di Dalmine  – aggiunge il vicesindaco -. Non so come abbia fatto a recuperarlo. Ogni volta che il Comune svuotava l’archivio per lui era una festa”.

roberto fratus

Lo ricorda con affetto anche l’amico e socio attivissimo dell’associazione Enzo Suardi: “Sono molto scosso, non mi aspettavo questa brutta notizia – dichiara -. Fratus sembrava un tipo brusco ma aveva un animo nobile, ha aiutato tante persone. Io, lui e il nostro amico Edy Spreafico, fotografo scomparso qualche anno fa, eravamo un bel trio. Passavamo ore a chiacchierare di storia nel suo negozio, era diventato un salotto storico”.

La scorsa settimana Suardi ha incontrato l’amico barbiere: “Ci siamo scambiati gli auguri, io gli ho portato un salamino nostrano e lui mi ha regalato una bottiglia di vino. Gli ho consegnato una videocassetta di una partita di calcio del Sabbio degli anni ’50 che mi aveva chiesto di duplicargli. Stava benissimo. Mi mancherà molto”.

Sulla pagina del Gruppo Storico Dalminese, la socia dell’associazione Mariella Tosoni ha pubblicato una foto e un saluto: “Roberto Fratus, un cultore di Storia appassionato, intelligente, generoso nel condividere con eleganza i suoi tesori preziosissimi, ma soprattutto una persona squisita! Certamente Rubi aveva già preparato il libro, parte del suo smisurato archivio-biblioteca che, pochi giorni fa al telefono, aveva promesso di darmi in lettura per una mia ricerca. Certamente ora Rubi riuscirà a sciogliere il nodo irrisolto del perché quel 6 luglio 1944 la sirena non suonò”.

Il riferimento è al giorno del bombardamento della Dalmine: fu proprio Fratus ad ottenere dagli Stati Uniti le fotografie aeree di quell’attacco, dove morirono più di 300 persone.

Lascia la moglie Terry Piatti, con la quale, dopo un lungo fidanzamento, si era sposato lo scorso anno, e i due figli di lei.

La salma verrà composta nella chiesetta di San Giorgio e i funerali si svolgeranno nella mattinata di venerdì.

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