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Santuario della Madonna della Scopa: l’apparizione di Maria e l’impiccagione mancata - BergamoNews
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Santuario della Madonna della Scopa: l’apparizione di Maria e l’impiccagione mancata

Discussioni, miracoli, ma anche atti di fede e fatti prodigiosi: basterebbero queste parole per poter riassumere la storia del Santuario

Discussioni, miracoli, ma anche atti di fede e fatti prodigiosi: basterebbero queste parole per poter riassumere la storia del Santuario della Madonna della Scopa.

Posto sul confine dei territori fra Osio Sopra e Sotto, l’edificio risalirebbe al XII secolo come testimoniato da una bolla papale di Adriano IV del 1155 e da alcuni ritrovamenti archeologici i quali dimostrano la presenza di un piccolo edificio sacro dedicato alla Madonna.

Ampliato nel XV secolo e decorato da alcuni affreschi, era dotato di un porticato aperto a chiunque, venendo così sfruttato da fedeli e viandanti per proteggersi dalle intemperie.

L’assenza di una protezione frontale espose però la struttura al degrado e alla rovina di parte delle sue decorazioni, come sottolineato dall’arcivescovo San Carlo Borromeo al termine di una visita apostolica avvenuta nel 1583.

Constatando la situazione dell’opera, il cardinale impose con un decreto la chiusura della parte anteriore e la collocazione di una porta o di “rastrello” per controllare al meglio gli ingressi, un provvedimento che verrà attuato soltanto alla fine dell’Ottocento quando si iniziò a pensare alla ricostruzione della chiesa.

L’instabilità dello stabile e la necessità di ampliare gli spazi rese necessario infatti l’intervento che prese il via nel 1902 e si concluse  tre anni dopo con la cerimonia di consacrazione avvenuta l 12 agosto 1905 alla presenza del vescovo di Bergamo Giacomo Maria Radini Tedeschi.

Al progetto dell’architetto Virginio Muzio si deve quindi l’attuale aspetto del santuario che internamente presenta una serie di affreschi raffiguranti allegorie mariane, personaggi ed episodi biblici oltre a icone di santi legati al culto mariano.

Santuario Madonna della scopa

Oltre agli altari laterali dedicati a San Giuseppe (dove spunta l’originale tavola seicentesca in legno scolpito) e a Sant’Antonio, l’occhio dei visitatori punta direttamente al presbiterio dove è disposta la statua lignea della Madonna scolpita nel 1886 dallo scultore Guglielmo Carminati.

L’effige, raffigurante la Beata Vergine affiancata da un angelo dotato di una scopa di saggina, ha sostituito l’antica scultura risalente al Quattrocento e trafugata definitivamente nel 1981.

Il legame fra l’edificio sacro e la Madonna è da collocare ai secoli precedenti quando, come testimoniato dal nobile veneziano Flaminio Cornaro nel volume “Notizie storiche delle apparizioni di Maria nella città e nel dominio di Venezia”, ella apparve più volte vestita da umile serva.

Viste le pessime condizioni in cui l’antica cappella versava, la Vergine Maria sarebbe scesa sulla terra munita di scopa e avrebbe iniziato a pulire l’area così da lanciare un importante segnale ai cittadini della zona.

Un dipinto scomparso con l’antico fabbricato all’inizio del XX secolo richiamava anche un altro fatto prodigioso avvenuto probabilmente nel corso del Quattrocento e che vedeva protagonista un uomo condannato all’impiccagione.

Le uniche tracce rimaste fanno pensare che il condannato si chiamasse Ruggero e che l’esecuzione avvenne davanti a trecentoventi testimoni.

Nonostante i motivi della condanna fossero sconosciuti, essa non si tramutò in realtà perché la corda che sosteneva l’uomo si ruppe per tre volte costringendo il boia a rinunciare e consentendo al malcapitato di salvarsi da morte certa.

Al centro di un’accesa diatriba riguardante i confini territoriali che fino al 1950 lo tagliavano a metà, il santuario è contraddistinto infine dal lungo viale alberato realizzato nella prima metà del secolo scorso.

La stretta strada di campagna venne infatti ampliata negli ultimi decenni e adornata nel 1933 da don Felice Pedrinelli il quale fece installare diciotto angeli in pietra e l’arco trionfale posto alla sua estremità.

Fonti

Angelo Pesenti; Osio Sopra e la sua identità. Attraverso le immagini di ieri e di oggi; Clusone; Ferrari; 2004
Isaia Abati; Osio di Sopra e il suo santuario; Società editrice Sant’Alessandro; Bergamo; 1936

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