L'appello

Rifugiati afghani: servono case, tempo e competenze, Comune e Cesvi chiedono aiuto ai bergamaschi

Il progetto "Bergamo Casa Accogliente" è promosso da diversi enti che puntano al coinvolgimento della comunità per l'integrazione delle famiglie dei richiedenti asilo

Bergamo. “Bergamo Casa Accogliente”. Il nome del progetto promosso dal Comune di Bergamo, da Cesvi come ente capofila e dai partners come Fondazione Casa Amica, Fondazione Diakonia, Consorzio Sol.Co Città Aperta e cooperativa La Fenice Onlus, parla da sé.

Perché l’obiettivo è proprio quello di far sentire a casa i rifugiati, non solo durante la prima fase di accoglienza ma anche, e soprattutto, dopo. Quando cioè queste persone nella nostra provincia dovranno vivere, integrarsi, lavorare, stringere legami, portare i figli a scuola, imparare una lingua.

Attualmente sono 49 le persone provenienti dall’Afghanistan presenti nelle strutture residenziali (CAS – Centri di Accoglienza straordinaria) sul nostro territorio a cui la Prefettura garantisce i servizi di accoglienza previsti dalla normativa.

Complessivamente il sistema dell’accoglienza conta 34 nuclei famigliari di diversa provenienza (11 afghani, 5 tunisini e 18 di altre nazionalità, tra cui 8 dal Camerun, Costa d’Avorio, Nigeria) particolarmente numerosi: 10 di questi hanno tra i 5 e i 9 componenti e 10 hanno tra i 3 e 4 componenti, inclusi i nonni.

In totale 109 persone (50%-50% uomini e donne), dei quali 42 minori, 65 giovani-adulti e 2 over 65, distribuite su 26 strutture differenti in 19 Comuni della Provincia di Bergamo che, nell’arco di pochi mesi, vedranno esaminata la richiesta di protezione internazionale presentata. L’ottenimento del permesso di soggiorno per protezione è la premessa per costruire un percorso di integrazione attraverso la ricerca di un lavoro e di una abitazione autonoma.

Ed è proprio qui che Comune e Cesvi chiedono un aiuto ai cittadini. Ciò che serve sono case, tempo, attenzione, voglia di dare una mano nel processo di integrazione.

L’appello è rivolto a chiunque abbia a disposizione un’abitazione sfitta o non utilizzata e abbia voglia di metterla a disposizione gratuitamente delle famiglie di rifugiati. O a coloro che abbiano intenzione di contribuire con il loro tempo, il loro supporto, un aiuto con i bambini, con i compiti, una proposta per trascorrere del tempo con queste famiglie, per conoscersi, farle sentire accolte, a casa.

“Questo progetto vuole promuovere una nuova modalità di accoglienza, che parte dal basso coinvolgendo direttamente la comunità. Accogliere famiglie che raggiungono il nostro paese in condizioni di così grave difficoltà, significa necessariamente attivare un’azione di supporto capace di costruire, e ricostruire, una comunità umana e materiale intorno a loro. Questo vuol dire innanzitutto affrontare il primo bisogno concreto, offrire cioè una casa, un luogo sicuro e dignitoso dove per queste persone sia possibile compiere il primo passo verso la normalità. E poi mettere in campo le risorse capaci di generare solidarietà, vicinanza, relazione, integrazione”, spiega l’assessore ai Servizi Sociali del Comune di Bergamo Marcella Messina.

“La nostra mission è quella di essere accanto, con interventi mirati, alle persone più fragili e oggi siamo chiamati a focalizzarci su questa nuova emergenza umanitaria – dichiara Alberto Barenghi del Cesvi -. Per farlo il modello che applicheremo con Bergamo Casa Accogliente prevedrà il coinvolgimento e la sinergia di più attori coinvolti: le istituzioni, il Terzo Settore, i cittadini stessi. Solo una presa di responsabilità condivisa può rendere questo intervento efficace e con una visione di lungo periodo, vera chiave per l’integrazione”.

“Costruire relazioni che hanno la persona, la famiglia al centro, senza assumere posizioni paternalistiche, ma facendosi compagni di strada, mettendosi in ascolto di quanto le persone incontrate hanno da dire; realizzare l’accompagnamento alla realizzazione del diritto alla casa con rispetto e dedizione, per non strumentalizzare la condizione dei rifugiati per interessi propri; restituire centralità alla dignità di queste persone, visto che l’hanno persa nel proprio Paese di origine e rischia di essere ancora calpestata nel nostro Paese”, dice Massimo Monzani, Presidente Casa Amica.

“Per Caritas bergamasca l’accoglienza della vita, in ogni sua forma, rappresenta un valore fondamentale – spiega don Roberto Trussardi, Direttore Diakonia-Caritas -. Ciò che vogliamo fare è proporre una cultura dell’accoglienza, ma che sia verso tutti. Sento infatti persone che si dichiarano aperte nei confronti degli afghani, vedendo le immagini alla televisione, ma non verso le persone che arrivano in Italia sui barconi. Questa è una discriminazione”.

“La Fenice da sempre è convinta che la fragilità e la vulnerabilità sia una responsabilità di tutti, una responsabilità comunitaria. E’ un’idea che abbiamo perseguito anche nello specifico dei servizi di accoglienza rivolti a migranti, dove abbiamo cercato di promuovere legami personali, di vicinato, di comunità, di istituzionali. Non è un’operazione facile perché migranti economici e rifugiati interrogano nel profondo le nostre identità, mettono in discussione le nostre certezze e il nostro modo di vivere e interpretare la relazione d’aiuto”. Conclude Lucio Moioli, Presidente Cooperativa La Fenice Onlus.

Chiunque volesse accogliere l’appello del Comune, di Cesvi e degli altri enti, lo può fare in tre modi:

  • effettuando una donazione sul conto corrente intestato a Cesvi Fondazione Onlus, IT64Z0306911166100000011550, c/o Banca Intesa spa, via Camozzi 27 – 24121 Bergamo
  • Rendere disponibili case o appartamenti inutilizzati accedendo a questo link
  • Mettere a disposizione competenze e tempo accedendo a questo link  
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