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“Mio figlio, 10 anni, ha appiccato l’incendio al capannone: punito, pagheremo, ma basta giudizi e insulti" - BergamoNews
Sovere

“Mio figlio, 10 anni, ha appiccato l’incendio al capannone: punito, pagheremo, ma basta giudizi e insulti”

Un capannone prende fuoco. Qualche giorno di indagine, poi si scopre che ad appiccare l'incendio sono stati due ragazzini di prima media. Dieci e undici anni. A Sovere scoppiano le polemiche e le accuse, il paese si divide.

Sovere. Un incendio. Fumo. Un capannone prende fuoco. Qualche giorno di indagine e poi si scopre che ad appiccare l’incendio sono stati due ragazzini di prima media. Dieci e undici anni. A Sovere scoppiano le polemiche e le accuse, il paese si divide.

Mattina di un mercoledì d’autunno, il sole si diverte a mischiare le carte e scalda ancora. Matilde è a casa, ultimo piano di un condominio in centro al paese, con lei il suo cagnolino Aron, i suoi ‘uomini’ invece sono al lavoro e suo figlio piccolo è a scuola, prima media.

Matilde vuole raccontare la sua versione sulla vicenda dell’incendio di un capannone a Sovere: “La voglio raccontare perché troppa gente si è permessa e si sta permettendo di giudicare e sparare cattiverie”.

Lei, 51 anni, vive a Sovere da 25, tre figli, Antonio di 30 anni che vive da un paio d’anni ad Adrara San Martino, Marco 24 anni e poi c’è il piccolo, 10 anni (farà gli 11 fra pochi giorni) che frequenta la prima media a Sovere: “Era il 6 ottobre, dovevo andare al lavoro, io lavoro per un’impresa di pulizie che opera alla Lucchini di Lovere e lavoro ogni giorno dalle 15.30 alle 20.30, prima di andare ho fatto una capatina all’oratorio, dove c’era mio figlio, l’ho salutato come faccio ogni giorno”.

E spiega: “Sono al lavoro quando vedo alcuni ragazzi, in Lucchini, volontari dei Vigili del fuoco, pronti a partire perché c’è un incendio, mi dicono che sta bruciando un capannone a Sovere. Li saluto. Poi ho saputo quale era il capannone, ma mio figlio non mi ha detto nulla… Lo vedevo un po’ strano, pochi giorni dopo ho saputo che era stato lui”.

Matilde Sovere capannone incendio

 

Al momento, racconta “sono caduta dalle nuvole, anche perché non capivo. Mi sono sentita cadere il mondo addosso, un macigno”.

Naturalmente il ragazzino “ha avuto e ha la sua punizione come è giusto che sia. E le prime notti non ha nemmeno dormito perché temeva ci arrestassero, è molto spaventato anche perché molti gli fanno battute pesanti. Sostiene di aver bruciato qualche carta con gli amici e poi probabilmente non sono più riusciti a controllare il fuoco e sono dovuti scappare altrimenti sarebbero bruciati anche loro”.

Un gruppetto di bambini ha passato l’estate giocando tra l’oratorio e l’interno di quel capannone: “Molte volte era aperto e anche quel giorno era aperto, tanto che alcuni vicini in passato avevano già segnalato la cosa. Questo non giustifica niente, anzi… Però non è vero come ho sentito dire da qualcuno che avrebbero scassinato la porta: ma cosa stiamo dicendo? I bambini andavano spesso lì, molte volte ho detto a mio figlio di non andarci perché poteva essere pericoloso”.

Matilde prende un foglio: “Qui ho scritto quello che vorrei dire alla gente del paese”.

Eccolo: “Tra le cose che ho insegnato ai miei 3 figli c’è il non giudicare mai nessuno. Le situazioni le devi vivere per capire il perché di un ‘certo’ comportamento in un ‘certo’ contesto. Non siamo la famiglia perfetta. Siamo una famiglia come tante, siamo brave persone che lavorano, credono in Dio e nel rispetto delle regole. Ai miei figli ho sempre predicato il rispetto altrui, l’onestà, la correttezza e il senso del dovere. Molte persone ci hanno giudicato con una insana e innaturale cattiveria senza sapere tutto ciò. Potevano esprimere tranquillamente la loro opinione in merito a ciò che è successo senza essere né volgari, né crudeli. Addirittura, c’è chi si è permesso di giudicare se noi pagheremo il danno fatto, certo che pagheremo, dovessimo impiegarci una vita, pertanto continueremo a camminare a testa alta, come abbiamo sempre fatto, quindi non è un loro problema. Io mi domando, parlano di educazione. Dov’è la loro?  E la loro umanità? Non giustifico minimamente mio figlio ma è possibile che nessuno però abbia pensato che due bambini potevano morire nel peggiore dei modi? Abito a Sovere da 25 anni, siamo sempre state brave persone e in molti lo sanno bene, mi aspettavo un po’ di solidarietà da questa comunità tanto buonista che invece ha fatto finta di niente e ci ha giudicati. Per fortuna conosco molte persone diverse da voi che ci hanno stretto in un abbraccio enorme e ci hanno detto ‘andrà tutto bene’! A queste persone va il mio grazie di cuore. Per il resto no comment. Fortunate loro che non hanno più niente da imparare dalla vita. E hanno allevato figli perfetti. Nonostante la perfezione non sia di questo mondo, tanto è vero che la loro educazione non prevede il rispetto per il dolore altrui. Anch’io ho espresso ciò che pensavo di loro senza però non offenderli né dando titoli”.

Sovere capannone incendio

 

Per l’incendio “ci sono stati chiesti 300.000 euro, che vanno divisi per le due famiglie: non entro nel merito della richiesta, lo farà chi di dovere, noi siamo persone oneste e quello che ci sta capitando è una cosa che ci fa stare male, ma andiamo avanti con la dignità che abbiamo sempre avuto”.

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