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Perché mai non diventa obbligatorio il vaccino? - BergamoNews
Lo sguardo di beppe

Perché mai non diventa obbligatorio il vaccino?

Sarebbe ora che i vaccinati godessero dello stesso riguardo utilizzato nei confronti dei no-vacs. Se si continuerà a lasciare che gli oppositori dell’unico rimedio serio abbiano solo l’onere di tamponarsi, allora, signori miei, siamo allo sbando totale.

So che porsi più volte un quesito può far pensare all’incapacità di rispondere. Ma l’andazzo del Covid e la mancanza di provvedimenti restrittivi seri fa sì che nasca in diverse persone la stessa ripetitiva domanda: “Perché mai non diventa obbligatorio questo vaccino?”

Le poche restrizioni imposte ai no-vax, spesso disattese per carenza di controllo, non fanno altro che penalizzare la stragrande maggioranza dei vaccinati. E tutto questo è sotteso ad una logica che nulla ha a che vedere con la tutela della salute pubblica.

Non credo sia la scienza rappresentata da esimi esponenti a dettare misure blande che fan sì che di giorno in giorno i numeri degli infettati e dei ricoverati aumentino, bensì la mediazione politico-partitica che usa criteri ben diversi nel prendere provvedimenti contro questa pericolosa pandemia.

Viene spontaneo chiedersi perché si usi tanto riguardo nei confronti di coloro che non si vaccinano e mettono a rischio la vita altrui. In un precedente scritto affermavo che prevenire fosse meglio che correre ai ripari quando i numeri lo avrebbero imposto.

Ma ora, nonostante i numeri in costante risalita, volete che la politica rovini con provvedimenti seri il Natale dei cittadini? No.

Cercheranno di adottare qualche misura blanda, al fine di non scontentare qualche milione di possibili votanti alla prossima tornata, sempre più vicina. Il dibattito si è spostato sull’elezione del capo dello Stato e, numeri a parte, le comunicazioni sono concise, prive di ogni emotività. Ai numeri del lotto si sono sostituiti i numeri dei morti, dei ricoverati e di coloro che finiscono intubati in rianimazione.

Sarebbe ora che i vaccinati godessero dello stesso riguardo utilizzato nei confronti dei no-vacs. Se si continuerà a lasciare che gli oppositori dell’unico rimedio serio abbiano solo l’onere di tamponarsi, allora, signori miei, siamo allo sbando totale. La scienza afferma, senza mezzi termini, che il tampone certifica la situazione del momento in cui viene eseguito e nulla più.

Non so che impressioni facciano a voi i numeri dei decessi giornalieri, certamente di molto inferiori alle tragiche cifre dello scorso anno, anche se sempre alti, ma a me mettono angoscia. Sembra che un centinaio di persone al giorno che vengono a mancare non sia poi così rilevante o disastroso.

I dati ufficiali che danno le rianimazioni occupate in gran parte dai no-vacs, vittime di quel virus di cui negano l’esistenza, dovrebbero indurre anche i più recidivi a vaccinarsi per salvare sé stessi e gli altri, ma questo non accade se non sporadicamente. È quindi doveroso tornare a chiedersi se debba essere la maggioranza dei cittadini a patire le conseguenze di eventuali restrizioni o se non sia invece doveroso e corretto isolare in qualche modo la minoranza recidiva dei negazionisti, dei no-vacs e dei no-mask. Insomma, pare che le decisioni siano prese con più attenzione a non irritare gli oppositori che la stragrande maggioranza di persone responsabili.

La constatazione poggia sul fatto che si parla sempre di convinzione, non di obbligo, perché l’imposizione creerebbe difficoltà di controllo. Ma se chi si vaccina firma dei documenti, se si procede per esclusione, si individuano subito i recidivi. Violazione della privacy? Non credo proprio, trattandosi di un grave problema di salute pubblica.

Ed anche sui giornali, lo spazio all’andamento del Covid ha perso interesse. C’è ben altro in gioco. Tutti, da giorni, si scervellano su ipotesi e scrivono pagine di elucubrazioni per capire chi mai sarà o per sponsorizzare il nuovo presidente della Repubblica.

Escludendo alcune figure impresentabili per fatti pregressi, sarà che sono testardo, ma tornerei a parlare del diritto dei più a non farsi sopraffare dai meno.

Intanto, questo Natale sta arrivando con un carico di problemi non indifferenti. E mentre nel ricco castello del potere politico si discute, al di là del ponte levatoio che isola queste figure dal resto della nazione, si muore.

Beh, io auguro a tutti indistintamente un felice Natale, un evento che richiama il nascere di una vita e non il trionfo della morte e della malattia. Ma nel presepe ideale che vorrei allestire, non metterei nessun politico e tanto meno ne collocherei uno sul timpano della capanna, con la tromba per far risuonare nel mondo le note della pace.

Felice Natale a tutti, ma soprattutto a coloro che si sforzeranno di capire che l’interesse pubblico supera ogni egoistico pensiero o dibattito sul futuro dei cittadini, sì, dei cittadini perché la nazione è diventata un riferimento astratto che indica solo un’entità geografica.

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