L'intervista

Sonzogni (Aci): “Bergamo progetti infrastrutture per la mobilità altrimenti resterà isolata” video

Un dossier di Aci Bergamo interpella sindaci, presidente della Provincia e assessore regionale sui trasporti. Felice Sonzogni, architetto e già assessore provinciale, che ha guidato la commissione di Aci Bergamo spiega perché è necessario riaprire un dibattito sul futuro delle opere e delle infrastrutture per la mobilità

Bergamo. Un dossier sulle infrastrutture della mobilità provinciale per fare il punto della situazione e concretamente rendersi conto di quanto tempo, risorse e impegno siano necessari per completarle. Più che un dossier è a tutti gli effetti un appello a fare presto. E a lanciare l’allarme è l’Aci Bergamo presieduta da Valerio Bettoni. Lo studio che ha considerato situazioni e prospettive riguardanti strade, autostrade, rete ferro-tramviaria, interporto e ciclabilità è stato redatto da una Commissione Infrastrutture e mobilità dell’Automobile Club Bergamo presieduta da Felice Sonzogni, architetto e già assessore provinciale ai trasporti e alla mobilità.

Architetto Sonzogni, a chi si rivolge questo dossier?

Lo abbiamo inviato a tutti i soggetti interessati allo stato di avanzamento della realizzazione di progetti e di opere fino al 2030. I destinatari vanno dall’assessore ai Trasporti della Regione Lombardia, Claudia Terzi al presidente della Provincia, dai sindaci ai parlamentari e ai consiglieri regionali bergamaschi, dai presidenti della Comunità Montane e dei BIM, ai presidenti delle società di infrastrutture legate alla mobilità come Anas, Autostrade, Ferrovie dello Stato, Teb e Sacbo.

Perché è necessario partire da questa analisi?

Perché si parte sempre da uno stato di fatto e questo studio si focalizza su progetti proposti dal 1995 ad oggi. La prima parte del dossier fa il punto della situazione attuale e concretamente elenca le opere che vedremo completate entro il 2030 sul territorio bergamasco. Questo per avere tutti assieme un quadro molto chiaro su cui poi fare alcune riflessioni su come governare gli effetti di riorganizzazione delle infrastrutture. È un’analisi molto oggettiva che comprende delle tabelle molto semplici e chiare. Da questo studio è evidente ciò che avremo, in particolare in due schede si illustra la rete stradale e la rete ferroviaria nel 2030 per la nostra provincia.

Quanto tempo ci vuole dalla proposta di una infrastruttura alla sua realizzazione?

Ci sono dei tempi che oggi sono sicuramente da superare. Però dobbiamo dire che a parte la ricostruzione del ponte di Genova, in Italia abbiamo dei tempi di realizzazione troppo lunghi. Per capirci dalla fase del progetto con incarico ai professionisti, elaborazione dei progetti e messa a disposizione degli elaborati ci vogliono quasi due anni, poi ci sono le procedure per il recupero delle risorse necessarie, procedure di gara per l’assegnazione dei lavori, i tempi della costruzione, i collaudi e l’entrata in funzione. Mediamente siamo sui dieci anni. Oggi come oggi stiamo guardando alle opere che vedremo nel 2030 ma non stiamo lanciando lo sguardo oltre questa data.

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Perché non si va oltre quella data?

Perché la politica e le istituzioni devono prendere atto della situazione, rendersi conto delle risorse e fare delle scelte. Scelte difficili, ma che chiedono di essere prese se non si vuole che la bergamasca venga esclusa dalle rete stradali e ferroviarie e si rischia così di restare fuori dalla grande mobilità europea.

Ci può indicare le opere che vedremo realizzate da qui a cinque o dieci anni?

Sono poche le opere stradali, sicuramente avremo la conclusione annosa della variante di Zogno, avremo una progettualità che va avanti su altre opere, come la ultimazione dell’altro segmento della Villa d’Almè-Dalmine ma l’asse sulla Valle Brembana, di cui si è riparlato è un po’ ferma al palo. C’è poi la discussione sul collegamento autostradale o stradale con Treviglio e po, forse, avremo un piccolo intervento sulla ex statale 42. Il sistema stradale effettivamente poche opere. Abbiamo perso la Pedemontana nel tratto che collega Bergamo e l’altro collegamento verso Romano di Lombardia nella pianura bergamasca perché laggiù sono state fatte delle scelte di logista importante.

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