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Centro Salesiano DON BOSCO

La testimonianza

Gli allievi dei Salesiani in ritiro: “Occasione per capire l’importanza dell’aiuto reciproco”

Valeria, una studentessa, racconta l’esperienza del ritiro delle classi Terze a Carisolo

Il Centro Salesiano “Don Bosco” di Treviglio è un Polo Educativo in cui la presenza di diversi settori scolastici, interconnessi nella modalità di Campus, offre alle famiglie l’opportunità di scegliere un servizio che copra l’intero cammino didattico-formativo dei propri figli, una risposta alle sempre nuove esigenze educative, al passo coi tempi dal 1892.

Per conoscere meglio l’offerta formativa degli indirizzi della Scuola Secondaria di Secondo Grado e dell’Istruzione e Formazione Professionale, prendere visione dei curricoli e dei vari ambienti, vi aspettiamo ai prossimi “Infopoint”, incontri personalizzati con le famiglie tenuti dai docenti. Maggiori informazioni al link https://openday.salesianitreviglio.it/open-day/

Ed ora lasciamo la parola a Valeria, che racconta l’esperienza del ritiro delle classi Terze a Carisolo, un’occasione per comprendere come non viviamo in un mondo individualista e come l’aiuto reciproco sia invece fondamentale per infondere coraggio, maturare, in altre parole diventare ‘grandi’.

Tre giorni per staccare dalla frenesia della vita quotidiana … ci troviamo nella Val Rendena, a Carisolo, un paesino immerso nella tranquillità della natura e dei monti; ci dedichiamo un momento per crescere e conoscere meglio noi stessi, per stringere legami più saldi con i nostri compagni: una fantastica opportunità proposta dalla nostra scuola. Nessuno ha esitato ad accettare l’invito, eravamo tutti entusiasti di iniziare una nuova esperienza lasciandoci alle spalle i pensieri per le verifiche e le interrogazioni, un modo per ri-trovarci, ri-pensarci e ri-definirci.

Giunti a Carisolo, abbiamo subito iniziato ad ambientarci; la casa in cui eravamo ospiti era gestita da una giovane coppia, con tre graziosi bambini, ci hanno accolti calorosamente: si respirava un clima familiare in cui lasciarsi andare, essere più sciolti rispetto a scuola scoprendoci e approfondendo i rapporti tra coetanei.

Il pranzo è passato rapido tra dialoghi e chiacchiere, poi nel pomeriggio ciascuno si è messo in gioco sfidandosi in tornei di squadra come la pallavolo o il calcio, oppure in lunghe sfide a risiko o ping-pong. Un momento disteso e rilassato, una sensazione avvolgente ci accompagnava e ci illuminava i volti.

All’imbrunire, con gli zaini in spalla, eravamo carichi per una nuova avventura: una camminata in mezzo al bosco, circondati dal candore della neve e dal profilo delle montagne illuminate dalle stelle che splendevano nel buio di quella notte limpida. Ci siamo incamminati al seguito delle guide alpine che ci accompagnavano, con le torce per illuminare la strada, un’occasione per ascoltare il silenzio e la pace della notte, per stare in compagnia e aiutarci a vicenda nei passi più difficili da attraversare finché siamo approdati al lago Nambino. Lì abbiamo spento le torce, alzato lo sguardo e siamo rimasti  meravigliati dalla bellezza del cielo: un manto nero intenso costellato da infinite stelle luminose, eleganti, affascinanti, misteriose, un sogno. In un mondo pieno di distrazioni siamo riusciti a staccare completamente rimanendo senza fiato, contemplando tanto splendore. Nonostante gli sforzi, non siamo riusciti a catturare con nessuna foto tanta bellezza, ma il ricordo rimarrà impresso per sempre nelle nostre menti e nei nostri cuori.

Immersi in quel paesaggio surreale abbiamo cenato al sacco, scaldandoci con del vin brûlé e sfidandoci ad individuare più costellazioni possibili. Tornati alla baita, eravamo felici dell’opportunità ricevuta, tutti concordi che, sebbene le mani e la punta del naso fossero ghiacciati, ne era valsa la pena! Dopo la buonanotte e una breve riflessione, stanchi ci siamo coricati per ricaricare le batterie per il giorno seguente che si prospettava ricco di nuove emozioni.

Al risveglio, dopo un’abbondante colazione, ci siamo diretti a Pinzolo, dove abbiamo sfruttato il tempo libero per bere una cioccolata calda o una tisana alle erbe di montagna in compagnia, abbiamo passeggiato tra le vie del caratteristico paesino comprando qualche pensierino per i familiari. Durante tutto il tragitto di andata e ritorno in autobus abbiamo condiviso un po’ di noi stessi, aprendoci, donandoci un’opportunità fuori dalla solita cerchia di amici, ci siamo voluti avvicinare  e misurare con altri ragazzi delle altre classi.

Il pomeriggio ci ha permesso di vivere un momento formativo toccante: la provocazione nasceva da una scena di un film “18 regali”, un scelta  d’amore bellissima, due vite che si sfiorano e si penetrano dopo una separazione prematura tra madre e figlia, un film denso di significati, che mostra quanto sia un dono la vita. Successivamente ci siamo divisi in gruppi per fare semplici giochi da cui trarre una riflessione su come affrontare al meglio la quotidianità e la nostra adolescenza.

Un primo stand consisteva nel costruire una torre di mattoncini, alcuni regolari altri meno; questi erano sparsi per la stanza e noi con un grande lavoro di coordinazione e di ascolto reciproco dovevamo raccoglierli, mettendoci in cerchio e tenendo un filo ciascuno che si collegava  ad un gancio centrale: poteva sembrare una grande ragnatela.  Il secondo stand consisteva in un dibattito sull’importanza o meno del sostegno di persone vicine o esterne a noi per la realizzazione dei nostri desideri.  Infine l’ultimo stand riguardava i sogni. Al termine di questo lavoro abbiamo constatato come i sogni e i desideri ci spingano a far di più e a dare il meglio di noi, ci insegnino a investire al massimo le nostre energie e a fidarci del consiglio di chi ci vuole bene; sono linfa per comprendere come non viviamo in un mondo individualista, ci mostrano come l’aiuto reciproco sia invece fondamentale per infondere coraggio, affermarsi e maturare. Lo scambio aiuta ad essere aperti, tolleranti, capaci di avere una visione completa, ci consente di accettare la diversità, di cogliere l’essenza dei legami e infine di rafforzare la nostra autostima, in altre parole di diventare ‘grandi’. Alla fine di questo bel momento formativo e di crescita, abbiamo concluso  la giornata con dei giochi di gruppo tra cui il mimo, il gioco della sedia ed altri ancora. Al termine della giornata ci accompagnava un sorriso sulle labbra e ci sentivamo colmi di gioia.

Questi giorni in montagna sono volati e si sono conclusi con la messa di fine ritiro: sono stati un’opportunità per comprendere meglio tutto ciò che abbiamo dentro di noi, per scoprire desideri e passioni, per costruire nuove amicizie e instaurare rapporti più profondi con chi eravamo già in confidenza. Un’esperienza che ci ha uniti ulteriormente, che ci ha fatto respirare aria fresca, in cui ci siamo sentiti noi stessi al 100%, ossia ragazzi di terza superiore con un mondo dentro da condividere, una vita intera da scoprire, per crescere in armonia con ciò che ci circonda ma soprattutto con tanta voglia di vivere e donare.

Siamo tornati a casa felici, con una maggiore consapevolezza, qualche certezza in più e numerosi spunti su cui riflettere. Siamo infinitamente grati alla nostra scuola per  questa esperienza. Dopo il momento storico che abbiamo vissuto, sapere che non siamo soli è una certezza che gonfia il cuore. Porteremo i ricordi di questi giorni di ritiro nelle nostre menti, ricorderemo le fantastiche chiacchierate tra amici, i dialoghi profondi e costruttivi consapevoli di come questi giorni abbiano contribuito alla nostra crescita. Speriamo di vivere molti momenti come questi e ringraziamo il nostro Catechista per il suo grande impegno.

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