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La scultura de "Il Caravaggio" di Giacomo Manzù all'aeroporto di Bergamo - BergamoNews
La cerimonia

La scultura de “Il Caravaggio” di Giacomo Manzù all’aeroporto di Bergamo

La scultura, è stata collocata all’ingresso della Porta 3 dell’aerostazione

Orio al Serio. All’aeroporto di Bergamo venerdì 10 dicembre si è svolta la cerimonia di svelamento della scultura raffigurante Il Caravaggio, opera del Maestro Giacomo Manzù (Bergamo1908- Ardea 1991), in occasione del suo trasferimento concesso in comodato dalla Provincia di Bergamo. La scultura, è stata collocata all’ingresso della Porta 3 dell’aerostazione.

Una opportunità resa possibile dalla visione lungimirante della Provincia di Bergamo, che ne è proprietaria e ha voluto che l’opera divenisse massimamente visibile alla platea internazionale del pubblico in transito.

Un trasloco eseguito nel 450° anniversario della nascita di Michelangelo Merisi (1571-1610), con vista sul grande appuntamento del 2023, anno del binomio Bergamo e Brescia Capitale della Cultura, e su quelli a seguire negli anni Venti che interessano il territorio della Lombardia e quello nazionale. Di più, una collocazione naturale nel luogo che porta prestigiosamente il nome de Il Caravaggio, diventato punto di connessione con centinaia di destinazioni in altri Paesi e cerniera di interculturalità.

L’effigie bronzea del Caravaggio si manifesta in tutta la sua imponenza e magnificenza, così come plasmata dalla sapiente creatività di Giacomo Manzu’. Il grande scultore bergamasco volle interpretare a suo modo le sembianze di colui il quale dal mondo intero è conosciuto come il visionario e rivoluzionario pittore della luce.
Un’opera che, sebbene realizzata lontano da Bergamo, servì a Manzù per consolidare idealmente, insieme al nucleo di altre importanti opere destinate alla Città, il rapporto con la sua terra natale, quella stessa dove trasse le proprie radici Michelangelo Merisi, orgoglio d’esser sempre riconosciuto come “da Caravaggio”, per essere così ricordato nei documenti e ammirato attraverso i suoi dipinti.

L’omaggio di Giacomo Manzu’ al conterraneo artista di fama universale ha ricongiunto l’espressione meditativa immaginata nell’uomo del ‘600 alla dimensione del ventesimo secolo, travasandone
con maestria e sensibilità inimitabili la forza ispiratrice. Merito della Provincia di Bergamo avere acquisito, tra le altre e in particolare, un’opera che ha restituito Manzu’ a Bergamo e al tempo stesso ha avuto il potere di riaffermare il profondo legame con Caravaggio.

A vent’anni dall’arrivo della scultura nei giardini del Palazzo della Provincia di Bergamo e a dieci dalla intitolazione dell’aeroporto di Orio al Serio al Caravaggio, datata marzo 2011 con la dicitura “Il Caravaggio International Airport Bergamo Orio al Serio”, la concessione in comodato a SACBO dell’opera, affinché venga ammirata da milioni di persone in transito all’ingresso dell’aerostazione, è la riprova della vocazione internazionale del territorio bergamasco e della sua gente.
La scultura del Caravaggio, segno iconico di valore universale, trascende il tempo e lo spazio conquistando la scena e con essa rilevando la ricchezza del patrimonio artistico della terra di Bergamo.
La presente pubblicazione, per la riproduzione della quale si ringraziano l’editore Lubrina e la direzione di GAMeC per l’autorizzazione alla ristampa, contribuisce a ricostruire l’appassionato rapporto, umano e artistico, di Giacomo Manzù con la sua Terra.

svelamento Manzu' aeroporto

SANGA: UN SIMBOLO DELL’ARTE ESPRESSIONE DI UNA CULTURA

L’intervento del Presidente di Sacbo, Giovanni Sanga, alla cerimonia di svelamento della scultura de Il Caravaggio.

“I simboli dell’arte sono espressione di una cultura capace di trasmetterne universalmente il significato. Lo è sicuramente, in questo senso, l’arte di un maestro della scultura qual è Giacomo Manzù, il quale ci ha regalato opere di straordinaria bellezza e maestosità. Una di queste, quella che può di ogni altra può dirsi idealmente legata all’aeroporto, è pronta a svelarsi per mostrarsi in tutta la sua magnificenza alla platea più variegata, rappresentata dalla moltitudine di passeggeri che transita ogni giorno nell’aerostazione.
Parliamo della scultura che ritrae Il Caravaggio, acquisita vent’anni or sono dalla Provincia di Bergamo, che ha accettato fosse trasferita dinanzi all’aerostazione, la porta d’ingresso per milioni di
viaggiatori. È significativo che ciò avvenga nella fase in cui sta maturando, e ci auguriamo continui a maturare, la ripresa graduale dell’abitudine a volare. Ma, in particolare, che avvenga il connubio tra la figura de Il Caravaggio e il luogo a lui intitolato.
Infatti, da marzo 2011 l’Aeroporto di Bergamo Orio al Serio ha assunto la denominazione “Il Caravaggio Bergamo Orio al Serio International Airport”, a seguito del provvedimento ratificato dall’Ente Nazionale Aviazione Civile, che ha accolto la proposta avanzata nel 2010 da SACBO in occasione del 400esimo anniversario della morte del pittore Michelangelo Merisi e recependo i pareri favorevoli espressi da Comune e Provincia di Bergamo, dai Comuni ricadenti sul sedime aeroportuale e dalla Regione Lombardia.
Questo passaggio è avvenuto quasi un decennio dopo la meritoria iniziativa della Provincia di Bergamo, che ha acquisito e donato al mondo bergamasco alcuni dei capolavori dell’illustre Giacomo Manzù, tornando legare l’artista alla sua terra d’origine. Tra queste opera figura, per l’appunto, la scultura de Il Caravaggio, la cui storia è stata ricostruita fedelmente e riportata nella riedizione della pubblicazione “Manzù Bergamo Caravaggio”, curata dal prof. Fernando Noris.
L’acquisizione della scultura avvenne all’indomani della mostra dal titolo ”Caravaggio. La luce nella pittura lombarda” ospitata nella primavera dell’anno Duemila alla Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea dell’Accademia Carrara. Un evento culturale significativo, perché – ci dicono gli studiosi dell’arte – era dal 1951 che la Lombardia non rendeva omaggio a Michelangelo Merisi da Caravaggio.
L’idea di poter trasferire la scultura de Il Caravaggio in aeroporto era stata avanzata da tempo, perché sono stati in molti a ritenere che potesse essere ammirata nel contesto che rappresenta la finestra di Bergamo sul mondo. Si è riusciti a concretizzare il proposito grazie a quanti hanno concorso al superamento di piccoli e grandi ostacoli, permettendo il compimento di un iter dovuto, che ha richiesto l’approvazione di tutti gli Enti preposti alla ratifica della pratica di comodato dalla Provincia di Bergamo a SACBO.
Un particolare ringraziamento è rivolto a Gianfranco Gafforelli, che ha condiviso la volontà di trasferire l’opera in aeroporto, e a Pasquale Gandolfi, che ha firmato l’atto deliberativo. Avremmo tutti voluto che la cerimonia di svelamento della scultura avveniss

svelamento Manzu' aeroporto


MANZU’ BERGAMO CARAVAGGIO UN DIALOGO RINNOVATO
di Fernando Noris

Quando nel 2002 la Provincia di Bergamo, presidente Valerio Bettoni, decise di dedicare a Manzù una importante mostra nel Palazzo di via Tasso, in anticipo su quella romana che si sarebbe tenuta nello stesso anno a Palazzo Venezia a Roma, sembrò che Bergamo potesse rinnovare il suo dialogo con lo scultore e, almeno per quanto riguarda Caravaggio, risarcire, ad anni di distanza le aspettative di Manzù nei confronti del suo amato pittore.
Tra le opere esposte in quella circostanza, Bergamo ebbe la sorpresa di poter ammirare il monumentale Caravaggio (bronzo del 1988, altezza cm.249, base 180 x312), che così fu presentato dal curatore Claudio Strinati, al tempo Soprintendente Speciale per il Polo Museale di Roma:
“Si tratta della prima variante del celebrato ritratto del Caravaggio, da considerare una delle più importanti opere della tarda attività di Manzù. E’, in realtà, un ritratto ideale che non fa tanto riferimento alla celebre e documentata effige di Michelangelo Merisi, per come la conosciamo da un disegno di Ottavio Leoni, e dall’autoritratto del Maestro nel David e Golia della Galleria Borghese. Si tratta, piuttosto, dell’immagine del genio e della meditazione in sé stessi, che Manzù esprime rievocando il classico modello iconografico del combattente in riposo, quasi fosse una figura dell’Antica Grecia, simbolo dell’artista che riflette sulla sua opera. Il cestino di frutta accanto, vuol ricordare l’impegno straordinario e innovativo del Caravaggio nel campo della “Natura Morta” e ricordare, soprattutto, la grande tradizione del naturalismo lombardo, nata appunto nel Seicento e rivissuta da Manzù sul cadere del Novecento, con un senso di mirabile continuità”.

La storia del Caravaggio di Manzù era esordita da un primo modellato della testa che, molte fotografie documentano in lavorazione da parte dello scultore in presenza del modello, suo ex allievo, lo scultore inglese Paul Suttman, 1960.
Ad opera conclusa, l’opera manifesta tutta la monumentalità di una figura seduta su un basamento in posizione di stasi e di quieta pensierosa, avvolta in una sorta di malinconica attesa, reggendo un panneggio con la mano sinistra. La presenza della canestra di frutta contribuisce a fornire la paternità del personaggio di questa imponente scultura, pur in assenza di connotati iconografici evidenti. Il silenzio descrittivo adottato da Manzù è forse il contributo più profondo che lo scultore poteva dedicare al pittore, che qui viene evocato intimamente silente con tutta la forza di parola della evocata rivoluzione cromatica e luministica dei suoi dipinti.

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