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L’ex Chiesa della Maddalena e il suo ospedale: un’inusuale casa di cura nel centro della città - BergamoNews
Bergamo segreta

L’ex Chiesa della Maddalena e il suo ospedale: un’inusuale casa di cura nel centro della città

La struttura, posta all'incrocio fra via Borfuro e via Sant'Alessandro, a Bergamo, ha rappresentato per secoli un punto di rifugio per poveri e malati che trovavano in quegli spazi accoglienza e conforto

Bergamo. I visi sofferenti dei due angeli sembrano raccogliere tutti i tormenti di coloro che accedono all’ex Chiesa della Maddalena.

La struttura, posta all’incrocio fra via Borfuro e via Sant’Alessandro, a Bergamo, ha infatti rappresentato per secoli un punto di rifugio per poveri e malati che trovavano in quegli spazi accoglienza e conforto.

Particolarmente voluta dalla confraternita dei Disciplini Bianchi, risalirebbe alla prima metà del XIV secolo quando l’organizzazione caritatevole avrebbe costruito con i propri fondi l’edificio sacro dove avrebbe avuto sede l’omonima “scuola”.

Ampliato e ricostruito già nei decenni successivi, il fabbricato vide la costruzione del vicino ospedale che avrebbe ospitato in particolare bisognosi di ogni genere e che sarebbe stato gestito interamente dai membri dell’ente.

Vero e proprio unicum nell’Italia Medievale, l’istituto si specializzò in particolare nella cura delle malattie mentali venendo peraltro definito a partire dal 1787 con il titolo “Pio Ospedale dei Fatui”.

L’occupazione napoleonica comportò nel 1797 la soppressione della chiesa la quale divenne prontamente militare, discorso diverso invece per la casa di cura che a inizio Ottocento passò nelle mani della Congregazione della Carità.

Ex chiesa della Maddalena

 

L’amministrazione durò tuttavia poco più di un decennio poiché nel 1812 gli ultimi pazienti vennero trasferiti nel Monastero di Astino lasciando spazio all’Orfanotrofio Maschile che rimase attivo anche dopo l’Unità d’Italia.

Divenuto alla fine dell’Ottocento proprietà dell’amministrazione comunale, l’intero complesso ha cambiato più volte destinazione d’uso, passando da caserma militare con maneggio a magazzino per carbone e legna sino a diventare una palestra per un istituto professionale.

Nonostante le ricorrenti modifiche a cui è stata sottoposta nel corso del tempo, ciò che è rimasto quasi completamente intatto è la chiesa ancora oggi decorata da un particolare portale e da affascinanti affreschi.

La facciata a capanna si caratterizza da una parte per l’arco a sesto acuto in pietra di Sarnico sostenuto da due angioletti a mensola, dall’altra per la lunetta superiore dove spunta una statua di Maria Maddalena, raffigurata con un vaso di oli in mano e affiancata da una serie di dipinti ormai poco leggibili.

A chiudere il fronte principale vi è un’ampia finestra utilizzata per far filtrare luce all’interno dello stabile, un’opera che ha portato alla riduzione a semicerchio dell’antico rosone sovrastante.

La navata sovrastata da arconi gotici e da una copertura lignea ospita invece una serie di affreschi a partire da un “Cristo benedicente con santi e disciplini” risalente alla metà del Trecento e realizzato da un maestro anonimo che si è occupato anche della “Madonna del parto e i santi Pietro, Paolo e Maria Maddalena” inseriti nella cappella di sinistra.

Del medesimo periodo sono la “Madonna in trono con Bambino, san Giovanni e santo diacono” di autore ignoto, così come è la raffigurazione quattrocentesca del “Cristo nell’avello”, posto sulla parete del presbiterio che nella parte inferiore riporta la lode recitata dalla confraternita in suffragio delle anime purganti.

Risalenti al XV secolo sono anche gli affreschi ritraenti alcuni episodi della vita di Santa Maria Maddalena e realizzati dal Maestro della Leggenda della Maddalena, oggi conservati all’Accademia Carrara e nella Sala delle Capriate a Palazzo della Ragione.

A chiudere il quadro pittorico vi sono infine i dipinti presenti nella parete che divide il presbiterio dall’aula e completati da Giovan Battista Guarinoni d’Averara che nel 1576 operò per la rappresentazione di tre scene (Resurrezione di Lazzaro, Maria penitente nel deserto e l’Assistenza di Marte agli infermi) chiamate ad omaggiare il ruolo svolto dai Disciplini.

A chiudere il complesso dell’ex Chiesa della Maddalena vi è infine il chiostro progettato da Costantino Galizzioli nel 1775 il quale decise di puntare su un modello cinquecentesco piuttosto che sul barocco in voga all’epoca.

Volendo mantenere con ogni probabilità l’aspetto originale, l’architetto orobico decise di puntare su una pianta quadrata caratterizzata al pian terreno da un ampio porticato sovrastato da un loggiato a serliana composto da pilastri quadri bugnati che reggono le arcate di misura inferiore e balaustre in pietra di Sarnico.

Una scelta che rispecchia in parte lo stile cinquecentesco, ma che al tempo stesso consentì di amalgamare al meglio la nuova sezione con quella già esistente.

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