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Lo scrittore Marangoni: "La sindrome di Down è una brutta notizia, ma mia figlia è una bella notizia" - BergamoNews
A san pellegrino

Lo scrittore Marangoni: “La sindrome di Down è una brutta notizia, ma mia figlia è una bella notizia”

In occasione della giornata delle persone con disabilità, lo scrittore Guido Marangoni descrive il rapporto con Anna, nata con un cromosoma in più. Martedì la conferenza-spettacolo

San Pellegrino Terme. “Il vero significato dell’essere umano risiede nell’incontro tra persone. Spesso rinunciamo agli incontri per imbarazzo, quell’imbarazzo nato dal confronto con le diversità che incrociamo sul nostro cammino. Rinunciando agli incontri, dobbiamo affidarci agli stereotipi per definire le persone, alle etichette, che il più delle volte sono prive di fondamenta”.

È la storia di un incontro con la diversità, quella che lo scrittore Guido Marangoni presenta martedì 7 dicembre (ore 10) alle classi quinte dell’Istituto Superiore di San Pellegrino, al teatro dell’oratorio, in occasione della giornata internazionale delle persone con disabilità. Incontro dello scrittore con la figlia Anna, bambina nata con un cromosoma in più.

“Nel periodo di gravidanza di mia moglie, ci aspettavamo un figlio maschio, ma spesso non tutto va secondo le aspettative – spiega sorridendo Marangoni – Nonostante avessi fatto il volontario in una casa che ospita persone con disabilità, la scoperta che mia figlia fosse affetta da sindrome di Down è diventata un momento di svolta nella mia vita. Quando la disabilità si è avvicinata alla mia sfera personale, mi sono scoperto impaurito, rapito dagli eventi. Mia moglie Daniela, invece, era più interessata a sapere se il bambino fosse maschio o femmina, dedicandosi subito alla nuova vita che stava nascendo. Mia figlia Anna si mostra come sé stessa, non come la sua sindrome”.

Marangoni, “ingegnere informatico con il sogno di fare l’attore, l’onore di insegnare e la fortuna di essere scrittore” (come si definisce), attraverso una conferenza-spettacolo, racconta e condivide la propria esperienza con diversità e fragilità, che però riguardano tutti. Una narrazione di temi rilevanti, condotta però con leggerezza, in grado di far emergere contenuti importanti. “All’inizio ho fatto il grande errore di permettere alla sindrome di Down di occupare tutti i miei pensieri, confondendola con mia figlia Anna. Quando ho incontrato Anna, è cambiato tutto – spiega ancora Marangoni – . La sindrome di Down è una brutta notizia, ma mia figlia è una bella notizia, è la persona che si cela dietro la disabilità”.

guido marangoni anna down (ph Francesca Vinci)

 

Un incontro, quello con la figlia Anna, che Marangoni racconta anche attraverso la pagina Facebook ‘Le buone notizie secondo Anna’, ma anche con libri e presentazioni-spettacolo (“così ho realizzato anche il sogno di fare l’attore, al quale avevo rinunciato a causa della mia balbuzie”). “Un racconto leggero, che da un paio anni presento in giro per l’Italia, in scuole, ma anche in aziende. Racconto che nasce dal sorriso di Anna, che con i suoi occhi a mandorla mette in evidenza una diversità”.

Diversità che la piccola Anna non può nascondere, mentre ognuno di noi cerca di nascondere le proprie. “Nella scuola, come nella vita, insegnano a presentarci attraverso una prestazione, mai attraverso le nostre fragilità – spiega Marangoni – Gli incontri più importanti che abbiamo fatto nella nostra vita, però, sono quelli nati nel momento in cui ci siamo permessi di raccontare proprio le nostre fragilità”.

Fragilità che generano incontro. “L’incontro con l’altro è la caratteristica umana più evidente, ma che ormai coltiviamo poco. Dobbiamo tornare alle nostre fragilità. Nel mio spettacolo (‘Siamo fatti di-versi, perché siamo poesia’) voglio tornare a mostrare la bellezza generativa del termine ‘diversità’, ma per fare questo abbiamo bisogno di uno sguardo leggero, ma profondo allo stesso tempo, su tutto ciò che accade nella nostra vita”.

L’incontro, realizzato grazie ad un Patto di Comunità tra Parrocchia e Istituto Superiore di San Pellegrino (che riguarda un progetto più ampio di cittadinanza attiva), permetterà agli studenti di riflettere sul concetto di inclusione. “Gli incontri con i ragazzi sono sempre ricchi di stupore – spiega Marangoni – Riguardo poi all’inclusione, è difficile per loro trovarne una corretta definizione. Deve partire tutto dall’esclusione: quando gli studenti si immedesimano nell’esclusione, riescono anche a definire l’inclusione. Desidero incontrare gli studenti, perché permette di sintonizzarci sul terreno comune dell’inclusione, una tematica che riguarda tutti. Da affrontare però con leggerezza e comicità, per rendere il messaggio ancora più efficace”.

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