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Bergamo 900, la nostra storia: in mostra la cura del cuore di Humanitas Gavazzeni

Sabato 6 novembre nasce in Città BERGAMO 900, un nuovo museo dedicato al XX Secolo

Anche Humanitas Gavazzeni è Bergamo 900!

Da sabato 6 novembre nasce in Città BERGAMO 900, un nuovo museo dedicato al XX Secolo, un cantiere di storie che racconta il Secolo breve partendo dal territorio, allestito presso il Convento di San Francesco, in Piazza Mercato del fieno 6/a  in Città Alta.

Un museo nuovo che sperimenta l’esplorazione dal particolare al generale, alla ricerca di quelle storie del territorio, molte delle quali finora mai scritte, che si sono incontrate (o scontrate) con la Grande Storia.

Un vero e proprio mondo narrativo, costruito attorno a quattro chiavi di lettura del 900 – I fatti, I luoghi, La vita, Le voci – attingendo a tutti i media possibili: fonti audiovisive, fotografiche, documentarie, orali e materiali. Compresa la viva voce di celebri protagonisti delle grandi imprese culturali, scientifiche, economiche, sociali e sportive, che hanno visto Bergamo protagonista del Novecento nazionale e internazionale.

L’ospedale Humanitas Gavazzeni fa parte di questa storia corale grazie alla macchina per la circolazione extracorporea che è stata trasferita nel nuovo museo come rappresentante della sanità bergamasca nel Novecento. Ad accompagnarla nella sala d’esposizione, ci sarà anche la voce registrata del dottor Lucio Parenzan: un reperto in formato audio risalente al 1975.

Un oggetto del 1967 portato a Bergamo dal dottor Gaetano Azzolina che rappresenta il primato mondiale delle allora Cliniche Gavazzeni in ambito cardiochirurgico: a fine anni Sessanta è uno dei pochi centri italiani dove si svolgono tutti i tipi di interventi di cardiochirurgia su valvole, coronarie e malformazioni congenite con l’utilizzo di circolazione extracorporea e con l’uso proprio di questa apparecchiatura.

Bergamo 900 Humanitas

Il dottor Gaetano Azzolina alle Cliniche Gavazzeni, adoperando proprio questo macchinario, compie operazioni a cuore aperto e insieme all’allora direttore del laboratorio di analisi, il biologo Giovanni Battista Ferrari, approfondisce la ricerca e la sperimentazione sulla compatibilità dei tessuti fra donatore e paziente ricevente per evitare le crisi da rigetto. Il gruppo di ricerca è allora uno degli otto che al mondo che operano in quella stessa direzione e in grado di fornire antisieri, ossia anticorpi specifici diretti contro un antigene, a reparti di cardiochirurgia nazionali ed esteri impegnati nei trapianti.

Per i prossimi due anni la macchina farà parte di Bergamo 900 (ma tornerà!) e racconterà l’inizio della nostra lunga storia di cura del cuore iniziata nel 1967 e che ora continua con le evoluzioni tecnologiche, con l’avvio nel 2019 del programma di Cardiochirurgia robotica con l’equipe del dottor Alfonso Agnino, unico caso italiano.

 

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