Cinema

La recensione

“Strappare lungo i bordi”: la scomoda coscienza di Zerocalcare

Un fumettista romano la cui interiorità prende le forme di un armadillo riflette sulla sua vita e un su un amore mancato mentre con due amici si reca fuori città

Titolo originale: Strappare lungo i bordi
Creato da: Zerocalcare
Durata: 6 episodi da 20’
Genere: Serie tratta da fumetti, commedia
Doppiatori: Zerocalcare, Valerio Mastandrea, Paolo Vivio, Chiara Gioncardi, Veronica Puccio
Programmazione: Netflix
Valutazione IMDB: 8.1/10

Estate 2001, Roma: il giovane e svogliato fumettista 17enne Zero (doppiato da Zerocalcare stesso) si gode la vita e, tra un disco du Manu Chao e uno di Tiziano Ferro, inizia a fare le prime travolgenti esperienze e tra queste non può mancare l’amore. A un concerto infatti un’amica comune gli presenta Alice: il colpo di fulmine è immediato, ma il ragazzo, ancora impacciato e inesperto, per paura di fare brutte figure non le rivolge parola per l’intera serata. I due però, contro ogni pronostico, iniziano dopo poco a chattare con costanza via MSN ma Zero, tutt’altro che superficiale, inizia a riflettere sulla strana relazione venutasi a creare con Alice e su come tutto derivi da sue insicurezze profonde.

Tali digressioni personali non vengono però concepite nella forma di canonico soliloquio o di flusso di coscienza, bensì come un vero e proprio dialogo in cui il suo lato razionale viene rappresentato sotto forma di grande e saggio armadillo (doppiato da Valerio Mastandrea) che, sin dalla tenera età, lo consiglia inducendolo spesso a ponderazioni profonde su sé stesso e sul mondo che lo circonda.

Tornando al presente l’artista romano decide di intraprendere un viaggio in treno verso il Piemonte con Secco (Paolo Vivio) e Sarah (Chiara Gioncardi), due amici d’infanzia, e durante tutto il percorso avrà modo, tra un delirio e l’altro, di riflettere su vari lati del suo carattere.

Scritto, ideato e disegnato da Michele Rech, noto ai più con lo pseudonimo di Zerocalcare, “Strappare lungo i bordi” è una serie animata del 2021 prodotta e pubblicata da Netflix.

Mostrando l’inconfondibile stile artistico e contenutistico del fumettista romano, la serie sviscera con ironia e cinismo le problematiche quotidiane che molti giovani avvertono nella società odierna.

La solitudine attanagliante che sempre più persone percepiscono all’interno di un mondo freddo in cui la maggior parte del contatto avviene dietro ad uno schermo, il senso di precarietà avvertito nei confronti di un futuro grigio ed incerto, unito poi ad una disillusione pressoché totale nei confronti del prossimo saranno solo alcune delle tematiche ad ampio spettro affrontate dal fumettista che, nel modo più onesto possibile, le prende di petto con l’assoluta consapevolezza di essere uno tra tanti.

Se infatti serie come Bojack Horseman, prodotta anch’essa da Netflix, affrontano argomenti simili proponendoli però dal punto di vista di un celebre attore hollywoodiano caduto nel dimenticatoio, Zero è un ragazzo normale dell’anonima periferia romana, sarcastico, ironico e realista quanto basta da capire che l’umorismo è la chiave di volta per reggere al meglio gli urti che la vita riserva a chiunque.

Zerocalcare

 

Portando sul piccolo schermo drammi comuni che vanno dall’invio di decine di curricula per farsi assumere in posti di lavoro che in realtà non si vogliono, a tutte quelle piccole insicurezze che colgono ognuno di noi quando c’è da organizzare un viaggio, Zerocalcare restituisce allo spettatore un quadro malinconicamente grigio dai risvolti sociali e profondamente personali.

Senza lasciare spazio all’autocommiserazione il 30enne lascia però un importante pezzo della narrazione a una lucida speranza (sotto forma di armadillo dalla parlata romana e dal forte pragmatismo) che, seppur remota, non deve mancare nemmeno nelle situazioni più difficili.

Con uno stile e una delicatezza straordinari Rech riesce a passare da momenti di vita quotidiana a veri e propri deliri onirici in cui ogni suo sentimento prende allegoricamente le forme più varie e strane, vedi la madre sotto forma di Lady Cocca di Robin Hood, nascondendo così dietro a buffe immagini profonde ponderazioni di un 30enne solo, con tanta polvere sotto il tappeto.

Battuta migliore: “Me so’ interrogato e ho convenuto che è vero, che so’ io quello difettoso e che non posso trova’ fuori quello che mi manca dentro”.

 

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