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Gioco d'azzardo, il 42% dei ragazzi tra i 14 e i 19 anni inizia per curiosità - BergamoNews
L'analisi

Gioco d’azzardo, il 42% dei ragazzi tra i 14 e i 19 anni inizia per curiosità

L'analisi è stato presentata nella mattina di venerdì 19 novembre a Bergamo, al Centro Congressi Papa Giovanni XXIII nel corso dell’incontro “Gioco d’azzardo, dall’analisi dei dati alle azioni concrete per il territorio”, organizzato da Bper Banca insieme a Nomisma e l’Ats Bergamo

Bergamo. Il 42% dei ragazzi tra i 14 e i 19 anni si è avvicinato al gioco d’azzardo e, tra questi, il 9% ha sviluppato pratiche di gioco problematiche. Poco meno di un minorenne su due (38%) ha avuto almeno una occasione di gioco nel 2021. Le prime tre motivazioni che avvicinano i giovani al gioco d’azzardo sono: “Curiosità” (39%), “Divertimento” (21%), “Bisogno di vincere denaro” (18%).

Sono alcuni dati emersi venerdì mattina, 19 novembre a a Bergamo, al Centro Congressi Papa Giovanni XXIII nel corso dell’incontro “Gioco d’azzardo, dall’analisi dei dati alle azioni concrete per il territorio”, organizzato da Bper Banca insieme a Nomisma e l’Ats Bergamo. Ha presentato l’evento Eugenio Tangerini, responsabile external Relations di Bper Banca.

Dopo i saluti iniziali di Stefano Vittorio Kuhn, Chief Business Officer Lombardia di Bper Banca e Oliviero Rinaldi, Direttore della Struttura Complessa Medicina Preventiva nelle Comunità Ats Bergamo, Silvia Zucconi, Responsabile Market Intelligence di Nomisma, ha presentato i dati dell’Osservatorio Gioco 2021, commissionato da Bper Banca, con un focus sui comportamenti a rischio della Generazione Zeta (14-19 anni) e di quella Silver Age (over 65).

La fotografia dell’Osservatorio Nomisma rivela che, se il gioco è spesso un’abitudine occasionale o un divertimento, talvolta ha preoccupanti implicazioni negative sulla vita quotidiana e sulle relazioni familiari: il 48% dei giovani giocatori ha nascosto o ridimensionato le proprie abitudini di gioco ai genitori e il 9% dei ragazzi ha un approccio problematico al gioco, con comportamenti negativi che incidono sulla sfera psicofisica.

Nella Silver Age la propensione al gioco è più bassa, ma è comunque il 25% degli over 65 anni che dichiara di giocare d’azzardo, con una quota importante di chi gioca tutti i giorni (3%) o almeno una volta alla settimana (8%). Ma anche in questo target più che la frequenza va monitorato l’approccio: il 13% dei giocatori anziani tornano a giocare d’azzardo per recupere il denaro perso, il 10% si sente in colpa per il modo di giocare, il 5% pensa di avere un problema con il gioco d’azzardo. Anche in questo caso lo screening fatto tramite l’indicatore internazionale SOGS-RA evidenzia una quota ampia di anziani (12%) con approccio problematico al gioco.

“Siamo consapevoli del ruolo che le banche ricoprono nell’ambito del gioco d’azzardo, stiamo attuando azioni concrete e attivando presidi che aiutino i giocatori a evitare che momenti di svago possano sfociare in patologia – ha dichiarato Vittorio Stefano Kuhn, Chief Business Officer Lombardia di Bper Banca. Per questo abbiamo inibito al gambling l’uso delle carte di credito emesse dal Gruppo e previsto strumenti di supporto per la famiglia del giocatore patologico, come il nostro Vademecum su un uso corretto dei servizi bancari. Abbiamo inoltre commissionato la ricerca a Nomisma per avere un quadro chiaro sul quale agire, soprattutto in considerazione degli effetti della pandemia”.

Nel corso dell’evento sono intervenuti anche Giovanna Zacchi, Responsabile Esg Strategy di Bper Banca, che ha illustrato le iniziative dell’Istituto, da anni attivo verso la tematica tramite azioni di sensibilizzazione e di presidio interno sui pagamenti effettuati con le carte di credito e prepagate, e Luca Biffi, Responsabile di UOS Prevenzione delle Dipendenze, Dipartimento Igiene e Prevenzione Sanitaria Ats di Bergamo, che ha evidenziato le azioni concrete che i Servizi locali possono attuare creando alleanze con gli Istituti di Credito per collaborare nella prevenzione del fenomeno.

Durante l’evento è stato presentato anche il materiale informativo rivolto ai genitori, realizzato dagli studenti dell’Isis Zenale e Butinone di Treviglio, sul corretto utilizzo delle carte prepagate.

“I dati indicano che il fenomeno del disturbo da gioco d’azzardo è un problema che riguarda un numero importante di persone anche nella nostra provincia – commenta Massimo Giupponi, direttore generale di Ats Bergamo -. Per questo motivo Ats ha attivato, ormai da diversi anni, una significativa azione preventiva attraverso collaborazioni con le reti territoriali. Tra queste, è particolarmente importante quella con gli Istituti di Credito, che rappresentano fondamentali sensori diffusi capillarmente sul territorio e che si trovano a dover gestire clienti con il conto corrente in sofferenza a causa del gioco d’azzardo. In questo modo le banche hanno un ruolo chiave nell’intercettazione precoce e nell’accompagnamento responsabile dei clienti giocatori o dei loro familiari ai servizi offerti, contribuendo a tutelare il benessere sociale ed economico dei clienti stessi e delle loro famiglie”.

“Grazie alla realizzazione di oltre 7500 interviste l’Osservatorio Gioco 2021 mette a disposizione uno strumento informativo fondamentale per esplorare modalità di gioco e monitorarne l’approccio – dichiara Silvia Zucconi Responsabile Market Intelligence Nomisma -. Tra i fattori predittivi che influenzano la propensione al gioco dei giovani non c’è solo il profilo socio-demografico, genere, area geografica di residenza, tipo di scuola frequentata, ma anche le caratteristiche del contesto familiare e del gruppo dei pari frequentato nonché il rendimento scolastico. Sono comportamenti da monitorare con grande attenzione poiché potrebbero evolvere in forme patologiche, soprattutto in un periodo complesso come quello attuale dove il 44% dei ragazzi dichiara di aver sperimentato situazioni di ansia, tensioni, difficoltà psicologiche”.

L’ANALISI

Nel 2020 il 42% dei ragazzi tra i 14 e i 19 anni ha avuto almeno una occasione di gioco, propensione che segnala in modo inequivocabile il fascino che esercita il gioco – nonostante la pandemia abbia registrato una contrazione rispetto a quanto rilevato nel 2018 (dove la propensione era superiore di 6 punti percentuali). Si tratta comunque di dimensioni che evidenziano un’ampia diffusione del gioco d’azzardo anche tra i giovanissimi e che suggeriscono l’importanza del monitoraggio del fenomeno per impostare azioni efficaci di prevenzione e sensibilizzazione.

bper nomisma gioco d'azzardo

Non per tutti il gioco è divertimento; emerge infatti dallo studio condotto da Nomisma che il 9% dei ragazzi ha sviluppato pratiche di gioco problematiche. In questo segmento di giovani giocatori è possibile rilevare sintomi capaci di produrre effetti negativi derivanti dal gioco sia sulla sfera psico-emotiva (ansia, agitazione, perdita del controllo) sia su quella delle relazioni (familiari, amicali e scolastiche). Il giocatore problematico ha un profilo che più prevalentemente è riconducibile a questo identikit: maschio, maggiorenne, frequenta istituti tecnici o professionali, con rendimento scolastico insufficiente, residente al Sud.

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Non solo il gioco problematico è fattore di attenzione: anche l’accesso dei minori al gioco lo è; l’Osservatorio Nomisma segnala che il 38% dei minorenni ha avuto almeno una occasione di gioco negli ultimi 12 mesi.

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Molti i dati proposti dall’Osservatorio – utili a delineare i comportamenti di gioco; il 5% degli studenti delle scuole secondarie superiori è frequent player (ha giocato una volta a settimana o anche più spesso). Tuttavia, il gioco rimane per lo più un passatempo occasionale e ha un impatto limitato sulla vita quotidiana. Il 5% degli studenti gioca con cadenza mensile, un altro 32% ancora più raramente.

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Per l’88% dei giocatori la spesa media settimanale in giochi è inferiore a 5 euro. Nonostante il 45% dei giocatori abbia la percezione di avere, nel complesso, un saldo negativo (tra uscite e vincite), solamente il 28% di essi ha provato a giocare con l’obiettivo di recuperare i soldi persi (di cui il 16% con frequenza sporadica), attitudine che rappresenta uno dei principali drivers verso il gioco patologico.
A seguito della pandemia, che accelerato la propensione al digitale, si sono modificate (anche forzatamente per via delle restrizioni dello scenario Covid-19) le modalità con cui i giovanissimi si interfacciano con il gioco. Un esempio su tutti: le scommesse sportive online, praticate dal 42% dei soggetti.

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La rilevazione sulla Silver Age mostra invece alcuni tratti distintivi rispetto alle abitudini di gioco d’azzardo: innanzitutto una minore propensione (25% la quota di chi dichiara di aver avuto almeno una occasione di gioco nell’ultimo anno) e poi una prevalenza per il gioco in punti fisici (solo il 3% degli over 65 anni gioca d’azzardo on line). Nel profilo del giocatore over 65 anni emerge inoltre una differente attitudine per genere (31% la quota dei giocatori d’azzardo tra gli uomini a fronte di un 21% tra le donne) e per area geografica (dove guida la propensione al sud – 28% a fronte di quote più basse registrate nelle altre aree).
Il gioco è una abitudine consolidata: il 60% dei giocatori over 65 anni gioca infatti da oltre 10 anni; anche se la pandemia ha spinto a provare il gioco d’azzardo il 5% degli anziani. Gli anziani giocano per divertirsi/distrarsi dai problemi (35% di citazioni è collegata a tale motivazione), il 29% per curiosità/passatempo.

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Del gioco d’azzardo non si racconta tutto in famiglia: il 14% dichiara di raccontare solo informazioni parziali sulle abitudini di gioco e addirittura il 7% non racconta proprio nulla.

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Anche negli anziani vi sono giocatori d’azzardo che mostrano comportamenti che segnalano un approccio problematico al gioco – riconducibili al 12% dei giocatori. A questa quota va aggiunto un ulteriore gruppo che pur mostrando un approccio meno problematico mostra alcuni segnali sentinella di lieve rischio ad evolvere in situazioni patologiche (ulteriore 5% dei giocatori).

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