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“Io sono Babbo Natale”: l’inedito duo Proietti-Giallini tra risate e commozione - BergamoNews

Cinema

La recensione

“Io sono Babbo Natale”: l’inedito duo Proietti-Giallini tra risate e commozione

Ettore è un uomo deluso e arrabbiato che nella vita, oltre a furti e a periodi trascorsi in carcere, ha concluso davvero poco, ma la sua vita cambia quando incontra Nicola, un simpatico vecchietto dalla cantina piena di giocattoli

Titolo: Io sono Babbo Natale

Regia: Edoardo Falcone

Durata: 95’

Genere: Commedia, fantastico

Interpreti: Gigi Proietti, Marco Giallini, Barbara Ronchi, Antonio Gerardi, Natalia Magni, Daniele Pecci

Programmazione: Cinema, Amazon Prime Video

Valutazione IMDB: 6.3/10

Trailer: https://www.youtube.com/watch?v=YMJQT7FQDBk

Ettore (Marco Giallini) è un ex galeotto dalla vita turbolenta e sgangherata. Non ha grandi prospettive, da tempo si è allontanato dalla compagna Laura (Barbara Ronchi) e per questo non ha mai avuto occasione di conoscere Alice, sua figlia, e ormai si è rassegnato ad una vita all’insegna della carriera da rapinatore. È proprio durante un tentato furto che il ladro si ritrova a casa di Nicola Natalizi (Gigi Proietti), un simpatico signore che non possiede oggetti di valore ma ha una incredibile rivelazione da fare: “sono Babbo Natale!”. Ettore è basito, molti anni prima egli aveva chiesto proprio a Babbo Natale di poter diventare il suo successore ma, non avendo mai ricevuto risposta, aveva smesso di crederci. Sarà la verità o sono solo dei deliri di un vecchietto impaurito da un ladro che lo vuole derubare?

Diretto e scritto dal due volte vincitore del Nastro D’Argento Edoardo Falcone, “Io sono Babbo Natale” è un lungometraggio con protagonisti Marco Giallini e Gigi Proietti, quest’ultimo tristemente scomparso un anno prima dell’uscita del film e qui nella sua ultima interpretazione. Portando sul grande e piccolo schermo una storia a metà tra la canonica fiaba natalizia per famiglie e un’aspra critica alla contemporaneità, il duo protagonista tesse le trame della sofferta redenzione di un uomo in cui tutti, compreso sé stesso, hanno smesso di credere. Come insegna Peter Pan però i sogni esisteranno fin tanto che ci sarà qualcuno di follemente illuso disposto a crederci ed è proprio in questo contesto che il vecchio Nicola invertirà completamente il corso della vita di Ettore. Sì perché anche se sembra incredibile a dirsi, non solo Babbo Natale esiste sotto la forma di un anziano abitante della periferia romana, ma questi deve anche affrontare i problemi ad ampio spettro a cui la sua età lo costringe, reumatismi compresi, facendogli capire che forse è il momento di trovare qualcuno a cui passare il testimone. Che poi questi sia un ex galeotto riservato, scorbutico e lontano da quello che canonicamente viene definito come “buono” poco importa, perché questo atipico Santa Claus sa vedere oltre le apparenze e raramente sbaglia chi mettere nella lista dei bravi bambini.

Non volendolo il film mostra anche una profonda valenza simbolica nel cucire attorno alla figura di Proietti il ruolo di uomo che, avvicinatosi al termine della sua carriera, è costretto a farsi da parte in favore di un altro mattatore e sulle note finali del suo discorso a Ettore sarà difficile trattenere le lacrime.

Fatta eccezione per i siparietti dalla fortissima e verace romanità dei due protagonisti, “Io sono Babbo Natale” fa però davvero tanta fatica ad ingranare la marcia e quando lo fa la storia si perde in scene dal poco senso, che purtroppo fanno allontanare dallo spettatore il vero messaggio che il regista avrebbe voluto trasmettere, lasciando così un grande senso di incompiutezza che si sarebbe potuto tranquillamente evitare.

Battuta migliore: “Per essere Babbo Natale bisogna essere altruisti, agire in maniera disinteressata, questo è il grande segreto dell’universo”

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