Val di scalve

Comunità montana: si è rischiato lo Schilparexit

Eletto presidente Gabriele Bettineschi con direttivo a 3, senza Schilpario. Ed è bufera nel Comune guidato da Marco Pizio

Nuovo Presidente per la più piccola Comunità Montana della Lombardia, quella della Val di Scalve: 4 Comuni, assemblea (e chiamarla assemblea è già singolare) di 4 membri, Giunta (si chiamava Direttivo, la mania di cambiare i nomi) di 3.

Uno deve restare fuori. Eletto il sindaco di Colere Gabriele Bettineschi all’unanimità.

Quindi col voto del delegato di Vilminore Stefano Magri, che rappresenta il sindaco Pietro Orrù, ex Presidente anche della Comunità Montana, della sindaca di Azzone Mirella Cotti Cometti che sarà anche vicepresidente e anche del sindaco di Schilpario Marco Pizio.

Ma non è stata una passeggiata e anche nei mesi a venire si annuncia maretta. Infatti la designazione del sindaco di Colere a Presidente è frutto di un accordo a tre, senza che Schilpario sia stato coinvolto. Con una situazione grottesca quando Marco Pizio si è trovato di fronte alla candidatura sostenuta da tre su quattro e a quel punto ha reagito avanzando anche la sua candidatura. Ma era l’unico a votarla e quindi ha rinunciato.

Comunità montana val di Scalve

 

Al sindaco di Schilpario è stato dato un “contentino”, carica di presidente dell’assemblea e delega al turismo. Lui ha fatto buon viso a cattiva sorte dicendo che in fondo il turismo è quello che interessa a Schilpario.

Non l’hanno presa bene i suoi consiglieri quando lo stesso giorno è tornato in Consiglio comunale (c’è lista unica, frutto di una fusione a freddo tra due gruppi storicamente divisi).

Il consigliere ed ex sindaco Gianmario Bendotti ha presentato una mozione con tre alternative: 1) cambiare lo Statuto e portare a 4 il Direttivo (praticamente coincidendo con l’assemblea salvo che in assemblea ci sono i 4 sindaci e non loro delegati). 2) Mettersi in posizione di controllo. Eufemismo per non dire che Schilpario si porrebbe all’opposizione. 3) Uscire dalla Comunità Montana. Insomma uno Schilparexit.

Il sibdaco a quel punto, vedendosi sconfessato, ha minacciato di andarsene (dimettersi). Tira e molla, interruzione del Consiglio poi il compromesso. “Vediamo per qualche mese come vanno le cose, altrimenti si torna in Consiglio e si decide.

Anche perché Schilpario lamenta il fatto di essere già stato escluso dal BIM dell’Oglio bergamasco e dal Parco delle Orobie. Da qui a pensare a un ostruzionismo verso il secondo paese della valle per popolazione (dopo Vilminore) non si certo faticato.

Ma se uno deve per forza stare fuori, ed era toccato proprio a Colere starne fuori (anche perché era stato commissariato), perché Schilpario di lamenta. “Perché toccava ad Azzone che è 15 anni che sta nella stanza dei bottoni avendo avuto anche la presidenza con Pierantonio Piccini”.

Ah, la promessa della carica di presidente dell’assemblea al sindaco di Schilpario è a salve. Perché bisognerebbe modificare lo Statuto che prevede che a presiederla sia lo stesso presidente dell’ente.

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